LE PARTI OMBRA E L’INCONTRO CON IL NOSTRO MAESTRO

• Si parla molto delle cosiddette “parti ombra”. In rete si possono trovare facilmente spiegazioni di cosa siano: si tratta, a grandi linee, delle nostre parti sgradevoli, meno presentabili, che teniamo accuratamente nascoste a noi stessi e agli altri •
Le parti ombra sono aspetti di noi che comunque esistono, indipendentemente dalla nostra volontà e dalla nostra consapevolezza.
Per sua natura l’ombra è nascosta. Non esattamente perché sia cattiva, ma perché noi tendiamo a separarci da essa, a negarla, in modo più o meno consapevole. E facciamo questo perché la consideriamo cattiva.
Di essa fanno parte le nostre ferite e i nostri sentimenti più difficili, compresi quelli sconosciuti (quindi inconsci) e meno palesemente visibili, sia agli altri che a noi stessi.
Le persone hanno difficoltà a rapportarsi con l’ombra per diversi motivi. Ma i più importanti sono questi:
1) Le persone sono abituate a vivere mentendo. Si mente agli altri e, in primo luogo, a se stessi.
2) L’ombra è costituita da un insieme di parti inconsce. L’inconscio molto difficilmente è contattabile dalla coscienza ordinaria.
Verso questi sentimenti, verso questi strati dell’essere, abbiamo molte sottili e complicate resistenze, che spesso entrano in azione facendo sì che noi proiettiamo sul prossimo il nostro disagio; e così compaiono in noi rabbia, invidia, odio, competizione, senso di inferiorità o di superiorità… l’elenco è lungo e, in teoria, lo conosciamo bene.
Questo naturalmente vale per i sentimenti più forti e più evidenti.
Tuttavia nell’animo umano ci sono molte altre tendenze, anche contrapposte fra loro, costruite nel tempo attraverso le reazioni ai traumi che abbiamo subito lungo la nostra storia personale, e che sono difficili da individuare. L’ostacolo più grande nello scovarle, come abbiamo detto, è che sono tendenze di origine inconscia, quindi ben radicate dentro di noi e pronte a presentarsi con le maschere più diverse. Lo stato di sofferenza sotterraneo e latente che procurano causa una grande perdita di energia e ci azzoppa sul nostro cammino verso le alte vette dello spirito.
La sofferenza, però, ci aiuta anche ad andare avanti, perché ci offre la possibilità di guardarci dentro in modo serio, onesto e senza accampare troppe scuse.
L’abilità di rapportarsi con il proprio inconscio e con la sofferenza è legata alla capacità di stabilire un buon rapporto con il nostro Maestro interiore, come vedremo più avanti.
Possiamo evitare l’incontro con l’ombra per tutta la vita, ma non per sempre. Soprattutto se stiamo mirando a conseguire uno sviluppo spirituale, è impossibile non attraversare il campo delle ombre; perché è solo attraverso il passaggio solitario del “conosci te stesso” che possiamo progredire. Altra strada non esiste: ce lo dicono tutte le tradizioni iniziatiche.
La scoperta e la liberazione di queste ombre, cioè la conoscenza vera di noi stessi, avviene spesso attraverso i cosiddetti “Insight”, cioè le intuizioni improvvise. Si tratta di lampi di coscienza, stati di lucida visione che per un istante illuminano qualcosa di intimo e di importante che ci riguarda.
Quando arrivano gli insight noi li riconosciamo subito, senza esitazioni, perché si presentano con una chiarezza estrema. Sappiamo solo noi di cosa si tratta. Se dovessimo spiegarlo ad altri non ne saremmo capaci. Per un attimo vediamo le cose come stanno, senza giudizio, senza paura. E ci troviamo con stupore nell’accettazione totale di quello che è stato, di quello che siamo e di quello che c’è.
Ma attenzione: non si può arrivare a sciogliere dei nodi-ombra nascosti nell’inconscio solo perché abbiamo deciso che lo vogliamo. Con una volontà superficiale non è proprio possibile. D’altro canto, gli insight esistono, le rivelazioni ogni tanto accadono e sono dei momenti fondamentali della nostra vita, che ricordiamo per sempre.
Con le illuminazioni, succede così.
Come accade questo felice incontro con la luce-ombra? Come possiamo facilitarlo?
1) Dire sì a tutto
2) Considerare due aspetti dell’ombra: il controllo e la confusione
3) L’aiuto del Maestro
Restare aperti. Per prima cosa dobbiamo prendere atto che non stiamo cercando qualcosa di preciso, di già codificato. I movimenti dell’inconscio sono diversi da persona a persona. Ognuno di noi ha la sua storia e tutti ci siamo “costruiti” reagendo alle circostanze con atti del tutto personali.
La “caccia” a questi aspetti richiede di pazientare in lunghi appostamenti e di resistere alla frustrazione del fallimento.
Soprattutto, ci vuole una grande apertura mentale ed emotiva. Bisogna imparare a stare in mezzo ad un campo aperto, ad aspettare senza paura e senza smania, con serena curiosità, quello che può arrivare. E qualcosa arriva sempre, è una garanzia. Siamo pronti ad accettarlo? L’ombra, per emergere, ci chiede sempre di essere accettata, prima di essere vista e illuminata.
Noi intuitivamente sappiamo che c’è, lo sappiamo bene, anche se abitualmente la nostra missione nella vita consiste nell’ignorarla. Ma quanta fatica ci costa questa repressione?
