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		<title>LE PARTI OMBRA E L’INCONTRO CON IL NOSTRO MAESTRO</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Mar 2022 10:01:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.farsiforza.org/2022/03/23/le-parti-ombra-e-lincontro-con-il-nostro-maestro/">LE PARTI OMBRA E L’INCONTRO CON IL NOSTRO MAESTRO</a> proviene da <a href="https://www.farsiforza.org">FarsiForza.org</a>.</p>
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					<h2 class="entry-title">LE PARTI OMBRA E L’INCONTRO CON IL NOSTRO MAESTRO</h2>
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				<div class="et_pb_text_inner"><h2>• Si parla molto delle cosiddette “parti ombra”. In rete si possono trovare facilmente spiegazioni di cosa siano: si tratta, a grandi linee, delle nostre parti sgradevoli, meno presentabili, che teniamo accuratamente nascoste a noi stessi e agli altri  •</h2></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Le parti ombra sono aspetti di noi che comunque esistono, indipendentemente dalla nostra volontà e dalla nostra consapevolezza.<br />Per sua natura l’ombra è nascosta. Non esattamente perché sia cattiva, ma perché noi tendiamo a separarci da essa, a negarla, in modo più o meno consapevole. E facciamo questo perché la <em>consideriamo</em> cattiva.<br />Di essa fanno parte le nostre ferite e i nostri sentimenti più difficili, compresi quelli <em>sconosciuti (quindi inconsci)</em> e meno palesemente visibili, sia agli altri che a noi stessi.</p>
<p>Le persone hanno difficoltà a rapportarsi con l’ombra per diversi motivi. Ma i più importanti sono questi:<br />1) <strong>Le persone sono abituate a vivere mentendo.</strong> Si mente agli altri e, in primo luogo, a se stessi.<br />2) <strong>L’ombra è costituita da un insieme di parti inconsce.</strong> L’inconscio molto difficilmente è contattabile dalla coscienza ordinaria.</p>
<p>Verso questi sentimenti, verso questi strati dell’essere, abbiamo molte sottili e complicate resistenze, che spesso entrano in azione facendo sì che noi <em>proiettiamo</em> sul prossimo il nostro disagio; e così compaiono in noi rabbia, invidia, odio, competizione, senso di inferiorità o di superiorità… l’elenco è lungo e, in teoria, lo conosciamo bene.<br />Questo naturalmente vale per i sentimenti più forti e più evidenti.<br />Tuttavia nell’animo umano ci sono molte altre tendenze, anche contrapposte fra loro, costruite nel tempo attraverso le reazioni ai traumi che abbiamo subito lungo la nostra storia personale, e che sono difficili da individuare. L’ostacolo più grande nello scovarle, come abbiamo detto, è che sono tendenze di origine inconscia, quindi ben radicate dentro di noi e pronte a presentarsi con le maschere più diverse. Lo stato di sofferenza sotterraneo e latente che procurano causa una grande perdita di energia e ci azzoppa sul nostro cammino verso le alte vette dello spirito.<br />La sofferenza, però, ci aiuta anche ad andare avanti, perché ci offre la possibilità di guardarci dentro in modo serio, onesto e senza accampare troppe scuse.<br />L’abilità di rapportarsi con il proprio inconscio e con la sofferenza è legata alla <em>capacità di stabilire un buon rapporto con il nostro Maestro interiore</em>, come vedremo più avanti.</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Possiamo evitare l’incontro con l’ombra per tutta la vita, ma non per sempre. Soprattutto se stiamo mirando a conseguire uno sviluppo spirituale, è impossibile non attraversare il campo delle ombre; perché è solo attraverso il passaggio solitario del “conosci te stesso” che possiamo progredire. Altra strada non esiste: ce lo dicono tutte le tradizioni iniziatiche.</p>
<p>La scoperta e la liberazione di queste ombre, cioè la conoscenza vera di noi stessi, avviene spesso attraverso i cosiddetti “<em>Insight</em>”, cioè le intuizioni improvvise. Si tratta di lampi di coscienza, stati di lucida visione che per un istante illuminano qualcosa di intimo e di importante che ci riguarda.<br />Quando arrivano gli <em>insight</em> noi li riconosciamo subito, senza esitazioni, perché si presentano con una chiarezza estrema. Sappiamo solo noi di cosa si tratta. Se dovessimo spiegarlo ad altri non ne saremmo capaci. Per un attimo vediamo le cose come stanno, senza giudizio, senza paura. E ci troviamo con stupore nell’accettazione totale di quello che è stato, di quello che siamo e di quello che c’è.</p>
<p>Ma attenzione: non si può arrivare a sciogliere dei nodi-ombra nascosti nell’inconscio solo perché abbiamo deciso che lo vogliamo. Con una volontà superficiale non è proprio possibile. D’altro canto, gli insight esistono, le rivelazioni ogni tanto accadono e sono dei momenti fondamentali della nostra vita, che ricordiamo per sempre.<br />Con le illuminazioni, succede così.<br />Come accade questo felice incontro con la luce-ombra? Come possiamo facilitarlo?</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p><strong>1) Dire sì a tutto</strong></p>
<p><strong>2) Considerare due aspetti dell’ombra: il controllo e la confusione</strong></p>
<p><strong>3) L’aiuto del Maestro</strong></p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><strong>Dire sì a tutto<br />
</strong></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Restare aperti. Per prima cosa dobbiamo prendere atto che non stiamo cercando qualcosa di preciso, di già codificato. I movimenti dell’inconscio sono diversi da persona a persona. Ognuno di noi ha la sua storia e tutti ci siamo “costruiti” reagendo alle circostanze con atti del tutto personali.<br />La “caccia” a questi aspetti richiede di pazientare in lunghi appostamenti e di resistere alla frustrazione del fallimento.<br />Soprattutto, ci vuole una grande apertura mentale ed emotiva. Bisogna imparare a stare in mezzo ad un campo aperto, ad aspettare senza paura e senza smania, con serena curiosità, quello che può arrivare. E qualcosa arriva sempre, è una garanzia. Siamo pronti ad accettarlo? L’ombra, per emergere, ci chiede sempre di essere accettata, prima di essere vista e illuminata.<br />Noi intuitivamente sappiamo che c’è, lo sappiamo bene, anche se abitualmente la nostra missione nella vita consiste nell’ignorarla. Ma quanta fatica ci costa questa repressione?<br />Iniziamo a dire “sì a tutto”, anche a ciò che potenzialmente ci spaventa e ci urta. Se lasciamo che il processo si inneschi, potremo scoprire che è il “no” al dolore che aumenta il dolore, mentre il “sì” è la chiave della più grande felicità, quella dell’abbandono e della trasmutazione.</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><strong>Due aspetti dell’ombra che forse non avete mai considerato: il controllo e la confusione<br />
</strong></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Dobbiamo partire dalla più grande certezza che abbiamo: da soli, con l’inconscio, non ce la possiamo fare. Non basta il ragionamento. Il ragionamento spesso sfinisce senza portare a nulla. Diciamo di più: la necessità di razionalizzare, di “capire” attraverso l’intelligenza corrisponde ad un <em>bisogno di controllo</em>. Ma il bisogno di controllo è anch’esso una parte ombra! Non ci avete mai pensato, vero?</p>
<p>Quando emerge un disagio che non sappiamo identificare, qualcosa che continua a girarci in testa ma a cui non sappiamo dare un nome, possiamo andare incontro alla <em>confusione</em> mentale. Però a noi non piace la confusione! Quindi cerchiamo di mettere ordine. Tuttavia anche la confusione è una parte ombra e la prova è che fatichiamo a riconoscerci confusi.<br />Molto spesso ci sforziamo di apparire razionali o ci convinciamo di esserlo, perché questo atteggiamento di copertura (che è emotivo, <em>non</em> razionale) ci impedisce di sentire lo stato di confusione che abbiamo dentro. La confusione porta dolore, un dolore non detto, non bene messo a fuoco: vale a dire, ancora una volta, ombra.<br />Sono così tanti gli aspetti inconsci dell’ombra che dobbiamo rassegnarci al fatto di non potere controllarli. In realtà, non possiamo dominarli perché sono loro a dominare noi.<br />Arrivati ad un certo punto del nostro viaggio, accorgercene è un gran sollievo. Riconoscerlo significa liberarsi da un peso. Così come ammettere, ad esempio, che la tal persona proprio non ci piace; o che di un certo argomento non stiamo capendo niente… <em>Che male c’è?</em><br />Non ci è richiesto di controllare la vita. O di capire tutto. O tutto sopportare. Non ci siamo incarnati per questo, per avere ragione o per controllarci o per sapere tutto, ma per sviluppare i nostri doni spirituali. <br />Nell’ammettere che mille cose ci sovrastano o ci sfuggono, diventiamo umili. E l’umiltà è una bellissima dote spirituale, che non mortifica mai e innalza sempre.<br />Nel cedere un po’ di “io” col suo desiderio di potenza, ci stiamo disponendo a cedere il comando al nostro Maestro.</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><strong>L’aiuto del Maestro<br />
</strong></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_9  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>Può sembrare strano, ma il potere più grande che abbiamo è quello di delegare al Maestro la nostra lotta con l’ombra, cioè affidarci a Lui, che con il nostro inconscio (e quindi con le nostre parti ombra) è bravissimo. Il Maestro vede oltre, per sua natura e sua posizione agisce sempre fuori dai nostri schemi.<br />Parliamo dunque al Maestro, affidiamogli la nostra confusione, i dubbi, i vuoti, le giornate difficili. “Fai tu ciò che è meglio per me, Maestro”, e poi ringraziamolo per il suo aiuto.<br />È come offrire a Dio le nostre sofferenze e le nostre gioie, il principio è lo stesso.</p>
<p>Il Maestro è la grande guida che abbiamo dentro di noi, la sua sapienza contiene la scintilla della sapienza divina, è il nostro canale con l’Assoluto: per questo è una guida sicura e nella sua <em>azione</em> non sbaglia mai.<br />Il Maestro non è un’idea astratta, ma una vera presenza operante. Possiede un sapere universale e antico. Tutto sa di noi e a tutto provvede. Illumina e trasmuta.<br />Quando ci affidiamo all’<em>azione</em> del Maestro, la nostra personalità viene illuminata, rinnovata e trascesa. E siccome agisce dentro di noi, la sua azione si fonde con la nostra, così che ogni nostro progresso è contemporaneamente una sua azione e un nostro traguardo. <br />Attraverso l’opera del Maestro, ciò che era in ombra viene portato alla luce, senza paura.<br />Grazie alla fiducia nel processo interiore governato dal Maestro, la nostra vita e l’intero nostro essere possono avere dei cambiamenti sorprendenti. <br />Se abbiamo il coraggio di confrontarci senza maschere con noi stessi invocando con umiltà e fiducia il suo aiuto, il Maestro ci guiderà sempre, in mille modi diversi.<br />Dobbiamo avere chiaro che non siamo noi <em>da soli</em> a realizzare il processo di integrazione dell’ombra: noi non abbiamo né le forze né la conoscenza necessaria per farlo… la nostra visione è sempre limitata. Per questo è indispensabile non avere in mente un obiettivo preciso, ma lasciare che la vita, attraverso il divino, attraverso il Maestro, agisca per noi.<br />Accompagnati dal Maestro interiore potremo sperimentare molte guarigioni; perché affrontare il processo di integrazione dell’ombra è sempre un processo alchemico di guarigione.<br />È il Maestro ad avere le chiavi dei segreti del nostro essere: dobbiamo imparare a bussare alla Sua porta, mettendo da parte tutto quello che (illusoriamente) ci sembra più concreto della Sua divina presenza. Prima faremo questa grande scoperta, prima inizierà il nostro processo di rinascita.</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><blockquote>
<p style="text-align: left;">“Le forze evolutive dell’umanità che hanno guidato l’essere umano inconsciamente in modo che potesse progredire, sono esaurite e lo saranno del tutto all’incirca verso la metà del secolo.<br />Dalle profondità dell’anima devono venir attinte nuove forze, e l’essere umano deve convincersi che nelle profondità della sua anima egli è unito con le radici della vita spirituale”.<br /><em><strong>Rudolf Steiner, La Missione di Michele</strong></em></p>
</blockquote></div>
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		<title>ALLE RADICI (ESOTERICHE) DELLA SOFFERENZA</title>
