ALLE RADICI (ESOTERICHE) DELLA SOFFERENZA

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• Quando eri bambino, te lo ripetono spesso, vivevi in un altro modo. Eri, in un certo senso, un essere migliore. Più sereno, più puro, più allineato e collegato con la tua coscienza divina. Tutto scorreva in modo più semplice. •

Certo, non avevi le preoccupazioni degli adulti, questo è ovvio. Ma era diverso proprio il tuo modo di stare al mondo, aggraziato e curioso, aperto e lindo.
Bisognerebbe che tornassi in quello stato, sotto quella “vibrazione”, per poter affrontare il presente con più energia e un sano distacco dai problemi materiali: ti dicono anche questo.
Ma tu non sai come tornare a quel benefico stato originario.
Vorresti ma non puoi. Non puoi perché non riesci a liberarti dagli strati di incrostazioni che ti limitano o addirittura ti soffocano da ormai molti anni.
Anche se cerchi di capire, è molto difficile mettere a fuoco cosa ti sia capitato nel frattempo. Devi sapere che quel frattempo si chiama adolescenza.
Sì, l’adolescenza: è lì che si è giocata la gran parte del tuo destino di adulto; è lì che ti sono successe delle cose, dentro, che nessuno psicologo ti potrà mai spiegare.
La società contemporanea non è in grado di svelare i nodi occulti che si stringono dentro di noi: essenzialmente perché, nonostante tutto il sapere formale accumulato, non sa.

È un dato di fatto che verso i 13-14 anni tu hai iniziato a funzionare in modo diverso. Non eri più uguale a prima. Qualcosa dentro di te si è appesantito, si è inceppato, e ti sei trovata alle prese con un nuovo, inaspettato, complicato e spesso doloroso modo di stare al mondo.
Uno stravolgimento dietro l’altro, uno sforzo dietro l’altro per cercare di sopravvivere all’inquietudine… e sei cambiata. Addio infanzia, addio pace interiore, addio meraviglia, addio connessione con l’Universo.
Ne sono conseguiti, sul piano pratico, svariati problemi, dalle relazioni “tempestose” con i coetanei e con i genitori alle difficoltà a scuola. Ma non è l’aspetto che qui ci interessa.
A noi interessa il nucleo della questione, il perché. I motivi nascosti (cioè occulti) di ciò che ci accade dentro e che rimodellano le nostre vite..

1. Cosa dunque è andato storto?

Cosa si è messo di traverso a scompigliare la buddhica serenità dell’infanzia?
Già quando nasciamo abbiamo dentro di noi delle memorie che restano pressoché inattive fino all’adolescenza.
L’inizio dell’attività ormonale, da un punto di vista sottile, è collegato all’elemento acqua.
Forse hai già sentito parlare altre volte della “Memoria dell’acqua”… vale per l’acqua nel bicchiere, ma vale anche per l’acqua di cui sei fatta tu. Nella pubertà qualcosa inizia a muoversi e ad emergere. Prima non c’era o era latente, adesso c’è e si manifesta.
Si tratta di un risveglio delle memorie.
Lo sguardo contemplativo e meravigliato dell’infante si offusca; tra te e il mondo subentrano dei nuovi filtri. Le cose ti toccano in modo diverso, la visuale si fa disturbata. Quello che prima veniva facile ora richiede fatica.
Le memorie sono soprattutto dei “carichi esistenziali” che riemergono per la prima volta durante l’adolescenza e chiedono di essere risolti. Risultano difficili da elaborare perché sono dei ricordi-che-non-ricordiamo di traumi passati, piccoli e grandi. Ma ancora frizzantemente attivi.
Queste memorie non elaborate si possono anche chiamare “blocchi”. L’energia che prima scorreva fluida, adesso incontra degli ostacoli, si ingorga; crea delle specie di tappi, cioè dei blocchi energetici. Questi blocchi si manifestano, su un piano più materiale, come problemi psicologici, anche se la loro origine non risiede solamente nella psiche comunemente intesa.