Iniziamo a dire “sì a tutto”, anche a ciò che potenzialmente ci spaventa e ci urta. Se lasciamo che il processo si inneschi, potremo scoprire che è il “no” al dolore che aumenta il dolore, mentre il “sì” è la chiave della più grande felicità, quella dell’abbandono e della trasmutazione.
Dobbiamo partire dalla più grande certezza che abbiamo: da soli, con l’inconscio, non ce la possiamo fare. Non basta il ragionamento. Il ragionamento spesso sfinisce senza portare a nulla. Diciamo di più: la necessità di razionalizzare, di “capire” attraverso l’intelligenza corrisponde ad un bisogno di controllo. Ma il bisogno di controllo è anch’esso una parte ombra! Non ci avete mai pensato, vero?
Quando emerge un disagio che non sappiamo identificare, qualcosa che continua a girarci in testa ma a cui non sappiamo dare un nome, possiamo andare incontro alla confusione mentale. Però a noi non piace la confusione! Quindi cerchiamo di mettere ordine. Tuttavia anche la confusione è una parte ombra e la prova è che fatichiamo a riconoscerci confusi.
Molto spesso ci sforziamo di apparire razionali o ci convinciamo di esserlo, perché questo atteggiamento di copertura (che è emotivo, non razionale) ci impedisce di sentire lo stato di confusione che abbiamo dentro. La confusione porta dolore, un dolore non detto, non bene messo a fuoco: vale a dire, ancora una volta, ombra.
Sono così tanti gli aspetti inconsci dell’ombra che dobbiamo rassegnarci al fatto di non potere controllarli. In realtà, non possiamo dominarli perché sono loro a dominare noi.
Arrivati ad un certo punto del nostro viaggio, accorgercene è un gran sollievo. Riconoscerlo significa liberarsi da un peso. Così come ammettere, ad esempio, che la tal persona proprio non ci piace; o che di un certo argomento non stiamo capendo niente… Che male c’è?
Non ci è richiesto di controllare la vita. O di capire tutto. O tutto sopportare. Non ci siamo incarnati per questo, per avere ragione o per controllarci o per sapere tutto, ma per sviluppare i nostri doni spirituali.
Nell’ammettere che mille cose ci sovrastano o ci sfuggono, diventiamo umili. E l’umiltà è una bellissima dote spirituale, che non mortifica mai e innalza sempre.
Nel cedere un po’ di “io” col suo desiderio di potenza, ci stiamo disponendo a cedere il comando al nostro Maestro.
Può sembrare strano, ma il potere più grande che abbiamo è quello di delegare al Maestro la nostra lotta con l’ombra, cioè affidarci a Lui, che con il nostro inconscio (e quindi con le nostre parti ombra) è bravissimo. Il Maestro vede oltre, per sua natura e sua posizione agisce sempre fuori dai nostri schemi.
Parliamo dunque al Maestro, affidiamogli la nostra confusione, i dubbi, i vuoti, le giornate difficili. “Fai tu ciò che è meglio per me, Maestro”, e poi ringraziamolo per il suo aiuto.
È come offrire a Dio le nostre sofferenze e le nostre gioie, il principio è lo stesso.
Il Maestro è la grande guida che abbiamo dentro di noi, la sua sapienza contiene la scintilla della sapienza divina, è il nostro canale con l’Assoluto: per questo è una guida sicura e nella sua azione non sbaglia mai.
Il Maestro non è un’idea astratta, ma una vera presenza operante. Possiede un sapere universale e antico. Tutto sa di noi e a tutto provvede. Illumina e trasmuta.
Quando ci affidiamo all’azione del Maestro, la nostra personalità viene illuminata, rinnovata e trascesa. E siccome agisce dentro di noi, la sua azione si fonde con la nostra, così che ogni nostro progresso è contemporaneamente una sua azione e un nostro traguardo.
Attraverso l’opera del Maestro, ciò che era in ombra viene portato alla luce, senza paura.
Grazie alla fiducia nel processo interiore governato dal Maestro, la nostra vita e l’intero nostro essere possono avere dei cambiamenti sorprendenti.
Se abbiamo il coraggio di confrontarci senza maschere con noi stessi invocando con umiltà e fiducia il suo aiuto, il Maestro ci guiderà sempre, in mille modi diversi.
Dobbiamo avere chiaro che non siamo noi da soli a realizzare il processo di integrazione dell’ombra: noi non abbiamo né le forze né la conoscenza necessaria per farlo… la nostra visione è sempre limitata. Per questo è indispensabile non avere in mente un obiettivo preciso, ma lasciare che la vita, attraverso il divino, attraverso il Maestro, agisca per noi.
Accompagnati dal Maestro interiore potremo sperimentare molte guarigioni; perché affrontare il processo di integrazione dell’ombra è sempre un processo alchemico di guarigione.
È il Maestro ad avere le chiavi dei segreti del nostro essere: dobbiamo imparare a bussare alla Sua porta, mettendo da parte tutto quello che (illusoriamente) ci sembra più concreto della Sua divina presenza. Prima faremo questa grande scoperta, prima inizierà il nostro processo di rinascita.
“Le forze evolutive dell’umanità che hanno guidato l’essere umano inconsciamente in modo che potesse progredire, sono esaurite e lo saranno del tutto all’incirca verso la metà del secolo.
Dalle profondità dell’anima devono venir attinte nuove forze, e l’essere umano deve convincersi che nelle profondità della sua anima egli è unito con le radici della vita spirituale”.
Rudolf Steiner, La Missione di Michele