		<link>https://www.farsiforza.org/2021/10/20/alle-radici-esoteriche-della-sofferenza/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alma]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Oct 2021 09:19:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.farsiforza.org/2021/10/20/alle-radici-esoteriche-della-sofferenza/">ALLE RADICI (ESOTERICHE) DELLA SOFFERENZA</a> proviene da <a href="https://www.farsiforza.org">FarsiForza.org</a>.</p>
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					<h2 class="entry-title">ALLE RADICI (ESOTERICHE) DELLA SOFFERENZA</h2>
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				<div class="et_pb_text_inner"><h2>• Quando eri bambino, te lo ripetono spesso, vivevi in un altro modo. Eri, in un certo senso, un essere migliore. Più sereno, più puro, più allineato e collegato con la tua coscienza divina. Tutto scorreva in modo più semplice. •</h2></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Certo, non avevi le preoccupazioni degli adulti, questo è ovvio. Ma era diverso proprio il tuo modo di stare al mondo, aggraziato e curioso, aperto e lindo.<br />Bisognerebbe che tornassi in quello stato, sotto quella “vibrazione”, per poter affrontare il presente con più energia e un sano distacco dai problemi materiali: ti dicono anche questo.<br />Ma tu non sai come tornare a quel benefico stato originario.<br />Vorresti ma non puoi. Non puoi perché non riesci a liberarti dagli strati di incrostazioni che ti limitano o addirittura ti soffocano da ormai molti anni.<br />Anche se cerchi di capire, è molto difficile mettere a fuoco cosa ti sia capitato nel frattempo. Devi sapere che quel frattempo si chiama <em>adolescenza</em>.<br />Sì, l’adolescenza: è lì che si è giocata la gran parte del tuo destino di adulto; è lì che ti sono successe delle cose, dentro, che nessuno psicologo ti potrà mai spiegare.<br />La società contemporanea non è in grado di svelare i nodi occulti che si stringono dentro di noi: essenzialmente perché, nonostante tutto il sapere formale accumulato, non <strong><em>sa</em></strong>.</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_13  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>È un dato di fatto che verso i 13-14 anni tu hai iniziato a funzionare in modo diverso. Non eri più <em>uguale a prima</em>. Qualcosa dentro di te si è appesantito, si è inceppato, e ti sei trovata alle prese con un nuovo, inaspettato, complicato e spesso doloroso modo di stare al mondo.<br />Uno stravolgimento dietro l’altro, uno sforzo dietro l’altro per cercare di sopravvivere all’inquietudine… e sei cambiata. Addio infanzia, addio pace interiore, addio meraviglia, addio connessione con l’Universo.<br />Ne sono conseguiti, sul piano pratico, svariati problemi, dalle relazioni “tempestose” con i coetanei e con i genitori alle difficoltà a scuola. Ma non è l’aspetto che qui ci interessa.<br />A noi interessa il nucleo della questione, il perché. I motivi nascosti (cioè occulti) di ciò che ci accade dentro e che rimodellano le nostre vite..</p></div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
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				<div class="et_pb_text_inner"><strong>1. Cosa dunque è andato storto?</strong></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Cosa si è messo di traverso a scompigliare la buddhica serenità dell’infanzia?<br />Già quando nasciamo abbiamo dentro di noi delle memorie che restano pressoché inattive fino all’adolescenza.<br />L’inizio dell’attività ormonale, da un punto di vista sottile, è collegato all’elemento acqua.<br />Forse hai già sentito parlare altre volte della “Memoria dell’acqua”… vale per l’acqua nel bicchiere, ma vale anche per l’acqua di cui sei fatta tu. Nella pubertà qualcosa inizia a muoversi e ad emergere. Prima non c’era o era latente, adesso c’è e si manifesta.<br />Si tratta di <em>un risveglio delle memorie</em>.<br />Lo sguardo contemplativo e meravigliato dell’infante si offusca; tra te e il mondo subentrano dei nuovi filtri. Le cose ti toccano in modo diverso, la visuale si fa disturbata. Quello che prima veniva facile ora richiede fatica.<br />Le <em>memorie</em> sono soprattutto dei “carichi esistenziali” che riemergono per la prima volta durante l’adolescenza e chiedono di essere risolti. Risultano difficili da elaborare perché sono dei <em>ricordi-che-non-ricordiamo</em> di traumi passati, piccoli e grandi. Ma ancora frizzantemente attivi.<br />Queste memorie non elaborate si possono anche chiamare “blocchi”. L’energia che prima scorreva fluida, adesso incontra degli ostacoli, si ingorga; crea delle specie di tappi, cioè dei blocchi energetici. Questi blocchi si manifestano, su un piano più materiale, come problemi psicologici, anche se la loro origine non risiede solamente nella psiche comunemente intesa.</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><strong>2. Il mistero (apparente) dell’adolescenza<br />
</strong></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>La nostra antica personalità, che ereditiamo dalle precedenti incarnazioni, durante gli anni complessi dell’adolescenza si prepara a riemergere in modo prepotente. I bambini piccoli sembrano fatti di un materiale ancora da modellare (e in parte lo sono davvero), ma dentro di loro hanno già, anche se addormentati, i semi e i riverberi del nostro “carattere antico”.<br />
Per molte tradizioni, la nostra vecchia personalità si re-installa nuovamente e in modo completo intorno ai 20 anni.<br />
Tutto questo accade perché, ad ogni incarnazione, possiamo progressivamente affinarci ed elaborare i nuclei traumatici rimasti irrisolti.<br />
Di vita in vita ci portiamo dietro dei blocchi di cui ormai non sappiamo più nulla, ma che svolgono comunque una intensa attività di interferenza nelle nostre vite. Siccome questa attività sottile inizia a risvegliarsi durante “gli anni difficili”, ecco perché gli adolescenti vengono colti di sorpresa da queste ombre e faticano ad integrarle nella loro vita. Tra l’altro, a differenza degli adulti, non hanno la stabilità emotiva necessaria per mantenere un equilibrio di fronte ad ostacoli misteriosi, inaspettati e spesso sconvolgenti.<br />
Diventando adulti tendiamo ad impacchettare queste interferenze, in modo che ci diano meno fastidio e non ostacolino troppo il nostro tentativo di essere sereni. Alcuni di noi ci riescono, altri un po’ meno e sono forse i più fortunati, perché hanno la possibilità di interagire in modo dinamico con i propri stati interiori anziché seppellirli.<br />
Molte volte, ciò che sembra uno svantaggio materiale è una grande risorsa dal punto di vista spirituale, anche se di solito tendiamo a non rilevarla.</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Alla nascita non ci hanno fornito un magico libretto di istruzioni, ma sappiamo che la nostra intenzione è tutto, ha un enorme potere trasmutativo.<br />L’atteggiamento che ci serve per trovare la nostra via, cioè <em>il nostro modo</em> di sciogliere i nodi, è quello di esercitare una granitica determinazione e una osservazione spietata di noi stessi. Coltivando giorno per giorno, ora per ora, questi due elementi, tutto si può affrontare e <em>i risultati arrivano sempre</em>, indipendentemente dalle tecniche di meditazione, di preghiera o di pulizia energetica che sceglieremo di seguire (la compassione verso di sé&#8230; viene dopo! come effetto naturale del diradarsi delle ombre).</p></div>
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				<span class="et_pb_image_wrap "><img decoding="async" width="338" height="450" src="https://www.farsiforza.org/wp-content/uploads/2021/10/Adolescente-nel-folto.jpg" alt="" title="Adolescente nel folto" srcset="https://www.farsiforza.org/wp-content/uploads/2021/10/Adolescente-nel-folto.jpg 338w, https://www.farsiforza.org/wp-content/uploads/2021/10/Adolescente-nel-folto-225x300.jpg 225w" sizes="(max-width: 338px) 100vw, 338px" class="wp-image-8605" /></span>
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				<div class="et_pb_text_inner"><strong>3. L’interferenza degli antenati<br />
</strong></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_20  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>Oltre a questi problemi completamente ignorati dai genitori, le persone molto giovani si trovano ad affrontare anche un altro tipo di traumi invisibili: quelli collegati ai loro antenati. Una volta terminata l’infanzia, i traumi irrisolti degli antenati, compresi quelli dei genitori, bussano alla porta. I giovani, dunque, sentono di doversi fare carico dei guai delle generazioni precedenti. E tendono a farlo sempre, anche se in modo inconscio e non riconosciuto.</p>
<p>I motivi di questi blocchi nell’albero genealogico sono spesso <em>traumi legati all’esclusione degli antenati dal gruppo familiare</em>: allontanamenti per comportamenti inadeguati, antisociali, criminali, ma anche dovuti alla guerra o all’emigrazione o all’essere “diversi”.<br />Anche gli aborti, naturalmente, fanno parte di queste memorie traumatiche legate alla non accettazione e all’esclusione dal clan familiare.<br />L’entità, l’antenato/a escluso, bussa incessantemente ad una porta che per lui è chiusa, e non smetterà finché qualcuno non lo ascolterà.<br />Gli adolescenti si fanno inconsciamente carico di queste eredità familiari irrisolte e anche se nessuno se ne accorge (a partire da loro stessi, dato che nessuno è in grado di spiegarglielo) una grossa parte delle loro energie è impegnata nel tenere a bada questo tipo di influssi che gravano su di loro <em>come un destino</em>.<br />Ovviamente non tutte le famiglie e le stirpi hanno gli stessi vissuti, ce ne sono alcune che ne hanno di più pesanti; ma a noi serve sapere che il motivo principale per cui tanti adolescenti appaiono depressi, disinteressati agli stimoli, fiacchi e aggressivi è che in realtà stanno facendo cose molto più impegnative che stare sdraiati sul divano, come invece sembra. E magari ci serve sapere questa cosa perché possiamo rapportarla al nostro vissuto personale, riconsiderandolo attraverso una nuova chiave di lettura.</p></div>
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				<span class="et_pb_image_wrap "><img decoding="async" width="467" height="450" src="https://www.farsiforza.org/wp-content/uploads/2021/10/Albero-genealogico.jpg" alt="" title="Albero genealogico" srcset="https://www.farsiforza.org/wp-content/uploads/2021/10/Albero-genealogico.jpg 467w, https://www.farsiforza.org/wp-content/uploads/2021/10/Albero-genealogico-300x289.jpg 300w" sizes="(max-width: 467px) 100vw, 467px" class="wp-image-8606" /></span>
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				<div class="et_pb_text_inner"><strong>4. La via della guarigione spirituale<br />
</strong></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_22  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>Innanzitutto è bene ricordarci che, se siamo ancora vivi, vuol dire che in qualche modo siamo riusciti ad andare avanti, nonostante i fardelli familiari e personali che abbiamo dovuto portare, e portiamo, sulle spalle. Ma è fondamentale, per un processo di consapevolezza e di guarigione, essere al corrente della presenza di traumi irrisolti.<br />Una volta acquisite, queste informazioni lavorano nel subcosciente, anche se non ritenete o non <em>sentite</em> che abbiano un grande impatto sulla vostra vita. Quindi il consiglio è di <em>lasciare un po’ di campo aperto</em> al loro stimolo, senza opporvi ad esse con la razionalità.<br />Non è per caso che le società tradizionali prevedevano degli appositi riti di passaggio per l’ingresso nell’adolescenza.<br />Tra le altre cose, il rito in-forma, agisce direttamente sul materiale sottile, psichico, emotivo e fisico di cui siamo fatti.<br />Gli adolescenti della società occidentale sono in larga misura e da molti secoli lasciati a se stessi per quanto riguarda gli aspetti profondi della vita, anche se sembrano materialmente iper-accuditi.<br />Il rito di passaggio prevede per prima cosa la consapevolezza che qualcosa di nuovo stia per accadere nella propria vita. Qualcosa con cui bisogna necessariamente confrontarsi, ma che esiste ed è riconosciuto dalla comunità. In questo momento così difficile (e per alcuni soggetti anche pericoloso), nelle società tradizionali non si era lasciati soli con se stessi come lo si è oggi.</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_image et_pb_image_5">
				
