Raccontare l’orto: porro

Il PORRO
Tutti i bravi agricoltori mangiano i porri di Quaresima, durante tutto quel periodo vuoto a primavera, quando la verdura fresca è una grande rarità. Il rustico porro sopporta bene l’inverno e continua a crescere a primavera. Gli scrittori più antichi attribuivano miracoli d’ogni genere a questo campione della famiglia delle Liliacee. Lemery, dopo avergli assegnato alcune qualità piuttosto indelicate, ci dice che “annulla le allucinazioni e previene l’ubriachezza: viene applicato esternamente contro i morsi dei serpenti, le scottature, le emorroidi… e il succo si usa per curare il ronzio nelle orecchie“. Il reverendo Hilderic Friend, nel suo Flowers and Flower Lore, spiega come fu che i gallesi adottarono questa splendida pianta come loro emblema. Cita un antico autore che afferma che nell’anno 640 i Britanni guidati da Cadwallader vinsero i Sassoni “in seguito alla giudiziosa regola adottata da San Davide per far sì che i Britanni si riconoscessero tra loro portando un porro sul cappello… mentre i Sassoni, per mancanza di un emblema che li distinguesse, spesso si confondevano, e infuriavano gli uni contro gli altri”. E un buon gallese ancora oggi, secondo quanto afferma Fluellen, “non si vergogna di portare il porro il giorno di Saint Tavy” perché è una “insegna onorevole”.
LA COLTIVAZIONE
Per coltivare buoni porri – né troppo grandi né troppo miseri – seminate in seminatoio nella prima primavera, ripicchettate in un terreno ricco nella prima estate, e poi a dimora nei giorni del solleone.
GLI USI
I Greci e i Romani conoscevano due specie di porri, il Porrum Capitatum e il Porrum Sectivum. Del primo si consumava il bulbo, ed era il più stimato, del secondo si utilizzavano le foglie ed era un alimento destinato alle classi sociali più basse. Giovenale ci parla dei porri come di una verdura degna di accompagnare la testa di montone bollita, che è come dire il massimo.