2. Il mistero (apparente) dell’adolescenza

La nostra antica personalità, che ereditiamo dalle precedenti incarnazioni, durante gli anni complessi dell’adolescenza si prepara a riemergere in modo prepotente. I bambini piccoli sembrano fatti di un materiale ancora da modellare (e in parte lo sono davvero), ma dentro di loro hanno già, anche se addormentati, i semi e i riverberi del nostro “carattere antico”.
Per molte tradizioni, la nostra vecchia personalità si re-installa nuovamente e in modo completo intorno ai 20 anni.
Tutto questo accade perché, ad ogni incarnazione, possiamo progressivamente affinarci ed elaborare i nuclei traumatici rimasti irrisolti.
Di vita in vita ci portiamo dietro dei blocchi di cui ormai non sappiamo più nulla, ma che svolgono comunque una intensa attività di interferenza nelle nostre vite. Siccome questa attività sottile inizia a risvegliarsi durante “gli anni difficili”, ecco perché gli adolescenti vengono colti di sorpresa da queste ombre e faticano ad integrarle nella loro vita. Tra l’altro, a differenza degli adulti, non hanno la stabilità emotiva necessaria per mantenere un equilibrio di fronte ad ostacoli misteriosi, inaspettati e spesso sconvolgenti.
Diventando adulti tendiamo ad impacchettare queste interferenze, in modo che ci diano meno fastidio e non ostacolino troppo il nostro tentativo di essere sereni. Alcuni di noi ci riescono, altri un po’ meno e sono forse i più fortunati, perché hanno la possibilità di interagire in modo dinamico con i propri stati interiori anziché seppellirli.
Molte volte, ciò che sembra uno svantaggio materiale è una grande risorsa dal punto di vista spirituale, anche se di solito tendiamo a non rilevarla.

Alla nascita non ci hanno fornito un magico libretto di istruzioni, ma sappiamo che la nostra intenzione è tutto, ha un enorme potere trasmutativo.
L’atteggiamento che ci serve per trovare la nostra via, cioè il nostro modo di sciogliere i nodi, è quello di esercitare una granitica determinazione e una osservazione spietata di noi stessi. Coltivando giorno per giorno, ora per ora, questi due elementi, tutto si può affrontare e i risultati arrivano sempre, indipendentemente dalle tecniche di meditazione, di preghiera o di pulizia energetica che sceglieremo di seguire (la compassione verso di sé… viene dopo! come effetto naturale del diradarsi delle ombre).

3. L’interferenza degli antenati

Oltre a questi problemi completamente ignorati dai genitori, le persone molto giovani si trovano ad affrontare anche un altro tipo di traumi invisibili: quelli collegati ai loro antenati. Una volta terminata l’infanzia, i traumi irrisolti degli antenati, compresi quelli dei genitori, bussano alla porta. I giovani, dunque, sentono di doversi fare carico dei guai delle generazioni precedenti. E tendono a farlo sempre, anche se in modo inconscio e non riconosciuto.

I motivi di questi blocchi nell’albero genealogico sono spesso traumi legati all’esclusione degli antenati dal gruppo familiare: allontanamenti per comportamenti inadeguati, antisociali, criminali, ma anche dovuti alla guerra o all’emigrazione o all’essere “diversi”.
Anche gli aborti, naturalmente, fanno parte di queste memorie traumatiche legate alla non accettazione e all’esclusione dal clan familiare.
L’entità, l’antenato/a escluso, bussa incessantemente ad una porta che per lui è chiusa, e non smetterà finché qualcuno non lo ascolterà.
Gli adolescenti si fanno inconsciamente carico di queste eredità familiari irrisolte e anche se nessuno se ne accorge (a partire da loro stessi, dato che nessuno è in grado di spiegarglielo) una grossa parte delle loro energie è impegnata nel tenere a bada questo tipo di influssi che gravano su di loro come un destino.
Ovviamente non tutte le famiglie e le stirpi hanno gli stessi vissuti, ce ne sono alcune che ne hanno di più pesanti; ma a noi serve sapere che il motivo principale per cui tanti adolescenti appaiono depressi, disinteressati agli stimoli, fiacchi e aggressivi è che in realtà stanno facendo cose molto più impegnative che stare sdraiati sul divano, come invece sembra. E magari ci serve sapere questa cosa perché possiamo rapportarla al nostro vissuto personale, riconsiderandolo attraverso una nuova chiave di lettura.