				
				
				
				<span class="et_pb_image_wrap "><img decoding="async" width="328" height="450" src="https://www.farsiforza.org/wp-content/uploads/2021/10/La-sindrome-degli-antenati.jpg" alt="" title="La sindrome degli antenati" srcset="https://www.farsiforza.org/wp-content/uploads/2021/10/La-sindrome-degli-antenati.jpg 328w, https://www.farsiforza.org/wp-content/uploads/2021/10/La-sindrome-degli-antenati-219x300.jpg 219w" sizes="(max-width: 328px) 100vw, 328px" class="wp-image-8609" /></span>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Dunque cosa possiamo fare per noi, adesso, ora? È forse troppo tardi per rimediare?<br />Possiamo ri-focalizzarci sulla nostra difficile età di passaggio, provando a leggerla con occhi nuovi, alla luce di informazioni che possono essere approfondite ed ampliate, ad esempio attraverso la <em>psicogenealogia</em>. Sono reperibili vari testi dedicati allo studio degli antenati, uno di essi è <em>La sindrome degli antenati</em>.<br />Ormai sono molte le tecniche a disposizione per lavorare sui blocchi energetici e sulle memorie degli antenati. Il problema maggiore è trovare degli operatori capaci. Ma ognuna di noi, se cerca in modo sincero, è destinata a trovare gli strumenti e le persone più adatti a sé.<br />La cosa più importante è prendere consapevolezza di questi meccanismi ancestrali che ci governano e&#8230; ci costruiscono, in particolare quando entriamo nelle fasi più impegnative della nostra vita.<br />Orientiamo l’intento e l’attenzione e il nostro inconscio lavorerà per noi. Così come è in grado di nascondere dentro di sé le nostre più grandi difficoltà, l’inconscio è anche il mezzo più potente e diretto per facilitare i processi di guarigione. Ora che siamo diventati grandi, possiamo rapportarci a lui in modo più creativo, lasciando che nuove informazioni lo compenetrino e abbandonando l’idea che ne abbiamo come di una ingovernabile ed oscura fonte di malessere.<br />Lasciamo fare alla guida del nostro Sé spirituale! Lo spirito è molto meno noioso di noi, molto più audace: diamogli spazio nel lavoro su noi stessi, sull’inconscio ancestrale, e vedremo come saprà stupirci.<br />Coltiviamo l’attesa: le strade che potremo prendere sapranno portarci molto lontano rispetto alla vecchia idea che abbiamo di noi e del nostro passato.</p></div>
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<p>L'articolo <a href="https://www.farsiforza.org/2021/10/20/alle-radici-esoteriche-della-sofferenza/">ALLE RADICI (ESOTERICHE) DELLA SOFFERENZA</a> proviene da <a href="https://www.farsiforza.org">FarsiForza.org</a>.</p>
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		<title>I veri motivi per cui non possiamo rinunciare alla sofferenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alma]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Apr 2021 13:13:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.farsiforza.org/2021/04/28/i-veri-motivi-per-cui-non-possiamo-rinunciare-alla-sofferenza/">I veri motivi per cui non possiamo rinunciare alla sofferenza</a> proviene da <a href="https://www.farsiforza.org">FarsiForza.org</a>.</p>
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					<h2 class="entry-title">I veri motivi per cui non possiamo rinunciare alla sofferenza</h2>
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				<div class="et_pb_text_inner"><h2>• Che cosa è la sofferenza e quali sono le sue manifestazioni nell’essere umano? La sofferenza è uno “stato d’animo”, uno “stato di coscienza”, che può mettere in moto le funzioni della nostra psiche e che si manifesta sui quattro piani fondamentali della coscienza: fisico, emotivo, mentale, spirituale •</h2></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p><strong>Peter Roche de Coppens</strong> è un autore che ha esplorato in modo profondo ma pratico gli aspetti dell’essere umano legati alle difficoltà che si incontrano durante le varie tappe dello sviluppo psicologico e spirituale. Sa descriverle in modo semplice, anche se attinge i suoi contenuti dalle più antiche tradizioni religiose ed esoteriche. Le sue osservazioni sulla sofferenza offrono un aiuto importante per chi cerca una consapevolezza serena e attiva nell’affrontare i propri nodi e i propri limiti esistenziali. Vediamo cosa ci dice sull’argomento nel suo utilissimo libro <em><strong>“Lo sviluppo dell’uomo nuovo”</strong></em>.</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p><strong>La sofferenza è una forza<br /></strong></p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Che cosa è la sofferenza e quali sono le sue manifestazioni nell’essere umano? La sofferenza è uno “stato d’animo”, uno “stato di coscienza”, che può mettere in moto tutte le funzioni della nostra psiche (o una o due in particolare) e che si manifesta sui quattro piani fondamentali dell’essere e della coscienza: sul piano fisico, emotivo, mentale e spirituale. <br /><em>La sofferenza è anche una forza</em> che rende conscio l’inconscio, che per la sua intensità ed acuità ci forza a realizzare cose, che magari esistevano da tanto tempo nell’inconscio. La sofferenza ci porta ad una intensificazione della nostra coscienza e ad una focalizzazione della nostra attenzione.</p>
<p>La sofferenza, quindi, è come un “sistema di allarme” che serve per indicarci, con il suo linguaggio, che c’è un lavoro da fare, che dobbiamo “cambiare certe cose” e “fare attenzione”. In più, ci aiuta a conoscerci meglio, a scoprire i nostri limiti e capacità… e a <em>focalizzare le nostre facoltà ed energie superiori quando non esistono più soluzioni “in basso”</em> e ci sentiamo imprigionati ed apparentemente “senza speranza”. In questo modo la sofferenza ci aiuta a capire meglio le leggi della Vita e del nostro essere e a sviluppare l’empatia e la simpatia per gli altri.</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p><strong>UN BREVE “RIPASSO” SEMPRE UTILE! (di argomenti che forse già conosciamo)</strong></p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_29  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>A livello fisico, sensoriale, la sofferenza è caratterizzata da una tensione, una pressione e una disarmonia che fanno insorgere il dolore fisico. Questo è un “segnale d’allarme” che richiede che tutta la nostra attenzione sia rivolta verso la parte dolente del nostro corpo, in modo che qualche cosa sia cambiato o fatto. La sofferenza emotiva è caratterizzata da forti emozioni che, pure loro, creano una disarmonia ed una tensione nella nostra coscienza. Queste disarmonia e tensione agiscono, a loro volta, come un “segnale d’allarme” per indicarci che qualche cosa deve essere fatto a livello emotivo, che esistono problemi che richiedono la nostra attenzione a livello emotivo.</p>
<p><em>La sofferenza mentale è caratterizzata dalla confusione</em> e dalla disarmonia mentale; ci porta ad essere attirati in direzioni opposte, da scelte contraddittorie. Il che non è altro che un segnale d’allarme di qualche cosa che non funziona a livello mentale… e che richiede attenzione e trasformazione. <br />Infine, forse la più complessa da affrontare: <em><strong>la sofferenza spirituale</strong>, l’”angoscia esistenziale”, che è caratterizzata da un senso di ansietà, di malessere, da un senso di “perdita”, di “isolamento” e di “abbandono”</em>. <strong>Perdita di che cosa?</strong> Della Luce Divina e del contatto cosciente con la nostra Sorgente ed Essenza spirituale, del Sé. Questo è, chiaramente, un altro segnale d’allarme che ci avverte, con il dolore e il malessere, che dobbiamo fare, o cambiare, qualche cosa nella nostra vita e modo di essere.</p>
<p>Seguendo questo modo di pensare, possiamo concludere che la sofferenza è una disarmonia, una tensione, un malessere che, agendo sul piano fisico, emotivo, mentale e spirituale, serve da segnale d’allarme per farci uscire dalla routine e per dirci che qualche cosa deve essere fatto o cambiato. Ma cosa cambiare? Bisogna imparare la lezione dagli effetti delle cause messe in moto in un passato lontano e avere quindi l’opportunità di fare il “prossimo passo nella nostra evoluzione” sviluppando nuove potenzialità e facoltà del nostro essere, oppure mettendo fine ad un comportamento o ad abitudini che ci fanno del male perché non corrispondono più alla nostra salute, stato di coscienza o “livello vibratorio”.</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_image et_pb_image_7 et_pb_image_sticky">
				
				
				
				
				<span class="et_pb_image_wrap "><img decoding="async" width="239" height="100" src="https://www.farsiforza.org/wp-content/uploads/2021/04/glifo-in-r.jpg" alt="" title="glifo in r" class="wp-image-8564" /></span>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p><em>Da dove proviene la sofferenza e quali sono le sue cause?</em> La sofferenza ha due grandi cause o agenti: l’essere umano stesso e Dio. Per la maggioranza delle persone e per la maggior parte del tempo, la sofferenza ha causa ed origine in noi stessi. Arriva e si manifesta con quelli che chiamiamo “incidenti”, “coincidenze”, o semplicemente “sfortuna”. La causa ed origine non è altro che l’essere umano stesso con ciò che ha fatto o non fatto nel passato.</p>
<p>Tutte le tradizioni e le religioni sacre hanno sempre affermato: “Ciò che l’uomo semina, raccoglie”. La legge della giustizia, della Causa ed Effetto, o del Karma, come si chiama in Oriente, è inflessibile ed inesorabile. Oggi, la scienza moderna afferma la stessa cosa, ma con altre parole: Causa ed Effetto si susseguono come la reazione segue l’azione, in un modo irresistibile ed assoluto. Nella sofferenza e nella “prova”, gli esseri umani continuano ad affermare che queste sono un “incidente” o una “sfortuna”! Ed anche questo ha una causa ed un’origine: ancora il basso livello di coscienza dell’essere umano ed il fatto che la sua psiche, la sua coscienza sono ancora mezze addormentate.</p>
<p>Una persona può abusare di sé o degli altri in tanti modi e quindi “raccogliere le conseguenze”. Può abusare del suo corpo, delle sue emozioni, della sua mente ed anche avere impiegato male le proprie energie e facoltà spirituali… e tutto ciò porta sempre conseguenze inevitabili. Consciamente o inconsciamente, una persona può avere fatto del male ad altre persone, sfruttandole o creando animosità, che ora “regolano i conti” magari anche senza rendersene conto! In altri casi, uno può non avere colto le opportunità che gli si erano presentate. Uno può non avere sviluppato certe facoltà e capacità (come, per esempio, l’intelligenza, la prudenza, il discernimento, la volontà, l’intuizione, ecc.) ed ora trovarsi sprovvisto di queste in un mondo che ora richiede queste capacità. Questo problema è ancora più complesso a livello mentale in quanto la memoria è ancora una facoltà in embrione, poco sviluppata… e che ricopre <em>solo una vita</em> che è come “un giorno nella scuola della Vita”.</p>
<p>Se, però, la sofferenza viene da altre persone, tramite l’ignoranza, l’egoismo, l’immaturità o anche la cattiveria, la domanda diventa allora: Perché ho incontrato questa persona? Perché sono stato attratto da questa persona? Perché mi sono messo con questa persona senza riconoscere i pericoli e le implicazioni di questo coinvolgimento? Anche qui, le risposte sono molteplici. Possiamo avere “lezioni” da imparare da questo coinvolgimento che ci darà molto e ci farà maturare. Oppure questa persona esercita una certa “attrazione” solo per una certa parte del nostro essere… ma per soddisfare questa parte, ci dimentichiamo tutte le altre parti e tutti gli ammonimenti. Infine, ci possono essere altri fattori che entrano in gioco.</p></div>
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				<span class="et_pb_image_wrap "><img decoding="async" width="460" height="350" src="https://www.farsiforza.org/wp-content/uploads/2021/04/Cavaliere-Templare.jpg" alt="" title="Cavaliere Templare" srcset="https://www.farsiforza.org/wp-content/uploads/2021/04/Cavaliere-Templare.jpg 460w, https://www.farsiforza.org/wp-content/uploads/2021/04/Cavaliere-Templare-300x228.jpg 300w" sizes="(max-width: 460px) 100vw, 460px" class="wp-image-8570" /></span>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p><strong>“SIAMO DEGNI DI GRANDI AVVENTURE, DI GRANDI BATTAGLIE, DI GRANDI SOFFERENZE!” (esortazione templare)</strong></p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_32  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>Dice de Coppens che per alcuni la sofferenza può arrivare anche “dal Cielo” e non come una punizione, bensì come una possibilità in più di elaborare dei contenuti spirituali impegnativi e di procedere quindi con più velocità ed intensità sulla Via:</p>
<p>Mentre la maggior parte della sofferenza è creata dall’uomo stesso, esistono però sofferenze che non lo sono, che sono invece mandate dal Cielo! Questi casi sono abbastanza rari e riguardano generalmente persone “più evolute” a livello umano e spirituale. In tali casi, la Provvidenza Divina, tramite i Suoi molteplici “agenti” a “laboratori umani”, manda calunnie, persecuzioni e tradimenti che un individuo deve accettare e sopportare per scoprire certe cose in sé stesso, sviluppare certe facoltà ed attualizzare un certo potenziale. Lungi dall’essere un segno di “ira divina” (che esiste solo nella mente e nell’immaginazione degli uomini), queste situazioni e difficoltà sono, invece, un segno di “favore divino”: costituiscono una <em>benedizione ed un “privilegio”</em> speciale che Dio manda a coloro che sono vicini a Lui, che sono “suoi amici”… per il loro più grande bene e più rapido progresso.</p>
<p>Come testimonianza di questa verità abbiamo la dichiarazione unanime di tutti i grandi santi e saggi di tutti i tempi e dei martiri cristiani in particolare… che offrono un drammatico esempio. Tutti questi, senza eccezioni, hanno sempre considerato le difficoltà e le situazioni difficili (quindi la sofferenza) come “grazie” particolari del Cielo. Questo perché, avendo risvegliato la loro coscienza spirituale, <em>potevano capire e vivere le loro difficoltà e sofferenze in modo completamente diverso da quello di una persona che non ha ancora risvegliato la propria coscienza spirituale</em>. Anche le Sacre Scritture ci dicono, in un modo molto chiaro ed esplicito, che: “Quelli che Dio ama molto, fa molto soffrire in questo mondo”. È per questo che i veri Cavalieri di tutti i tempi (gli Ordini di Cavalleria autentici erano una “scuola spirituale ed iniziatica”, nei loro aspetti più profondi) riconoscono questa verità nel loro famoso detto “Siamo degni di grandi avventure, di grandi battaglie, di grandi sofferenze”!</p>
<p>Perché la sofferenza e le difficoltà sono una “grazia del Cielo”? Perché richiedono il massimo delle nostre capacità e risorse e quindi risvegliano ed attivano molti aspetti della nostra personalità che, altrimenti, rimarrebbero latenti e sconosciuti. Perché costituiscono la più grande “scuola” del carattere, della nobiltà e della Cavalleria Spirituale! Perché ci portano, poco a poco, a realizzare il senso spirituale del famoso detto romano: <em>Nihil Umanum Alienum a me Puto</em>; ossia, d’ora in poi, nessuna esperienza umana potrà minacciare o distruggere la mia “pace”, ciò che mi è più caro e prezioso e quindi farmi cadere nell’ansietà e nella disperazione. Questo perché ci forza a mantenere sempre un contatto cosciente con la Luce e le Energie Spirituali che, sole, possono portarci a questa realizzazione. È a questo punto, e solo a questo punto, che un essere umano diventa, veramente universale, veramente Umano e tutta la Terra e la Vita si aprono a lui!</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p><strong>COME CONSIDERARE LA SOFFERENZA IN MODO DIVERSO (E MOLTO PIÙ UTILE)</strong></p></div>
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			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_17 et_pb_equal_columns et_pb_gutters2">
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Quale è il significato e lo scopo della sofferenza umana? La sofferenza ha vari significati e scopi, ma i più importanti sono i seguenti:</p>
<p>1. Funziona come <em>segnale d’allarme</em> ai livelli fondamentali del nostro essere per attirare la nostra attenzione su certe cose e per farci cambiare attitudini e comportamenti non funzionali.<br />2. Ci risveglia dal nostro stato di torpore e di letargo per farci trovare le risposte… ai nostri problemi e ai dolori; ci fa capire perché una certa cosa ci succede, ci spinge a trovare soluzioni. Agisce quindi come forte motivazione e forza propulsiva per farci maturare e crescere. Per di più <em>ci obbliga ad adoperare tutte le nostre risorse, a sviluppare le nostre facoltà o a chiedere aiuto al Cielo</em> e quindi fare un’alternanza fra la polarità maschile e quella femminile del nostro essere.<br />3. Essa richiede il massimo, il meglio di noi stessi, e quando le nostre risorse umane sono esaurite, ci spinge a cercare e chiedere “risorse superiori”, e quindi a scoprire, attraverso la nostra esperienza, che queste risorse superiori esistono e possono aiutarci.<br />4. In conclusione, la sofferenza umana è un sistema d’allarme che ci dice che dobbiamo fare qualche cosa con urgenza cercare risposte, trovare soluzioni, impiegare tutte le nostre risorse, o chiedere aiuto al Cielo, a Dio. Essa è quindi la “via regia” per evolvere, maturare… fin quando l’Amore del Bello, del Buono e del Vero prenderà il suo posto.</p></div>
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<p>L'articolo <a href="https://www.farsiforza.org/2021/04/28/i-veri-motivi-per-cui-non-possiamo-rinunciare-alla-sofferenza/">I veri motivi per cui non possiamo rinunciare alla sofferenza</a> proviene da <a href="https://www.farsiforza.org">FarsiForza.org</a>.</p>
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		<title>Cosa diventiamo quando abbiamo paura?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pantaleone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Mar 2021 13:11:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.farsiforza.org/2021/03/10/cosa-diventiamo-quando-abbiamo-paura/">Cosa diventiamo quando abbiamo paura?</a> proviene da <a href="https://www.farsiforza.org">FarsiForza.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="et_pb_section et_pb_section_3 et_pb_with_background et_section_regular" >
				
