Raccontare l’orto: rabarbaro

Il RABARBARO
Classifichiamo il rabarbaro come un “frutto” in termini gastronomici semplicemente perché è ricco di acido. La parte della pianta che mangiamo non è un frutto ma uno stelo foliare. E come dessert, in Europa è un’introduzione abbastanza recente. Uno dei primi coltivatori che lo mise in commercio in Inghilterra, Joseph Myatt, di Deptford, ne mandò cinque mazzi al mercato di Borough nel 1810 e fu costretto a riportarne due a casa perché non erano conosciuti o desiderati. Perseverò comunque, e a poco a poco la gente apprese a conoscere il rabarbaro e ad apprezzarlo; all’inizio qualcuno fece l’errore di mangiarne le foglie, bollite, come gli spinaci, e ci fu anche chi ne morì. Questa esperienza non dovrebbe tuttavia farci temere i fusti. Molto tempo prima che fossero mangiate in Europa, le radici ci pervennero dall’Oriente per essere usate come medicamento. Tournefort chiamò la pianta ”Rhabarbarum” “una parola che si riferisce ad una radice originaria di regioni barbare: poiché si trova vicino al fiume Rha, noto col nome di Wolga in Moscovia”.
Grieve ci dà anch’egli questa etimologia, ma aggiunge che alcuni autori fanno derivare il nome dal greco rheo – scorrere – che si riferisce alle qualità purgative della pianta assai utili nel trattamento della dissenteria da bacillo, nei tempi anteriori alla scoperta degli antibiotici. Dal rabarbaro si estrae anche un vino estivo assolutamente delizioso.
LA COLTIVAZIONE
Piantatene un piede in un terreno lavorato a fondo e ben concimato. Quando avrà messo radici, ricoprite la pianta con un vaso o un secchio capovolti, per forzarla a primavera. Per raccogliere, tirate (non tagliate) i fusti, e non prendetene mai più di mezzo da una pianta per volta.
GLI USI
La coltivazione e l’uso culinario del rabarbaro non sono molto diffusi da noi; notissima invece è la sua fama come medicinale e tradizionali le squisite caramelle. Se lo avete nel vostro orto, quando germoglia potete coglierne i boccioli e cuocerli, lessandoli esattamente come se fossero cavolfiori: anche il sapore li ricorda ed è ottimo.
