PERCHÉ VI STA SULL’ANIMA ECKHART TOLLE

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Chi è Eckhart Tolle? Si tratta di quell’omino un po’ buffo, che ricorda vagamente un elfo con le orecchie a punta, che incanta da anni le platee di mezzo mondo e che ha venduto milioni di copie del suo primo e più famoso libro: “Il potere di Adesso”.

Ma perché, invece, a moltissime persone i contenuti del suo insegnamento provocano una forte resistenza se non addirittura un invincibile senso di rifiuto?

1) Primo motivo, forse il più banale: perché è uno che ce l’ha fatta. In primo luogo, è diventato molto famoso e molto ricco, e poi è seguito da ascoltatori adoranti, pronti a ridere a crepapelle quando arriccia il naso o gigioneggia parlando del suo gatto. E vabbé.
A dirla tutta, lui si è spinto un po’ oltre nella scala del successo. In un certo senso ha superato quello materiale ed è andato dritto verso il raggiungimento del successo metafisico: ha vissuto cioè un’esperienza di Liberazione spirituale.
Si tratta di uno stato che, molto probabilmente, nessuno di noi raggiungerà in questa vita.

Udii le parole “non opporre resistenza” dentro il mio petto. Mi sentivo risucchiato in un vuoto… Improvvisamente non ebbi più paura e mi lasciai cadere in quel vuoto. Fui risvegliato dal cinguettio di un uccello. Non avevo mai udito un suono simile. Avevo gli occhi ancora chiusi e vedevo l’immagine di un diamante meraviglioso (…) Per i successivi cinque mesi vissi in uno stato di profonda beatitudine. Tale abbandono doveva essere stato così completo che questo sé falso e sofferente era crollato. Allora, ciò che rimaneva era la mia vera natura di onnipresente io sono: consapevolezza allo stato puro prima dell’identificazione con la forma. Da “Il potere di Adesso”

 

Dal nostro stato di infelicità media è molto difficile accettare tutto questo. Non importa se sia vero quello che Tolle dice oppure no, la sua condizione dichiarata ci pone di fronte alla nostra, assai penosa, di poveri esseri incastrati nelle nostre resistenze. Di cosa si tratta?
Le resistenze di cui stiamo parlando corrispondono alle nostre difese e alle avversioni che proviamo.
L’insegnamento di Tolle, o anche solo l’irritazione che produce, sono alcune delle tracce più efficaci per rivelare le resistenze e quindi lavorare su di esse. Lui lo chiama anche: dire “no” alla vita.

Se vogliamo comprenderne la nostra vera natura, abbiamo bisogno di guardare il malessere che ci fa dire “no”. No all’idea di accettazione, no all’idea di imparare a sospendere il giudizio (“perché la vita è ingiusta ed è ingiusto accettarla così com’è”).
Tutti i nostri “No”, ci ricorda Tolle, sono prima di tutto dei “no” alla vita.
Quella che dice “no” è una parte comune a tutti gli esseri umani, corrisponde ad una sofferenza arcaica, antica. Costituisce una delle matrici dell’Ombra.
Non è così complicato lavorare sulle resistenze, una volta che si capisce il trucco: basta guardare il “no” mentre lo pronunciamo.
Però occorre allenarsi in questo esercizio, perché è un movimento interiore che non ci viene spontaneo, viaggia in senso opposto alle nostre tendenze acquisite. E nei primi tempi può risultare faticoso metterlo in pratica. Vediamo meglio questo aspetto nel prossimo punto:

2) Secondo motivo: non sopportiamo il nostro malessere e vogliamo uscirne in fretta.

Invece Tolle sembra non solo prenderla molto alla lontana e con molta calma, ma pare anche che, ascoltato fino alla fine il suo discorso, non dica niente di nuovo.
E infatti, perché mai dovrebbe dire qualcosa di nuovo? Gli esseri umani, nel profondo, funzionano allo stesso modo da millenni. Cambiano solo le forme delle nevrosi a seconda dell’epoca e delle strutture sociali.
Riguardo ciò, Tolle ci fa un grandissimo favore: ci spiega in termini comprensibili e adatti alle donne e agli uomini occidentali di oggi, la base del nostro “funzionamento animico”.
In realtà gli accorgimenti da adottare non sono numerosi. Il grosso del lavoro da fare è concentrato sulla necessità di abbassare le resistenze.

Ma perché è così indispensabile focalizzarci sui nostri meccanismi di difesa? Per un motivo molto importante: per riuscire ad accettare l’insegnamento.