				
				
				
				
				
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					<h2 class="entry-title">Cosa diventiamo quando abbiamo paura?</h2>
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				<div class="et_pb_text_inner"><h2>• Della paura abbiamo parlato anche in <a href="https://www.farsiforza.org/2020/12/15/le-paure-a-cui-non-puoi-rinunciare/" target="_blank" rel="noopener" title="Le paure a cui non puoi rinunciare">un altro articolo</a>, ma per arricchire ulteriormente la nostra prospettiva su questa forza antica, che molto spesso ci sovrasta, proviamo ad aggiungere qualche osservazione, stavolta partendo da una visione materiale e biologica. Poi vedremo come si può lavorarla attraverso le facoltà dello spirito •</h2></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Tutti sappiamo che l’essere umano è la forma di vita neurologicamente più complessa e strutturata del pianeta Terra (e immediati dintorni). Sappiamo anche che la sua complessità è il risultato di stratificazioni che si sono succedute lungo un percorso evolutivo di centinaia di migliaia di anni.</p>
<p>Al suo inizio, la vita era presente in organismi acquatici elementari. C’era poca biodiversità e nessuna intelligenza.<br />Col succedersi delle ere, le mutazioni negli individui hanno generato specie sempre più numerose e distanti fra loro per forma, dimensioni, capacità.<br />La comune origine degli esseri viventi, però, continua ad avere anche oggi una grande importanza e concreti effetti, perfino su di noi che ci siamo resi, in una certa misura, indipendenti dalla natura.<br />Il nostro corpo, cervello compreso, conserva parti &#8211; qualcuna atrofizzata, molte altre funzionali &#8211; che testimoniano il nostro retaggio di primati, di quadrupedi e, ancora più indietro, di anfibi (e, se vogliamo risalire all’estremo, di organismi cellulari basati su composti del carbonio).<br />Il cervello umano, in particolare, è una sorta di assemblaggio di diversi cervelli, via via più complessi ed evoluti man mano che partendo dall’encefalo e dal midollo spinale raggiungiamo la neocorteccia esterna.<br />Grossomodo, le funzioni più elementari, automatiche e “animali” sono svolte dagli strati cerebrali profondi. Viceversa, i prodotti raffinati della mente, come il pensiero complesso, l’espressione artistica e l’astrazione, si svolgono nelle zone corticali, le ultime arrivate in termini di evoluzione.</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Gli stimoli dell’ambiente vengono recepiti ed elaborati, a seconda della loro tipologia, dagli opportuni settori del sistema nervoso centrale.<br />Se stiamo guardando un quadro, magari discutendone con un amico, sarà attivata soprattutto la corteccia, con i suoi numerosi dispositivi finalizzati all’attività intellettuale e comunicativa. Ma se improvvisamente, da un angolo della sala, provenisse uno scoppio e spuntassero delle fiamme, non staremmo certo a pensare, non controlleremmo nemmeno se siamo feriti: tempo una manciata di secondi e ci ritroveremmo a correre verso l’uscita.<br />In una situazione di pericolo immediato, e quindi di paura intensa, il controllo passa dalla corteccia al più elementare e veloce mesencefalo. Si agisce “d’istinto”, l’espressione dice già tutto.<br />Quando si sta vivendo un pericolo immediato e grave, l’importante è provvedere subito. In questo caso il pensiero, la valutazione, la ponderazione, diventano una pericolosa zavorra. Il mesencefalo non pensa, bensì riceve l’allarme e attiva la fuga, in tempi rapidissimi. Qui siamo nel campo delle emozioni pure ed elementari, a cui seguono risposte automatiche.<br />All’innescarsi di una forte paura, in altre parole, rinunciamo alle funzioni intellettive superiori. Viene infatti usata l’espressione “paura irrazionale”. Ma rinunciare alle funzioni intellettive superiori significa, in buona sostanza, rinunciare a una parte importante di noi. La nostra coscienza si spegne, il nostro raziocinio si ritira. Li ricontatteremo dopo, quando saremo al sicuro, lontano dalle fiamme e dal pericolo.<br />Un tempo questo meccanismo era totalmente affidabile, si attivava alla vista di un predatore, di un rivale, di una frana; svolgeva la sua funzione finalizzata all’autoconservazione dell’individuo, infine si disinnescava.<br />Oggi il mondo è infinitamente più complesso e individuare i pericoli non è così banale. Le minacce evidenti e dirette sono relativamente poche, ma in compenso sono numerose le minacce indirette, quelle potenziali, quelle a torto o a ragione immaginate&#8230;</p></div>
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				<span class="et_pb_image_wrap "><img decoding="async" width="338" height="450" src="https://www.farsiforza.org/wp-content/uploads/2021/03/Paura.jpg" alt="" title="Paura" srcset="https://www.farsiforza.org/wp-content/uploads/2021/03/Paura.jpg 338w, https://www.farsiforza.org/wp-content/uploads/2021/03/Paura-225x300.jpg 225w" sizes="(max-width: 338px) 100vw, 338px" class="wp-image-8525" /></span>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>La realtà in cui siamo immersi è in grado di accendere una grande varietà di paure, con le quali ci misuriamo regolarmente.<br />Vale la pena di chiedersi: il nostro povero mesencefalo è ancora all’altezza delle minacce che affliggono noi esseri supercivilizzati? Esse non hanno più la forma di un grosso felino o di una tempesta di fulmini, spesso anzi ci raggiungono in forma indiretta e immateriale: notizie trasmesse attraverso uno schermo. È ancora una buona scelta quella di “spegnere il cervello” quando qualcosa ci incute paura?<br />Stiamo vivendo un momento storico in cui la paura lancia il suo stordente richiamo quotidianamente, senza dare tregua. Non si tratta più di essere invasi dai pochi secondi di panico necessari a fuggire su un albero. Rinunciare ad essere pienamente se stessi con continuità, per così lungo tempo, può davvero essere meno pericoloso di una qualunque minaccia?</p>
<p>Combattere la paura è sempre stata considerata una virtù, e non solo per motivi utilitaristici. Certo, spesso il raziocinio ha consentito di adottare misure migliori di una rozza reazione istintiva, ma l’importanza di non perderci, di rimanere presenti e pienamente noi stessi non è secondaria, poiché questa è anche la condizione che ci assicura il confortevole contatto con il meglio di noi stessi, con la sfera spirituale, con l’”altra parte”, superiore alla materia e all’emotività.<br />Quando perdiamo noi stessi non siamo più in grado di vedere neppure ciò che ci spaventa, venendo definitivamente invasi dalla pura sensazione.<br />È facile capire che in una simile condizione di totale chiusura non saremo in grado di ricevere alcun aiuto.</p></div>
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				<span class="et_pb_image_wrap "><img decoding="async" width="674" height="450" src="https://www.farsiforza.org/wp-content/uploads/2021/03/Mani.jpg" alt="" title="Mani" srcset="https://www.farsiforza.org/wp-content/uploads/2021/03/Mani.jpg 674w, https://www.farsiforza.org/wp-content/uploads/2021/03/Mani-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 674px) 100vw, 674px" class="wp-image-8526" /></span>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Ma è possibile evitare questo offuscamento, questa regressione, quando un evento, una notizia, una oppressione dell’essere, un fiotto di oscurità interiore, stanno per accentrare in maniera “tossica” la nostra attenzione?<br />Sì, è possibile. Ci sono diversi modi per farlo. Tutti questi modi consistono nel modificare i nostri automatismi, nel governarli e riadattarli. Nell’inibire l’influenza del primitivo mesencefalo e rimanere pienamente in noi.<br />Non occorre sapere di neurologia o di fisiologia per controllare la paura, è molto più importante, anzi, essenziale, conoscere se stessi, e successivamente esercitare la propria volontà. Questo è ciò che fanno e hanno fatto innumerevoli esseri umani fin dai tempi più antichi, siano essi meditatori, praticanti di arti marziali, credenti raccolti in preghiera, e molti altri.<br />Dato che abbiamo degli esempi cui attingere, possiamo verificare che quanto abbiamo detto fin qui non è solo teoria e “laboratorio”.<br />Osserviamo come esempio il sincero credente. Non occorre si tratti di una figura sacerdotale o addirittura un santo o un martire (ma se si preferisce si può anche guardare a questi soggetti dalla vita più estrema). Cosa hanno tutti loro in comune? La pratica costante del raccoglimento e della preghiera. La preghiera, esercitata come normale attività quotidiana, finisce per diventare un vero e proprio addestramento. <br />Chi ricorre alla preghiera ne riceve conforto, sollievo, coraggio. Questo perché la preghiera è il rito che mettiamo in atto per rinnovare, ricordare, mantenere continuamente il contatto tra il terreno e l’oltre.<br />Se ricorriamo alla preghiera con costanza, dedicandole un posto fisso nelle nostre abitudini, sarà molto più immediato e spontaneo appoggiarci alla preghiera nei momenti di forte crisi. Ecco il passaggio cruciale: creare un nuovo automatismo, pazientemente costruito in noi giorno per giorno, grazie al quale conserviamo le nostre facoltà superiori, neutralizziamo l’istinto “animale”… in pratica, scavalchiamo il mesencefalo. <br />Come ci spiegano molte mistiche e molti mistici, “se l’anima è unita a Dio, tutte le azioni sono preghiera”. Per questo la preghiera può diventare un automatismo consapevole attraverso il quale possiamo mantenere non solo uno stato di presenza, ma anche la connessione con la parte più elevata, la parte sottile di noi.<br />La raffigurazione tipica del martire prossimo al supplizio, o che lo sta subendo, è in posa di preghiera, con le mani giunte e lo sguardo al cielo. È con questa attitudine maturata e consapevole che il martire vince la paura per ciò che di orribile gli sta per succedere.<br />Vincere la paura, è bene precisarlo, non significa farla sparire, smettere di provarla. Non avere paura è indice di un dissesto mentale, non di coraggio. Vincere la paura significa permetterle di svolgere la sua sana funzione di allarme, ma senza che dilaghi compromettendo la nostra salute mentale quotidiana.</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_image et_pb_image_13">
				
				
				