4. La via della guarigione spirituale

Innanzitutto è bene ricordarci che, se siamo ancora vivi, vuol dire che in qualche modo siamo riusciti ad andare avanti, nonostante i fardelli familiari e personali che abbiamo dovuto portare, e portiamo, sulle spalle. Ma è fondamentale, per un processo di consapevolezza e di guarigione, essere al corrente della presenza di traumi irrisolti.
Una volta acquisite, queste informazioni lavorano nel subcosciente, anche se non ritenete o non sentite che abbiano un grande impatto sulla vostra vita. Quindi il consiglio è di lasciare un po’ di campo aperto al loro stimolo, senza opporvi ad esse con la razionalità.
Non è per caso che le società tradizionali prevedevano degli appositi riti di passaggio per l’ingresso nell’adolescenza.
Tra le altre cose, il rito in-forma, agisce direttamente sul materiale sottile, psichico, emotivo e fisico di cui siamo fatti.
Gli adolescenti della società occidentale sono in larga misura e da molti secoli lasciati a se stessi per quanto riguarda gli aspetti profondi della vita, anche se sembrano materialmente iper-accuditi.
Il rito di passaggio prevede per prima cosa la consapevolezza che qualcosa di nuovo stia per accadere nella propria vita. Qualcosa con cui bisogna necessariamente confrontarsi, ma che esiste ed è riconosciuto dalla comunità. In questo momento così difficile (e per alcuni soggetti anche pericoloso), nelle società tradizionali non si era lasciati soli con se stessi come lo si è oggi.

Dunque cosa possiamo fare per noi, adesso, ora? È forse troppo tardi per rimediare?
Possiamo ri-focalizzarci sulla nostra difficile età di passaggio, provando a leggerla con occhi nuovi, alla luce di informazioni che possono essere approfondite ed ampliate, ad esempio attraverso la psicogenealogia. Sono reperibili vari testi dedicati allo studio degli antenati, uno di essi è La sindrome degli antenati.
Ormai sono molte le tecniche a disposizione per lavorare sui blocchi energetici e sulle memorie degli antenati. Il problema maggiore è trovare degli operatori capaci. Ma ognuna di noi, se cerca in modo sincero, è destinata a trovare gli strumenti e le persone più adatti a sé.
La cosa più importante è prendere consapevolezza di questi meccanismi ancestrali che ci governano e… ci costruiscono, in particolare quando entriamo nelle fasi più impegnative della nostra vita.
Orientiamo l’intento e l’attenzione e il nostro inconscio lavorerà per noi. Così come è in grado di nascondere dentro di sé le nostre più grandi difficoltà, l’inconscio è anche il mezzo più potente e diretto per facilitare i processi di guarigione. Ora che siamo diventati grandi, possiamo rapportarci a lui in modo più creativo, lasciando che nuove informazioni lo compenetrino e abbandonando l’idea che ne abbiamo come di una ingovernabile ed oscura fonte di malessere.
Lasciamo fare alla guida del nostro Sé spirituale! Lo spirito è molto meno noioso di noi, molto più audace: diamogli spazio nel lavoro su noi stessi, sull’inconscio ancestrale, e vedremo come saprà stupirci.
Coltiviamo l’attesa: le strade che potremo prendere sapranno portarci molto lontano rispetto alla vecchia idea che abbiamo di noi e del nostro passato.

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