Rassegnamoci: ci va del tempo per comprendere, e poi del tempo per mettere in pratica, ciò che Tolle insegna. Ma una volta compreso, il meccanismo è acquisito per sempre.
Naturalmente la nostra più o meno consapevole opposizione è un forte ostacolo per riuscire a sperimentare la capacità (che tutti noi abbiamo) di essere più presenti.
Per questo bisogna avere un po’ di pazienza e iniziare a considerare gli ostacoli interiori non solo come parte integrante del lavoro, ma come il motore del lavoro stesso.
Non abbiamo l’abitudine a ragionare in questi termini senza innervosirci, e un’ulteriore difficoltà sarà la non immediatezza dei progressi. Ma se manteniamo salda la nostra intenzione il risultato arriverà.

Possiamo restare in agguato, osservando i nostri avversari interiori senza reagire subito.
Chi ha sentito parlare della “tecnica dell’agguato” degli sciamani raccontati da Castaneda? Vediamo come si comportano, come si muovono, che abitudini hanno Lo sconforto, Il fastidio, Il cinismo, La depressione, L’insofferenza, La sfiducia. E mentre li osserviamo, cerchiamo le tecniche da usare per riuscire ad abbandonarli, per trovarli sempre meno interessanti, come dei conoscenti del passato le cui nevrosi non ci attirano più. Ne Il potere di Adesso possiamo trovare quello che ci serve, se riusciamo a maneggiare L’insofferenza con un po’ di abilità e di lungimiranza.
E così veniamo al prossimo punto:

3) Terzo motivo: Abbiamo aspettative troppo alte. Essere competitivi nella nostra società aiuta a vivere con più agio rispetto a chi non lo è… Almeno nel breve periodo.
Ma le regole della competizione non funzionano un granché bene se applicate al campo della ricerca interiore. Voler raggiungere a tutti i costi un risultato può essere una utilissima attitudine mentale, se però ci troviamo di fronte ad un insegnamento il cui messaggio fondante è che non c’è nessun risultato da raggiungere, può diventare difficile non impazzire!
Come diceva Osho, “la vita spirituale è fatta di tanti apparenti paradossi”!
Il miraggio di diventare come Eckhart Tolle, di raggiungere l’illuminazione, di trascendere la sofferenza in un istante, può anche trasformarsi in un dolore quando si rivela irraggiungibile.
È più efficace ragionare non in termini di traguardi da raggiungere, ma di intenzioni da coltivare. I traguardi rischiano di diventare l’innesco di una tragica gara con noi stessi, mentre le intenzioni, se sono ben scelte, possono diventare un nutrimento eccezionale per la nostra ricerca interiore, un alimento delicato che ci aiuta a cambiare senza che nemmeno ce ne accorgiamo.
Pretendere troppo da noi stessi è un atteggiamento molto diffuso che produce massicce dosi di frustrazione, soprattutto quando approcciamo l’ambito spirituale. Qui non è possibile accelerare i tempi, ci viene imposta una gradualità nei progressi, talvolta problematica da accettare.
Non possiamo nemmeno giocare la nostra gara sugli altri, perché non siamo in grado di conoscere davvero le loro vite, i travagli che hanno ogni volta preceduto i loro risvegli.
Quasi tutti i grandi mistici e le grandi mistiche ci hanno descritto delle fasi tremende della loro vita, delle “Nere notti dell’anima”. Anche Eckhart Tolle racconta molto approfonditamente la disperazione di tanti suoi giorni.

Non sappiamo a che punto ci troviamo del nostro cammino. Di certo, oltre all’intenzione ci serve anche una buona dose di onestà. Ovvero: pretendiamo molto, ma lo sappiamo, in fondo, cosa andiamo cercando? Aspiriamo alla Liberazione? Sapremmo rinunciare, ad esempio, a tutti i nostri attaccamenti? Se non ne siamo così certi, la legge non scritta della gradualità dei progressi spirituali ci sta senza dubbio alleggerendo di un grande peso.

Se invece riteniamo di avere delle certezze riguardo i nostri desideri e le nostre delusioni, possiamo provare a meditare su ciò che una volta disse Sri Krishnamurti. Si tratta di una domanda:
“Se io in questo momento vi regalassi una scatola dicendovi: ecco, lì dentro c’è la vostra Liberazione, basta aprirla e sarete Liberi… Voi la aprireste?”

 

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