				
				<span class="et_pb_image_wrap "><img decoding="async" width="406" height="450" src="https://www.farsiforza.org/wp-content/uploads/2021/03/Santo-Stefano-martire.jpg" alt="" title="Santo Stefano martire" srcset="https://www.farsiforza.org/wp-content/uploads/2021/03/Santo-Stefano-martire.jpg 406w, https://www.farsiforza.org/wp-content/uploads/2021/03/Santo-Stefano-martire-271x300.jpg 271w" sizes="(max-width: 406px) 100vw, 406px" class="wp-image-8529" /></span>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_40  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>Parlando della preghiera, Van Houtryve ci ha lasciato un’osservazione profonda, che può essere un’utile guida per chi cerca un modo di avvicinarsi alla sua pratica:</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_41  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><blockquote>
<p>“Per mantenere e fortificare l’equilibrio e la stabilità, bisogna che la vita interiore domini l’azione esteriore, che se ne impossessi e la animi.<br />Le vere ricchezze sono interiori e l’attività più intensa dell’anima nasce dal raccoglimento. Bisogna stabilirsi nella luce e nell’amore per essere forti e non perire”</p>
</blockquote></div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_23">
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		<title>E TU CHI PREGHI?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pantaleone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Feb 2021 16:16:45 +0000</pubDate>
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					<h2 class="entry-title">E TU CHI PREGHI?</h2>
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				<div class="et_pb_text_inner"><h2>• Quella della spiritualità è una dimensione &#8211; e un bisogno &#8211; che gli esseri umani avvertono dagli albori della Storia e in ogni angolo del mondo. Tuttavia, pur essendo una tensione universale, la spiritualità viene percepita, coltivata ed espressa in tanti modi diversi. •</h2></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Ci sono parole-chiave diffuse in ogni lingua e in ogni cultura, come “preghiera”, “rito”, “meditazione” e così via, che corrispondono ad altrettante pratiche che tutti gli esseri umani conoscono. Ma queste pratiche, descritte da identiche parole, nel loro svolgimento sono molto diverse da luogo a luogo, da epoca a epoca.<br />Sappiamo, come principio, che ogni espressione della spiritualità è degna di rispetto. Però può sorgere una domanda: qual è il modo più <em>giusto</em> per manifestare, esplorare, accogliere la dimensione della spiritualità? <br />Per esempio, in alcune religioni si prega sgranando una collana, dall’altra parte del pianeta si mettono in rotazione dei rulli sacri, oppure si fa risuonare una campana di bronzo. Si recita, si canta, si danza, si sta in silenzio, si intonano delle sillabe particolari. Si accendono lumi, o incensi, o si bruciano dei foglietti&#8230;<br />Come mai, se lo scopo è lo stesso e universale, ci sono tutti questi modi, modi che neanche si somigliano fra loro, per raggiungerlo? E soprattutto, quale di questi modi è quello, diciamo così, <em>originale</em>, il più potente?<br />Per cercare una risposta, proviamo spostarci su un piano che in apparenza non c’entra nulla: quello del nostro cervello e del nostro sistema neurologico.</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Una delle preziose caratteristiche del cervello è la plasticità. Questo organo è in grado di modificare se stesso in base alle esigenze dettate dall’ambiente e dagli obiettivi che l’individuo si pone.<br />Il cervello si adatta, modificandosi fisicamente, attivando e disattivando connessioni elettriche e chimiche tra le sue parti, per parlare una specifica lingua, per muoversi in un territorio con certe caratteristiche, per rispondere agli stati emotivi e ai segnali provenienti dai sensi, e così via.<br />L’essere umano, già dai primi istanti della sua esistenza, eredita la cultura che lo circonda e con essa le istruzioni per interagire con l’ambiente e con la società a cui appartiene.<br />Il cervello nato nella foresta subtropicale è fisicamente diverso da quello nato tra i ghiacci perenni o nel deserto. Il cervello nato nel Salento è diverso da quello nato a Milano. Ognuno di essi è fatto su misura per rispondere a uno specifico ambiente. Il che significa che in quell’ambiente si troverà meglio che negli altri.<br />Se ci pensiamo: perché la prima lingua che si impara è detta “lingua madre”? Perché, trasferendoci in terre lontane, proviamo nostalgia per i luoghi dove siamo nati, perfino quelli generalmente descritti come duri e inospitali? Perché i piatti della nostra infanzia ci sembrano il cibo più buono del mondo? Perché il metropolitano convinto non riesce a dormire nel silenzio della campagna?<br />Queste sono manifestazioni di come ciascuno di noi è, nel profondo, modellato sulle sue origini, sulla sua identità geografica, sociale, culturale e spirituale. Ciò che ci dà maggiore appagamento, ciò che ci riesce meglio, ciò che funziona meglio per noi, è ciò di cui conserviamo una primitiva impronta.<br />Ecco allora che stiamo per trovare una importante congiunzione tra universale (cioè quello che vale per tutti) e particolare (cioè quello che vale per i singoli).</p></div>
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				<span class="et_pb_image_wrap "><img decoding="async" width="714" height="450" src="https://www.farsiforza.org/wp-content/uploads/2021/02/Rulli-di-preghiera.jpg" alt="" title="Rulli di preghiera" srcset="https://www.farsiforza.org/wp-content/uploads/2021/02/Rulli-di-preghiera.jpg 714w, https://www.farsiforza.org/wp-content/uploads/2021/02/Rulli-di-preghiera-300x189.jpg 300w" sizes="(max-width: 714px) 100vw, 714px" class="wp-image-8505" /></span>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Siamo tutti perfettamente in grado di riconoscere negli altri la nostra stessa natura di esseri umani, di creature viventi capaci di emozioni, di pensiero, di sentimenti, di percepire la dimensione soprannaturale come presenza e come bisogno.<br /> È anche vero che molto ci distanzia. Per generazioni abbiamo abitato in terre fredde o calde, verdeggianti o brulle, piane o scoscese. In spazi aperti, in isole. In piccoli centri, in labirintiche città. Non c’è solo questo ad influenzarci, ma già questo basta a modificare l’immaginario, le trame dei sogni, il tipo di pericoli che si corrono, i ritmi del quotidiano, la centralità delle stagioni, la storia, le memorie. E tutto questo modifica profondamente il modo in cui ci rapportiamo con il mondo immateriale, in cui immaginiamo l’invisibile o concepiamo l’idea di paradiso e di inferno. Cambiano le manifestazioni delle malattie, delle influenze negative, quindi le medicine e le pratiche dei guaritori, cambia il loro modo di richiamare e trasmettere le energie benefiche.<br /> Insomma, la nostra complessità di esseri viventi, estesa nel mondo fisico e in quello eterico, ha generato e sviluppato le varianti nei corpi, nei linguaggi, nei gesti, nei riti, nelle visioni.<br /> Non esiste una “classifica”, non esiste una tradizione più efficace o più autorevole di altre. La riprova ce l’abbiamo quando, attraverso le pratiche (ciascuno le sue) risaliamo al <em>Principio</em>, scoprendo che si tratta del medesimo per tutti. Esperienze extracorporee, stati meditativi profondi, estasi, ma anche il meno spettacolare (ugualmente prezioso, però!) conforto che deriva dalla semplice preghiera.</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Allora, potremmo dirci, una pratica spirituale vale l’altra? I culti sono intercambiabili? Hanno su di noi lo stesso impatto? Per un occidentale recitare un mantra o una preghiera all’Angelo custode ha lo stesso effetto?<br />No. In realtà non è così, e non è così perché <em>noi</em> non siamo intercambiabili.<br />Che lo vogliamo o no, che lo riconosciamo o no, portiamo dentro di noi l’impronta del nostro territorio, dei nostri avi, delle nostre tradizioni, delle nostre divinità. Siamo fatti a loro immagine, ne abbiamo un’ancestrale conoscenza, siamo <em>adatti</em> ad essi, ed essi a noi.</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Un rosario non è così diverso da un mantra, una veglia funebre resta tale sia che che venga servito del cibo o no. Si tratta di traduzioni, di linguaggi, di varianti delle medesime pratiche per le medesime finalità.<br /> Ma resta il fatto che il linguaggio simbolico che comprendiamo meglio e in cui meglio ci esprimiamo è il nostro, quello plasmato dai nostri antenati e nel quale siamo nati e cresciuti.<br /> In una parola, abbiamo delle predisposizioni.<br /> Queste predisposizioni ci impediscono forse di abbracciare altre religioni, di praticare lo yoga, di rendere omaggio agli Spiriti della Natura, di recitare proficuamente il <em>nam myoho renge kyo</em>? Certo che no; dobbiamo però esercitare uno sforzo in più, come per captare le note da una stazione radio fuori sintonia. Uno straniero resta tale anche nel Paese più accogliente.<br /> Un vantaggio che indubbiamente possiedono le forme della spiritualità che provengono da lontano è l’aura di ideale purezza, di sincerità incontaminata, di cui sembrano ammantate. Inoltre, gli individui che le adottano compiono necessariamente una scelta fuori dagli schemi e possono apparire più motivati e consapevoli della maggioranza che si attiene alla propria naturale eredità.</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Il fatto è che molto spesso ignoriamo l’aspetto più profondo e nascosto della religione a cui, per cultura, apparteniamo. Questo dipende sia da noi che da come il sapere spirituale ci viene trasmesso. Tendiamo ad assuefarci a restare in superficie, e la superficie molto spesso ci viene a noia, come è giusto che sia quando in realtà siamo in cerca di aspetti più profondi.<br />La forza del cristianesimo è spesso offuscata dalla ripetitività con cui ci approcciamo ai rituali cattolici. E questo vale sia per i credenti che per i sacerdoti.</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Quando vediamo che ciò che dovrebbe essere spirituale in realtà è solo apparenza, adesione alle convenzioni, ipocrisia perfino; quando una figura sacerdotale, di insegnamento e di guarigione spirituale si dimostra macchinalmente ripetitiva nell’esercizio delle sue funzioni, incapace di ascolto, o ci mette addirittura a disagio, noi dobbiamo tenere presente che sono solo i limiti umani che stiamo osservando e subendo. Possiamo anche stare certi che tali limiti sono diffusi quanto l’umanità, nello spazio e nel tempo.<br />Nelle memorie dei nobili imperiali cinesi leggiamo che i monaci buddisti, durante le veglie funebri di importanti cortigiani, sovente anziché recitare i sutra si appisolavano. Nessuno però si sognerebbe di dichiarare non validi la figura e i principi del Budda a causa dell’incuria di alcuni monaci.</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Stabilire e mantenere un contatto con la nostra fede richiede volontà, energie, impegno, a prescindere dai gesti e dalle pratiche. Non sempre siamo in piena forma, a volte veniamo meno ai nostri intenti, e così accade anche agli altri, perfino ai “professionisti”.<br />Possiamo essere scoraggiati, in crisi, avere l’impressione di non trovare nelle immediate vicinanze ciò di cui abbiamo bisogno dal punto di vista spirituale.<br />In realtà uno dei percorsi più affascinanti e, come si dice oggi, “potenti”, consiste nello scavare in quello che già abbiamo e con cui abbiamo un rapporto molto più intenso e più forte di quello che immaginiamo. Questo non vuol dire che bisogna diventare degli integralisti cattolici, ma che se siamo nati in Occidente siamo, ad esempio, molto più avvantaggiati nella ricerca dell’entità cristica di chi è nato in Tanzania. Guardando al Maestro come se fosse la prima volta, potremmo scoprire all’improvviso una sorgente di Amore e di Sapienza che ci era rimasta nascosta per tanti anni, mentre cercavamo in mille modi di riattivare la nostra energia o di aprire il nostro cuore o la nostra coscienza superiore.<br />A volte il divino è scherzoso, in un certo qual modo, e ci impedisce di vedere quello che abbiamo sotto gli occhi. A volte la nostra irrequietezza ci trascina altrove, sempre da un’altra parte, proprio mentre non parliamo d’altro che di “cercare le radici”.<br />Vale la pena di fermarci per un istante e onorare le nostre origini sacre, i luoghi che ci appartengono e la tradizione in cui siamo nati.<br />Il Sacro, nelle nostre vite, ha iniziato a manifestarsi proprio in quel punto che tendiamo così facilmente a trascurare, quello della nostra nascita. Lo diamo per scontato, lo riteniamo di scarso interesse, ma abbiamo con esso un legame di reciproca appartenenza.<br />Una forza antica, fatta di rituali, di preghiere, di uomini e donne, di santi e di dei ci lega a sé; e ancora ci richiama con un canto che proprio noi, più di chiunque altro, abbiamo la potenzialità di intercettare e comprendere. Le vibrazioni di questo canto ci attraversano continuamente, siamo immersi in esse. <br />Chi si vuole mettere in ascolto?</p></div>
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		<title>MA DAVVERO BISOGNA ACCETTARE TUTTO PER ESSERE “SPIRITUALI”?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alma]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jan 2021 14:02:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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					<h2 class="entry-title">MA DAVVERO BISOGNA ACCETTARE TUTTO PER ESSERE “SPIRITUALI”?</h2>
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				<div class="et_pb_text_inner"><h2>• Questa è proprio una delle domande su cui non si finisce mai di dibattere. Una domanda che ne genera altre, come ad esempio: <em>è giusto esercitare l’accettazione davanti ad un torto o ad una ingiustizia grave?</em> •</h2></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Ci arrovelliamo ma, o non sappiamo cosa risponderci, o ci aggrappiamo a delle risposte che per un po’ sembrano essere giuste, ma a lungo andare si rivelano per quello che sono: limitate, <em>non definitive</em>, destinate a cambiare.</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p><strong>Provate la terapia Zen<br /> </strong></p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Nei testi delle religioni tradizionali orientali, spesso si incontrano delle specie di rompicapo, dei quesiti che apparentemente non hanno via di uscita, anche perché sono concepiti con il consapevole intento di risultare paradossali. Così capita con le piccole storie dello Zen (piccole solo perché brevi, ma in verità sono molto potenti). <br />Pensiamo ad esempio al famoso “indovinello” sul “suono di una sola mano”:<br />[&#8230;]<em>«Tu puoi sentire il suono di due mani quando battono l’una contro l’altra» disse Mokurai. «Ora mostrami il suono di una sola mano».</em> […]<br />È ovvio che la risposta non potrà che appartenere ad una logica diversa da quella ordinaria. Tutti riusciamo ad intuire che la soluzione non consiste nello scoprire il meccanismo fisico in base al quale riusciremo <em>davvero</em> a sentire il suono di una sola mano!</p></div>
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				<span class="et_pb_image_wrap "><img decoding="async" width="240" height="400" src="https://www.farsiforza.org/wp-content/uploads/2021/01/101-storie-Zen.jpg" alt="" title="101 storie Zen" srcset="https://www.farsiforza.org/wp-content/uploads/2021/01/101-storie-Zen.jpg 240w, https://www.farsiforza.org/wp-content/uploads/2021/01/101-storie-Zen-180x300.jpg 180w" sizes="(max-width: 240px) 100vw, 240px" class="wp-image-8473" /></span>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Ci sembra chiaro, quando leggiamo i koan dello Zen, che per giocare con delle domande apparentemente insensate, dobbiamo rivolgerci al lato spirituale, non a quello “razionale”.<br />I quesiti Zen sono domande aperte, non prevedono la ricerca di una ovvia soluzione, ma anzi invitano il pensiero ad uscire da ogni gabbia. È come se ci suggerissero: “Ecco, ti metto davanti questo piccolo regalo assurdo, prova a vedere se riesci a farci qualcosa. Certo, non sperare di cavartela a buon mercato, usando la razionalità! Cerca di restare in compagnia del dilemma affinché l’attesa ti porti a qualcosa… che scoprirai per vie tue. E poi ci dirai, facci sapere.”</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Probabilmente un Maestro orientale non si esprimerebbe mai nei termini a cui noi occidentali moderni siamo ormai abituati. Non ci porrebbe mai questioni del tipo: se Dio è infinitamente buono, perché permette che nel mondo ci sia la crudeltà? Oppure: se è vero che bisogna accettare tutto, devi o non devi intervenire di fronte a un’ingiustizia?<br />Ma in fondo il meccanismo è lo stesso, abbiamo ugualmente a che fare, sia noi che loro, con domande paradossali.</p></div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_33 et_pb_section_parallax">
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Riguardo certi quesiti, possiamo smettere di cercare la Risposta Giusta e definitiva&#8230; perché non c’è!<br /> Possiamo però usare il piccolo cortocircuito che ci creano dentro per comprendere che non saranno né la logica né la morale comune a tirarcene fuori.<br /> Davanti ad un indovinello Zen possiamo permetterci di lasciare che i ragionamenti si spezzino, dimostrando la loro inutilità, e lascino spazio ad altro.</p>
<p>Tutte le domande di ordine spirituale funzionano così.<br /> Anche quelle da cui siamo partiti, che riguardano l’accettazione. Nessuno di noi è in grado di stabilire cosa sia giusto o sbagliato, o <em>cosa sia meglio fare</em> in termini assoluti. Non siamo Dio.</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_59  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p><strong>7 buoni motivi per continuare ad arrovellarci!<br /> </strong></p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_60  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>Ma allora, ha senso continuare a soffermarsi su quesiti che riguardano temi quali giusto, sbagliato, accettazione?<br /> Sì, ne ha, indubbiamente. Perché questi quesiti stimolano e addestrano in noi alcune abilità molto interessanti, e cioè:</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_61  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>1) Pensare non soltanto in termini utilitaristici.<br /> 2) Andare oltre i rapporti di causa ed effetto.<br /> 3) Elevarci, perché si tratta di questioni Alte, anche se può sembrare che in loro compagnia non andiamo da nessuna parte.<br /> 4) Sgretolare qualche limitante certezza, rendendoci così persone migliori.<br /> 5) Essere più aperti verso la vita.<br /> 6) Sentirci meno sicuri, meno importanti, quando ci troviamo davanti a questioni più grandi di noi.<br /> 7) Avere, ogni tanto, un atteggiamento più benevolo verso gli altri: che cosa ne sappiamo noi di cosa sia meglio per loro? Inoltre, fermarsi a riflettere di fronte a questa domanda non corrisponde forse una delle tante forme dell’accettazione e dell’amore?<br /> Più benevoli verso il prossimo, più benevoli verso noi stessi.</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_62  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>&nbsp;</p>
<p>Non ce ne siamo accorti, ma nel frattempo, per qualche misteriosa e tortuosa via, il nostro brancolare nel buio ci ha portati da qualche parte che non ci aspettavamo.<br /> La vita spirituale è fatta così; a volte basta essersi appena rassegnati al fatto di non capirci un bel niente… per conquistare un nuovo spazio di coscienza. Ci ritroviamo più morbidi, più umili, più comprensivi. E siccome da noi proprio non ce lo aspettavamo, è un dono ancora più bello!</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_image et_pb_image_18">
				
				
				
				
				<span class="et_pb_image_wrap "><img decoding="async" width="302" height="450" src="https://www.farsiforza.org/wp-content/uploads/2021/01/Passaggi.jpg" alt="" title="Passaggi speculare" srcset="https://www.farsiforza.org/wp-content/uploads/2021/01/Passaggi.jpg 302w, https://www.farsiforza.org/wp-content/uploads/2021/01/Passaggi-201x300.jpg 201w" sizes="(max-width: 302px) 100vw, 302px" class="wp-image-8485" /></span>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Soffermiamoci sui dilemmi che forzano i nostri limiti, che ci portano scompiglio e che sembrano senza soluzione, perché hanno in sé una potenza grandiosa. Non rifiutiamoli solo perché ci inquietano o addirittura ci paralizzano. <br />Se smettiamo di combatterli cercando la Risposta Giusta, si riveleranno per quello che sono: delle porte aperte sulla nostra forza interiore, che ci regaleranno sicuramente un po’ del loro potere di guarigione.</p>
<p>Lasciamo che le Domande agiscano in noi: scopriremo che sono degli ottimi terapisti!</p></div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
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<p>L'articolo <a href="https://www.farsiforza.org/2021/01/27/ma-davvero-bisogna-accettare-tutto-per-essere-spirituali/">MA DAVVERO BISOGNA ACCETTARE TUTTO PER ESSERE “SPIRITUALI”?</a> proviene da <a href="https://www.farsiforza.org">FarsiForza.org</a>.</p>
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		<title>Le paure&#8230; a cui non puoi rinunciare</title>
		<link>https://www.farsiforza.org/2020/12/15/le-paure-a-cui-non-puoi-rinunciare/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alma]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Dec 2020 21:47:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.farsiforza.org/2020/12/15/le-paure-a-cui-non-puoi-rinunciare/">Le paure&#8230; a cui non puoi rinunciare</a> proviene da <a href="https://www.farsiforza.org">FarsiForza.org</a>.</p>
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					<h2 class="entry-title">Le paure&#8230; a cui non puoi rinunciare</h2>
				</div>
				
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				<div class="et_pb_text_inner"><h2>• Sulla via della crescita spirituale la paura assume un significato diverso da quello comune. La paura diventa una prova, diventa anche uno strano veleno che contiene in sé il suo antidoto.<br /> Esploriamo questo curioso paradosso •</h2></div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_37 et_pb_gutters2">
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>La paura è un sentimento pervasivo, non dominabile. Quando cerchiamo di isolarla sfugge da tutte le parti, e in fondo, anche se a nessuno piace ammetterlo, non ci abbandona mai. Permane insistente, come un sordo rumore di sottofondo, che può crescere nei momenti più inaspettati, mettendoci in agitazione. È una presenza disagevole, che resta sottotraccia e che non riusciamo a isolare facilmente. Toglierle potere è un’impresa avventurosa.<br />In questo momento storico la paura si sta facendo particolarmente sentire. Agisce su diversi livelli, poiché essa stessa è molteplice: esistono diversi tipi di paura. C’è la paura ancestrale della morte, con cui nasciamo. La paura della carestia, del non saperci procurare sostentamento e riparo. La paura degli altri, dell’amore, dei contatti intimi. E la paura dell’ignoto. Ad ogni progresso coscienziale dobbiamo fare i conti con delle paure che ci perseguitano. Alcune di esse, che pensavamo di esserci lasciate alle spalle, magari si ripresentano, ancora più intense di prima. A volte la percepiamo come qualcosa di antico che si insinua nelle nostre fibre.<br />Dobbiamo quindi sostenere una prova in cui più che mai l’ambito psicologico si intreccia con le esigenze dello spirito.</p></div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
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				<div class="et_pb_text_inner"><p><strong>Perché la paura ha questo potere su di noi e perché non dobbiamo evitarla?</strong></p></div>
			</div>
			</div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Se ci pensate, tutti gli eroi e le eroine della mitologia devono, nelle loro imprese, affrontare delle prove facendo appello alla dote del coraggio. Non si salvano solo perché sono forti o astuti.<br /> Gli eroi sono tali perché possiedono qualcosa in più. Il loro stesso modo di vivere li rende diversi dagli altri. Essi appartengono al rango dei Giusti. Dei Buoni. Il loro coraggio di gettarsi nell’avventura non è banale sprezzo del pericolo, bensì <em>fede</em> completa in quello che fanno: un alto ideale. Possono osare perché vi è qualcosa di più grande in loro che li guida e li trascende.<br /> Nel momento della prova estrema, l’eroe fallisce solo quando si perde d’animo e viene meno a se stesso, o al patto con la divinità che lo guida. Per un attimo smette di <em>credere</em>.</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_68  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p><strong>Il senso esoterico della paura<br /> </strong></p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_69  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>Proprio perché ci porta ai confini più estremi della natura umana, la paura è anche un sentimento potenzialmente evolutivo. Da questo punto di vista, più intensa è la paura che ci pervade e meglio è, poiché così saremo spinti nella ricerca più viva. Non a caso la paura viene esotericamente rappresentata dalla figura del Guardiano della Soglia: un essere terribile, che vigila su una Porta antica. La porta rappresenta la separazione tra noi e i mondi sottili, tra noi e la capacità di percepire i mondi invisibili. Il Guardiano, dice la Tradizione, è il nemico più potente da sconfiggere: un concentrato di tutte le nostre paure e tutte le nostre ombre. <br />Se potessimo avere accesso all’Oltre senza dover superare degli ostacoli, quindi senza essere pronti, rischieremmo la follia. Il senso del pericolo, incarnato in modo così potente da questa creatura di confine, ci mette in conflitto e al tempo stesso ci protegge da noi stessi.</p>
<p>Ma il discepolo / la discepola sulla Via, quando si trova davanti ad un momento estremo di difficoltà, sa che dalla sua parte non vi sono soltanto la forza e la volontà, perché nel frattempo ha sviluppato anche la <em>fede</em>. La fede è uno dei più elevati sentimenti di tipo transpersonale, cioè spirituale, che possiamo coltivare. La fede è in sé un ponte, perché si affaccia sulle dimensioni più alte dell’esistenza; allo stesso tempo essa può svilupparsi e radicarsi in tutti gli esseri umani di buona volontà. È per metà coinvolta con il divino e per metà con l’umano, perché questo siamo noi: delle creature a cavallo tra i mondi.</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_image et_pb_image_19 et_pb_image_sticky">
				
				
				
				
				<span class="et_pb_image_wrap "><img decoding="async" width="300" height="450" src="https://www.farsiforza.org/wp-content/uploads/2020/12/Porta-oscura.jpg" alt="" title="Porta oscura" srcset="https://www.farsiforza.org/wp-content/uploads/2020/12/Porta-oscura.jpg 300w, https://www.farsiforza.org/wp-content/uploads/2020/12/Porta-oscura-200x300.jpg 200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" class="wp-image-8450" /></span>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p><strong>La fede come qualità sottile<br /> </strong></p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_71  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>La fede ci avvicina al divino che già risiede in noi e crea un contatto, attraverso la preghiera e la devozione, con le dimensioni sottili che vibrano su una frequenza più alta di quella terrena. Per questo è indispensabile nel passaggio iniziatico che ha come “combustibile” la paura.<br /> Il termine “fede” è ormai usato nel linguaggio comune con un’accezione vagamente negativa (la “fede cieca”), oppure viene abbinata, sempre nel linguaggio comune, a concetti che hanno a che fare con l’ambito ordinario delle nostre vite: fede nella scienza, nel progresso, nella razionalità. Ma il nostro spirito ama allenarsi in un campo molto più vasto e ha la tendenza a trascendere un panorama così riduttivo. Chi si è incamminato sul Sentiero non può evitare di considerare la Fede nel suo significato più alto, e soprattutto è chiamato inesorabilmente ad includerla nella propria vita. Coltivare la Fede è una condizione indispensabile per lo sviluppo delle nostre qualità transpersonali (anzi, è una di esse!) e quindi per la nostra crescita spirituale. Senza Fede rimarremo sempre nell’ambito della nostra personalità ordinaria e non potremo mai fronteggiare le nostre paure ancestrali in modo radicale e risolutivo.<br /> La coscienza individuale ordinaria è un elemento essenziale da sviluppare, ma quando si espande e arriva a toccare i confini più lontani del nostro essere, incontra per forza di cose la necessità della trascendenza. Non dobbiamo pensare che si tratti di una necessità metafisica, ma di una concreta chiave di volta per le nostre esistenze. E più precisamente, della chiave che serve per affrontare la Porta così ben custodita dai nostri Guardiani.<br /> Senza questo passaggio la nostra vita spirituale sarà sempre monca, sempre zoppicante. E, soprattutto, sempre terreno di paure di ogni tipo, che ogni volta si presenteranno con un volto diverso. Anche la paura di un virus può essere considerata parte di questo scenario.<br /> Il nostro atto di coraggio consiste dunque nell’avere Fede, nell’affidarci completamente a ciò che sappiamo esistere ma che non possiamo vedere. Solo dopo cominceremo anche a <em>sentire</em>, a vedere, e i nostri passi si faranno sempre più sicuri. Ma prima dobbiamo <em>credere</em>.</p>
<p>In questo consiste anche il passaggio iniziatico dal mondo ordinario al mondo sottile. L’accesso ai meandri dell’anima ci mette in contatto con gli ostacoli interiori, di cui il più difficile è la paura, in tutte le sue forme. Allora la Fede assume un significato non solo salvifico come comunemente inteso, ma anche esoterico, cioè nascosto. È una fiamma mistica che ci fa avanzare nell’oscurità. Anche per questo le forze avverse stanno stimolando così tanto la “fede” esclusiva nella razionalità. Perché la cosiddetta razionalità, cioè la nostra intelligenza ordinaria, ci tiene lontani dal nostro nucleo di luce più profondo. Molti eminenti personaggi della nostra società sono dotati di un’elevata intelligenza ordinaria, che però non necessariamente coincide con l’intelligenza spirituale. Senza coraggio e senza cuore, l’intelligenza può poco. Non si può arrivare alla Fede attraverso il ragionamento. Ad un certo punto bisogna mettere in conto che è necessario lasciarsi andare, mettere la propria vita nelle mani del divino. Capire che è solo apparentemente un salto nel vuoto.<br /> Quando lasciamo al divino la facoltà di permeare e guidare la nostra vita, il Grande Passo è fatto. Nulla ci può più spaventare; nessun pensiero sul nostro destino ci può angosciare; nessuna ricerca di scopo ha più senso né, quindi, può fallire.</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_image et_pb_image_20">
				
				
				
				
				<span class="et_pb_image_wrap "><img decoding="async" width="577" height="450" src="https://www.farsiforza.org/wp-content/uploads/2020/12/Graal.jpg" alt="" title="Graal" srcset="https://www.farsiforza.org/wp-content/uploads/2020/12/Graal.jpg 577w, https://www.farsiforza.org/wp-content/uploads/2020/12/Graal-300x234.jpg 300w" sizes="(max-width: 577px) 100vw, 577px" class="wp-image-8451" /></span>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p><strong>Cosa fare?<br /> </strong></p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_73  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>L’atto che possiamo iniziare a compiere tutti i giorni, in ogni momento, è di <em>dedicare e offrire al divino</em> quello che stiamo vivendo: comprese le difficoltà e le paure.<br />Questo gesto rivoluzionario ha il potere di trascendere la razionalità ordinaria. Può portarci a vivere davvero fuori dagli schemi e dalle programmazioni in cui siamo stati immersi fino ad un momento prima. Perché <em>la paura è anche una programmazione</em> potente nella quale siamo imprigionati, una grande illusione che ci tiene lontani dalla vita. Manifestare la Fede sul piano materiale è un mezzo indispensabile per frantumare questi schemi, vecchi come il mondo, ma che cambiano continuamente forma insieme alle società. Per de-potenziarli è necessario smettere di crederli reali e iniziare a credere&#8230; in ciò che è invisibile! Iniziamo a capovolgere le nostre abitudini mentali, a fare l’opposto di quello che ci verrebbe spontaneo fare o che non ci verrebbe mai in mente di fare. Iniziamo dalle piccole cose: sì, ringraziando e offrendo. <br />Dobbiamo smettere di pensare che siamo soli e che possiamo contare solo sulle nostre modeste forze di esseri umani. Contro le forze della vita, contro le forze avverse e soprattutto contro noi stessi, <em>da soli non ce la possiamo fare.</em> <br />Nella scelta di affidarsi a ciò che è immensamente più grande di noi sperimentiamo l’<a href="https://www.farsiforza.org/2019/09/24/essere-umili-fa-bene-tre-vantaggi-su-cui-riflettere/" title="L'umiltà fa bene">umiltà</a> del farci da parte con il nostro piccolo io, ma anche l’espansione del nostro Io grande, cioè del nostro Io spirituale. Il Guardiano ci aspetta davanti alla Soglia della paura, sta a noi decidere se abbiamo abbastanza coraggio per iniziare a guardarlo. E abbastanza Fede per sostenerci nel passaggio. E se così non è, possiamo decidere di fare un passo indietro, o di rimanere fermi. Per nutrirla ancora un po’. O semplicemente per iniziare a scoprirla.</p></div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
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				<div class="et_pb_column et_pb_column_1_2 et_pb_column_55  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough">
				
				
				
				
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			</div>
				
				
			</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.farsiforza.org/2020/12/15/le-paure-a-cui-non-puoi-rinunciare/">Le paure&#8230; a cui non puoi rinunciare</a> proviene da <a href="https://www.farsiforza.org">FarsiForza.org</a>.</p>
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			</item>
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		<title>SAI COME FUNZIONA UN DEMONE? (seconda parte)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alma]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2020 14:06:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.farsiforza.org/2020/10/08/sai-come-funziona-un-demone-seconda-parte/">SAI COME FUNZIONA UN DEMONE? (seconda parte)</a> proviene da <a href="https://www.farsiforza.org">FarsiForza.org</a>.</p>
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					<h2 class="entry-title">SAI COME FUNZIONA UN DEMONE? (seconda parte)</h2>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p><strong>I demoni, le “Forze avverse”, esistono veramente o sono solo il frutto di una superstizione medievale che noi (che siamo tanto evoluti e razionali) abbiamo abbandonato?</strong></p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_75  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>Questo tipo di domanda è stata esplorata nel <a href="https://www.farsiforza.org/2019/06/26/i-demoni-e-le-parti-ombra-sono-la-stessa-cosa/" title="Sai come funziona un Demone? (prima parte)">precedente articolo sull’argomento</a>. <br />Non è così facile reperire informazioni sull’argomento che non siano disturbanti, paurose, o diffuse da chi si occupa direttamente di magia e ha quindi obbiettivi diversi dall’informare, talvolta anche poco limpidi.<br />Qui proviamo a riaprire e approfondire la questione, arricchendola con qualche nuovo spunto.</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>A parte gli “addetti ai lavori”, c’è un’ampia schiera di persone incaute che leggono libri di magia, ritualistica e scienze occulte, convinte di poter operare sui piani sottili per i più svariati motivi e con le più diverse intenzioni, senza subire conseguenze. Ma si sbagliano, compresi coloro che intendono agire “a fin di bene”. Si sbagliano poiché quasi sempre aprono, tanto volontariamente quanto incautamente, le porte a forze che non conoscono e che non sono niente affatto amichevoli né docili al volere degli umani. </p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>“Se si è attratti verso il meraviglioso, l’inatteso, se si amano le cose fantastiche, se si vuole fare della vita un romanzo, ci si lascia ingannare facilmente”, dice Mère, come vedremo meglio più avanti. Saperlo, in alcuni casi ha salvato le persone più accorte da situazioni disastrose e incontrollabili, che possono sconvolgere le vite.</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Noi partiamo dall’assunto che queste forze, anzi, questi <em>esseri</em>, esistono. Lo teniamo presente non con spirito morboso, ma per la necessità pratica di includere la consapevolezza della loro esistenza nel nostro bagaglio di informazioni. Possiamo anche pensare che non rappresentino davvero un nostro problema, ma questo atteggiamento porta a diminuire la nostra possibilità di vivere in modo più presente la nostra vita. E soprattutto riduce le nostre possibilità di difesa. Come dice un vecchio proverbio “la più grande beffa che il diavolo ha fatto all’umanità è di convincerla che non esiste”!</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Una dei grandi insegnanti spirituali del Novecento è stata senza dubbio Mère, la compagna mistica di Sri Aurobindo. Insieme a lui ha trattato più volte l’argomento delle Forze Avverse, e dalla sua voce autorevole possiamo ricevere preziosissime informazioni sul tema. Leggiamole con attenzione.</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><h4>Mère</h4></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p><em><strong>D:</strong> Perché è più facile fare il bene che il male?</em></p>
<p><em><strong>M:</strong></em> Ho conosciuto persone (non molte) per cui era impossibile fare del male. La loro natura si ribellava alla sola idea di fare del male. Sono esseri rari, ma esistono.<br /> È perché il mondo, nello stato in cui trova attualmente, è in gran parte sotto l’influsso delle forze avverse, soprattutto della forza vitale dinamica, quella che spinge ad agire. Questa forza è in modo predominante sotto il dominio delle forze del vitale ostile, delle forze a cui piace fare del male, che provano piacere a distruggere, rovinare, che possiedono la volontà, lo spirito di distruzione; che invece di ammirare la bellezza, di amare, di essere felici, di desiderare il progresso, vengono invase da un cieco furore contro tutto ciò che questi elementi positivi rappresentano. È il moto delle forze ostili. Disgraziatamente è spontaneo in molte persone e anche in molti bambini. (…) è l’odio verso la Presenza Divina.<br /> Un passo ancora ed è la volontà di fare soffrire. Tutto ciò è la presenza di forze avverse che agisce spontaneamente dall’incosciente, dal subcosciente e dal semi-cosciente. Solamente la coscienza luminosa e pura può opporsi, ma nello stato attuale del mondo, la battaglia è costante. Pochi sono coloro che riescono a sfuggire a questo dominio.<br /> In ciascuno di voi esiste un angolino, talvolta piccolo, talvolta grande, incosciente o pienamente cosciente, cui piace distruggere. E quando ci si lascia andare si è aiutati da una quantità enorme di forze che aspettano l’occasione, il minuto per potersi manifestare e che <em><strong>hanno bisogno della collaborazione umana per potersi manifestare, e la cercano</strong></em>. Non appena l’occasione si presenta si precipitano, <em>proiettano una quantità enorme di energia <strong>ed è per questo che ci si sente più forti quando si incomincia a fare del male</strong></em>.</p>
<p>Rifiutandosi a divenirne lo strumento si deve lottare molto, essere puri, sinceri e soprattutto non egoisti. Non si deve mai avere paura. Non è affatto facile. Il mondo è in una condizione tale che per non essere strumento delle forze avverse bisogna essere un eroe, un vero eroe che non tema i colpi, che non abbia paura di nulla, che non abbia per se stesso quella specie di pietà tanto avvilente. Per non fare il male, per non pensare il male, per non volere il male in nessun caso e in nessuna circostanza, bisogna essere degli eroi. Il giorno in cui si è stanchi, il giorno in cui si vuole riposare, non più lottare, si incomincia a scivolare su un piano inclinato terribilmente scivoloso (…). Allora si scende, si scende, come presi da un vortice, e solamente quando si è arrivati in basso, ci si accorge della caduta. Bisogna allora arrampicarsi di nuovo, ma non è sempre facile. Ma per chi ha fede nella Grazia Divina, il ritorno alla Luce diviene facile.<br /> L’esistenza delle forze oscure è sicura e in un certo senso salutare nel piano in cui vive la maggior parte degli esseri umani. Come dice Sri Aurobindo, se fossero meno subdole e non così distruttive, potrebbero definirsi i censori dello yoga.</p>
<p>Sri Aurobindo, parlando degli Asura, ci dice che esistono due categorie: una che era divina all’origine e i cui esseri, similmente alla tradizione giudaico-cristiana, furono precipitati in basso per la loro volontà di indipendenza. Questi possono essere convertiti e la loro conversione è indispensabile ai fini ultimi dell’universo. Gli altri non sono evolutivi, ma di tipo fisso, è un tipo della creazione che non evolve e non cambia. L’Asura non possiede anima, né essere psichico che debba evolvere verso uno stadio superiore; non possiede che un ego e in generale un ego potentissimo; possiede talvolta una mente altamente intellettualizzata. Queste qualità lo rendono indubbiamente il più pericoloso fra tutti. Hitler era guidato da un Asura che si presentava a lui sotto forma di un angelo splendente.</p>
<p><em><strong>D:</strong> Questi esseri hanno un essere psichico?</em><br /> <strong>M:</strong> No! la prima cosa che devono fare per incarnarsi è scacciare l’essere psichico della persona che possiedono.<br /> Il carattere principale di questi esseri è la menzogna: la loro natura è fatta di inganno. Hanno il potere di illudere: possono prendere l’apparenza di esseri divini; ma le persone veramente sincere non si lasciano ingannare, avvertono subito qualcosa che li mette in guardia. Ma se si è attratti verso il meraviglioso, l’inatteso, se si amano le cose fantastiche, se si vuole fare della vita un romanzo, ci si lascia ingannare facilmente.</p>
<p>Dovete sapere che gli esseri del mondo vitale sono immortali – non possono morire. Possono essere distrutti, ma solo la forza spirituale pura può distruggerli.<br /> C’è solo una forza al mondo che può distruggerli in maniera categorica, senza speranza di ritorno, ed è una forza che appartiene al potere Creatore Supremo. È una forza luminosa, d’un candore splendente, tanto brillante che se occhi comuni la guardassero, ne sarebbero accecati. Basta che un essere del mondo vitale sia toccato da quella luce perché venga immediatamente dissolto – si liquefa, come quelle lumache che fondono in acqua se vi mettete sopra un po’ di sale.</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>In conclusione</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_83  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>Questo è per sommi capi quello che ci dice Mère sull’argomento, che potete approfondire cercando in rete le pagine a lei dedicate, o leggendo i libri che contengono i suoi insegnamenti, riportati magnificamente dal suo allievo Satprem.<br />Quindi è la forza divina quella che, nel combattimento, ha il potere di annientare le forze avverse. E noi, nel nostro piccolo, quando ci sentiamo angosciati, quando ci sentiamo attaccati da qualcosa di impalpabile che sta mettendo in pericolo la nostra integrità psichica e morale, cosa possiamo fare?<br />Sappiamo che in nostro aiuto esistono degli intermediari, che ci mettono in contatto con la Luce Divina, che ci agevolano in questo, e sono gli Angeli.<br />Anzi, per proteggerci dai demoni abbiamo addirittura al nostro fianco un Arcangelo speciale, che è l’Arcangelo Michele.</p></div>
			</div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Dobbiamo invocarlo e chiamarlo con tutte le nostre forze, con tutta la sincerità (come dice Mère) di cui siamo capaci, ed Egli arriverà in nostro soccorso con le sue schiere. A queste condizioni, ci aiuterà <em>sempre</em>.<br /> Come chiamarlo? Recitiamo la preghiera più potente e più famosa che lo invoca, abituiamoci a farlo nel corso della giornata, e con l’allenamento ci sarà possibile evocarlo in nostro soccorso anche in sogno, quando la nostra coscienza è più debole e esseri malevoli vengono a turbarci sotto forma di incubi. Ne abbiamo parlato anche nel <a href="https://www.farsiforza.org/2019/06/26/i-demoni-e-le-parti-ombra-sono-la-stessa-cosa/" title="Sai come funziona un demone?">precedente articolo sui demoni</a>.</p></div>
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			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_48 et_pb_gutters1">
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>L’invocazione recita così:</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_86  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p style="text-align: center;"><em>Oh San Michele Arcangelo,</em><br /> <em>difendici nella battaglia contro le perfidie e le insidie del diavolo,</em><br /> <em>sii Tu a nostro sostegno,</em><br /> <em>gli comandi Iddìo.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Oh Tu, Principe delle milizie celesti,</em><br /> <em>satana e gli altri spiriti maligni</em><br /> <em>che a perdizione dell’uomo vagano nel mondo,</em><br /> <em>con divina virtù</em><br /> <em>nell’inferno discaccia.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Amen</em></p></div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_49">
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		<title>LE 3 GRANDI INSIDIE DELLA SPIRITUALITÀ MAINSTREAM</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alma]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2020 09:14:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.farsiforza.org/?p=7269</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.farsiforza.org/2020/09/01/le-3-grandi-insidie-della-spiritualita-mainstream/">LE 3 GRANDI INSIDIE DELLA SPIRITUALITÀ MAINSTREAM</a> proviene da <a href="https://www.farsiforza.org">FarsiForza.org</a>.</p>
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					<h2 class="entry-title">LE 3 GRANDI INSIDIE DELLA SPIRITUALITÀ MAINSTREAM</h2>
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				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_87  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>Che lo vogliamo o no, sulla nostra strada esistono delle tappe fisse che siamo destinati ad attraversare. È meglio chiamarle così, piuttosto che “errori”, perché la parola errore suggerisce spesso il significato di qualcosa di irrimediabile e colpevolizzante.</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_88  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>Tuttavia è un fatto che mentre cerchiamo appigli e nuove fonti di ispirazione per il nostro procedere, spesso veniamo rallentati da una serie di inciampi nascosti, difficili da individuare. A volte questo capita perché pensiamo che sia meglio affidarsi a chi ne sa più di noi. A volte perché non ci sentiamo forti abbastanza per farci carico da soli dei nostri nodi da sciogliere.<br /> Tutto questo però va a scapito della nostra libertà interiore, cioè quella forza che ci permette di ascoltare la voce del nostro intuito, di seguire quello che è importante <em>per noi</em> e di lasciare perdere tutto il resto.<br /> Coltivare la nostra libertà significa anche sforzarsi di <em>non essere banali</em> e di scoprire le insidie della“spiritualità standardizzata”. Da dove partire?</p>
<p>Possiamo iniziare a scoprire che esistono almeno <strong>3 modi per limitare pesantemente la nostra libertà intuitiva:</strong></p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_89  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>1) ADEGUARCI AL LINGUAGGIO DELLA “SPIRITUALITÀ MAINSTREAM”</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_90  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>La rete e i social network ci portano ad un “assaggio” continuo di concetti e a una degustazione superficiale di stimoli in tanti campi, compreso quello spirituale. Se da un lato è diventato facile cercare e trovare informazioni in giro, dall’altro <strong>è sempre più difficile, per tutti, riuscire a soffermarsi profondamente sulle cose.</strong> <br />I social ci portano ad usare, ma soprattutto ad apprezzare, <em>un certo tipo di linguaggio e di contenuti</em>: che devono essere gradevoli, di facile presa e di semplice utilizzo per attirare la nostra attenzione. È così che si sviluppa il linguaggio della “spiritualità mainstream”.</p>
<p>Ma siamo così sicuri che questo mondo ci appartenga? <br />Cerchiamo di essere sinceri con noi stessi e agiamo di conseguenza.</p></div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_52">
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				<div class="et_pb_text_inner"><ul>
<li>Se sospettate che termini come “radicamento”, “fisica quantistica” o “resa” in realtà non vi dicano molto&#8230; smettete di usarli.</li>
<li>Se durante una meditazione vi accorgete che non visualizzate un bel niente o, peggio ancora, vi sembra di stare recitando una parte, alzatevi e fate altro.</li>
<li>Se la Dea o gli Angeli tardano a manifestarsi&#8230; avranno i loro motivi! Rispettiamoli. E cerchiamo di non essere troppo insistenti. Forse non siamo nello stato d’animo giusto per ascoltarli: abbiamo il compito di imparare a trovarlo. Il tempo e l’intenzione saranno dalla nostra parte.</li>
<li>Ricordate che alle cosiddette “parti ombra” non importa nulla della nostra retorica e di solito amano restare dove sono: nascoste nei meandri più profondi della psiche. Non usciranno alla luce del sole soltanto per farci piacere. E poi, siamo così sicuri che incontrarle all’improvviso sarebbe davvero un piacere?</li>
</ul></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><ul>
<li>Infine, il famoso e dispettoso “bambino interiore”&#8230; si infastidisce molto a venire continuamente nominato. Forse, come noi, ha solo bisogno di essere lasciato in pace!</li>
</ul></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_93  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner">2) SOTTOMETTERCI A UN “INSEGNANTE”</div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_94  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>Non esiste nessuno, in questo momento storico, che vi possa dire cosa va bene e cosa non va bene per voi. O addirittura chi siete e di cosa avete bisogno. Cercare una persona che vi fornisca il pacchetto completo di queste informazioni è sempre, come minimo, una perdita di tempo. Ma non è escluso che possa portarvi anche a scelte inutilmente dolorose, poiché mettervi nelle mani di qualcuno implica dargli un potere molto forte sulla vostra vita.</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Questo è un avviso che in molti danno, dalla notte dei tempi, per lo più&#8230; inutilmente. D’altro canto, se l’avviso resta inascoltato, vuol dire che in qualche modo è giusto così. Chi si trova sul sentiero deve fare le sue esperienze, nelle quali sono compresi inciampi ed errori. Lo spiega molto bene il conte di Saint Germain nel celebre libro “Io Sono”.</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>3) APPARTENERE A UNA “TRIBÙ”</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Appartenere ad una tribù è uno dei bisogni fondamentali degli esseri umani, perché garantisce la sopravvivenza non solo a livello materiale, ma anche psicologico. Nel nostro caso la nuova tribù che si sceglie, per quanto spiritualmente orientata, ci costringe comunque in un sistema di valori e di pensieri standardizzati, omologati, uguali per tutti.<br />Ma la nostra individualità, nella ricerca spirituale, è importante. Anzi, è tutto. <br />Solo nostro è un particolare modo di sentire le cose, solo nostro il modo di assorbirle e di farne qualcosa di interessante per la nostra vita.<br />Il gruppo, con i suoi rituali, il suo linguaggio e i suoi spazi condivisi dà la sensazione di “procedere insieme”. La presenza degli altri ci rassicura sul fatto che siamo sulla strada giusta. Che non siamo soli.<br />Eppure molto spesso i grandi spiriti hanno avuto bisogno di ritirarsi in solitudine, di coltivare la propria originalità lontani dagli stimoli e dall’approvazione esterna. Persino San Francesco, che amava molto stare in mezzo alla gente e condividere la vita con i suoi confratelli, si riservava dei lunghi periodi in cui stare completamente da solo. Se vi capita, potete visitare alcuni dei suoi eremi preferiti, a cui si arriva facendo delle belle camminate contemplative immersi nella natura.</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p><strong><em>Cortona &#8211; Le celle di S. Francesco</em></strong></p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Ma anche se non viviamo in Umbria in mezzo ai boschi, <em>costruire il nostro eremo</em> è sempre possibile. Sperimentare una solitudine costruttiva, che si apre al silenzio e all’osservazione, è indispensabile per ognuno di noi. Per sentire un richiamo, per distinguere le voci profonde da quelle che parlano in superficie. <br />Tornare tra gli altri è sempre possibile, ed è molto più bello farlo quando abbiamo la certezza che solo noi, nella nostra essenza più sincera, ci siamo indispensabili.</p></div>
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<p>L'articolo <a href="https://www.farsiforza.org/2020/09/01/le-3-grandi-insidie-della-spiritualita-mainstream/">LE 3 GRANDI INSIDIE DELLA SPIRITUALITÀ MAINSTREAM</a> proviene da <a href="https://www.farsiforza.org">FarsiForza.org</a>.</p>
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		<title>COME TROVARE LO SCOPO DELLA VITA?  4 MODI PER CERCARLO</title>
		<link>https://www.farsiforza.org/2020/06/16/come-trovare-lo-scopo-della-vita-4-modi-per-cercarlo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alma]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2020 14:12:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.farsiforza.org/?p=7026</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.farsiforza.org/2020/06/16/come-trovare-lo-scopo-della-vita-4-modi-per-cercarlo/">COME TROVARE LO SCOPO DELLA VITA?  4 MODI PER CERCARLO</a> proviene da <a href="https://www.farsiforza.org">FarsiForza.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="et_pb_section et_pb_section_9 et_pb_with_background et_section_regular" >
				
				
				
				
				
				
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					<h2 class="entry-title">COME TROVARE LO SCOPO DELLA VITA?  4 MODI PER CERCARLO</h2>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Abbiamo difficoltà a trovare il nostro scopo nella vita a causa di ostacoli mentali molto comuni (che trovi descritti <a href="https://www.farsiforza.org/2020/06/16/come-trovare-lo-scopo-della-vita-partiamo-dai-3-errori-piu-frequenti/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" title="Come trovare lo scopo della vita? Partiamo dai 3 errori più frequenti">qui</a>), che non siamo educati ad osservare e quindi a riconoscere.</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_101  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>&#8230;E poi abbiamo a disposizione tanti piccoli insegnamenti che se applicati con pazienza ci possono portare molto lontano sulla strada dei talenti e della realizzazione personale. Vediamone alcuni:</p>
<p><strong>1) Coltivare l’intenzione.</strong> Le persone forti di spirito sanno aspettare, ma la loro non è un’attesa passiva. Apparentemente magari non fanno niente, in realtà stanno coltivando un’intenzione. Imitali, prendi esempio da loro, e inizia a prenderti sul serio. Non è da stupidi, o da falliti o da perdigiorno, coltivare dentro di te questa ricerca. Soprattutto non è vero che non hai uno scopo. La vita non è mai insensata. Solo che il tuo obiettivo, in questo momento è la ricerca di senso! Sei in grado di accettarlo? Ti sembra una cosa da poco?</p></div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Onora questa ricerca, rispetta la fatica e anche il dispiacere che comporta. Stai combattendo per un nobile intento. E, anche se fallisci, se ti perdi o ti sembra di non arrivare a nulla, in realtà stai facendo tanto: più coltiverai questa ricerca, senza badare a giudizi e risultati, più il mondo dell’anima ti verrà incontro. Mentre ti trovi in questa specie di “attesa operosa”, puoi leggere il bellissimo “Essere nel presente”, di Marina Borruso.</p></div>
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			</div>
				
				
				
				
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				<div class="et_pb_text_inner"><p><strong>2) Coltivare l’atteggiamento del vero viaggiatore.</strong> Le cose cambiano e la vita è piena di avventura: impara a coltivare l’atteggiamento del vero viaggiatore, che non sa se raggiungerà la meta di una vacanza perfetta. Ma nel frattempo, qualunque cosa succeda, si impegna a godersi il viaggio (anche quando è un viaggio che non risponde in pieno alle sue aspettative). Questo è uno dei modi più efficaci per migliorare il tuo atteggiamento verso la vita. Se è la vita a mostrarci la strada, ma noi siamo continuamente in contrasto con lei o occupati a difenderci da quello che ci porta, come possiamo pensare di riuscire ad ascoltarla?</p></div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
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				<div class="et_pb_text_inner"><p><strong>3) Coltivare i desideri, scoprire i talenti.</strong> Hai sicuramente dei desideri. Conoscerli ed assecondarli è uno dei consigli più frequenti da parte degli operatori spirituali. Non occorre aspirare a chissà che: basta che pensi a cosa ti dà piacere fare, meglio ancora se si tratta di piccole attività che magari agli altri non dicono niente o che addirittura vengono considerate stravaganti&#8230; L’importante è che piacciano a te, perché seguire ciò che ci piace è il migliore allenamento per iniziare a conoscerci davvero ed è anche il primo passo per <em>scoprire i nostri talenti</em>. Dare spazio ai desideri è una delle azioni più potenti per scoprire chi siamo!</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_105  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p><strong>4) Ascoltare il messaggio della propria anima.</strong> Coltivare le scelte e i desideri serve proprio a questo. A rendere la testa un po’ più libera da pensieri, obblighi, giudizi e obiettivi che quasi mai abbiamo creato da soli (possiamo, ad esempio, averli ereditati dai nostri genitori).<br />L’anima ci parla in tanti modi, ma per comunicare con lei abbiamo bisogno di silenzio: ogni tanto i “devo-non devo” che guidano le nostre vite devono essere messi a tacere. Gli imperativi che sentiamo nostri ma che quasi mai ci appartengono ci distolgono continuamente dal dialogo che vorremmo avere con il nostro Sé, mentre è indispensabile creare un po’ di pace per sintonizzarci sulle sue frequenze. Non è necessario ritirarsi giorni e mesi in meditazione, ma quello che davvero ci serve è predisporci all’ascolto. Per approfondire questo punto, prova a leggere l’articolo <a href="https://www.farsiforza.org/2019/08/09/perche-vi-sta-sullanima-eckhart-tolle/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" title="Perché vi sta sull’anima Eckhart Tolle">“Perché vi sta sull’anima Eckhart Tolle”</a>!</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_image et_pb_image_31">
				
				
				
				
				<span class="et_pb_image_wrap "><img decoding="async" width="355" height="450" src="https://www.farsiforza.org/wp-content/uploads/2020/06/viaggiatrice.jpg" alt="" title="viaggiatrice" srcset="https://www.farsiforza.org/wp-content/uploads/2020/06/viaggiatrice.jpg 355w, https://www.farsiforza.org/wp-content/uploads/2020/06/viaggiatrice-237x300.jpg 237w" sizes="(max-width: 355px) 100vw, 355px" class="wp-image-7032" /></span>
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			</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.farsiforza.org/2020/06/16/come-trovare-lo-scopo-della-vita-4-modi-per-cercarlo/">COME TROVARE LO SCOPO DELLA VITA?  4 MODI PER CERCARLO</a> proviene da <a href="https://www.farsiforza.org">FarsiForza.org</a>.</p>
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