DUE MAESTRI, UN’UNICA VIA (cap. 8)

| di GAIA S. LAMON |
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~ La relazione come pratica spirituale ~

“È bello pensare che noi tutti costituiamo una sola ‘famiglia umana’ “ (Assagioli)

In ciò che Tolle passa a dire nella parte conclusiva del libro, sulle relazioni, troviamo molto della pratica del counseling psicosintetico. Innanzi tutto c’è un “saper essere”, che è alla base di qualunque relazione di aiuto. Il saper essere implica una buona conoscenza di sé, e poi un buon livello di accettazione di quello che siamo. All’inizio del percorso che abbiamo fatto in questi tre anni non capivo bene in cosa consistesse, ma col tempo ho compreso che si tratta essenzialmente della capacità essere in contatto con quello che proviamo, che emerge dentro di noi, mentre stiamo con l’altro e di saperlo esprimere in modo congruente. Come dice O’Leary in “Counseling alla coppia e alla famiglia”, “l’aspetto fondamentale della congruenza consiste nella consapevolezza, da parte del counselor, delle emozioni, delle risonanze e dei vissuti che costituiscono la sua esperienza (Rogers) e che spesso gli richiamano aspetti della propria vita. Tali elementi, se non correttamente percepiti, comportano rischi di identificazione e/o di proiezione nei confronti dei clienti”.
Prima di iniziare una seduta, una delle domande che Rogers si poneva era: ” Sono in grado di essere in un modo tale da essere percepito dall’altro come affidabile, leale e coerente in senso molto profondo?”
Un tema molto ricorrente nei testi che abbiamo letto durante il nostro percorso riguarda proprio i meccanismi che scattano dentro il counselor mentre si trova ad avere a che fare un cliente, per esempio atteggiamenti difensivi oppure proiettivi. La capacità di essere congruenti e anche di avere uno sguardo positivo incondizionato sull’altro dipende in buona parte dal livello di accettazione che abbiamo di noi stessi. Tra l’altro molto spesso siamo decisamente più magnanimi con gli altri che verso noi stessi!
Questo tipo di accettazione ci offre dei grandi vantaggi, perché come abbiamo visto, ci permette di essere più liberi e aperti, sia verso la vita che verso gli altri con cui entriamo in contatto. Lasciare che gli altri siano quello che sono, è un grande dono che possiamo fare a noi e a tutta l’umanità in cammino… Non prefiggerci delle mete, non imporle, lasciare che la vita si manifesti anche quando è “difficile”. Questo atteggiamento è fondamentale per potere esprimere una sincera vicinanza, un contatto profondo. Quando siamo congruenti non abbiamo bisogno di difenderci, e anche l’altro sente meno questo bisogno, che spesso nelle relazioni è così disperato.
Nella dimensione della congruenza, dello sguardo positivo incondizionato, può allora, finalmente, avere luogo l’ascolto. Essere capaci di ascoltare è un “saper fare”, un’arte che si impara, perché è non solo un atteggiamento, ma una azione molto intensa e sottile, anche quando avviene nel silenzio. L’ascolto richiede anche un paziente allenamento, e implica un saper stare con l’altro senza giudizio e senza aspettativa. Restare in ascolto vuol dire accogliere. Chi davvero ascolta, nel senso più profondo del termine, sta dicendo all’altro: “io sono con te, senza condizioni”.
Come ci ricorda Tolle, è un modo di dire “sì alla vita”, qualunque cosa essa ci porti. L’arte dell’ascolto, come abbiamo visto, è fondamentale sia nel counseling che nella nostra vita quotidiana, per esempio nei rapporti di coppia e nei rapporti familiari. In molti campi, l’arte di ascoltare implica saper utilizzare il silenzio, per dare spazio all’altro, per farlo sentire compreso e riconosciuto. Nella pratica del counseling, all’ascolto seguono delle riformulazioni, che sono molto importanti per comunicare a chi abbiamo davanti che “sono qui con te e desidero dedicarmi a comprendere fino in fondo quello che mi stai dicendo”. Come abbiamo visto anche nella pratica del counseling di coppia, la capacità di ascoltare e riformulare sono sempre importanti per fare crescere la relazione perché allenano non solo alla comprensione (a volte con tutta la buona volontà si può anche non capire!) ma soprattutto al rispetto per l’altro.
Lavorare sull’accettazione, sull’apertura, su una maggiore libertà dagli schemi, come abbiamo visto fin’ora, è utile anche per affrontare le crisi quando arrivano. Perché dobbiamo vederle solo come delle catastrofi? Il counseling psicosintetico ci insegna che ogni crisi rappresenta un’opportunità. Molto spesso un’opportunità di cambiare. Allora possiamo provare a dire “sì” a ciò che arriva, anche se ci mette in difficoltà. Come suggerisce anche Brown noi possiamo, quando siamo di fronte a un momento duro, agire e pensare come se lo “avessimo scelto noi”, come se lo avessimo voluto. In una prospettiva psicosintetica, ogni crisi è un messaggio che il nostro Sé ci sta inviando… sta a noi lavorare per riuscire ad accettarlo e ad utilizzarlo nel modo migliore! Ecco come Tolle parla delle crisi nelle coppie:

Nelle relazioni, ogni crisi rappresenta non soltanto un pericolo, ma anche un’occasione. Se le relazioni danno energia e ingrandiscono gli schemi mentali egoici e attivano il corpo di dolore, come avviene attualmente, perché non accettare questo fatto anziché cercare di sfuggirlo? Perché non cercarne la collaborazione invece di evitare le relazioni o continuare a inseguire il fantasma di un compagno ideale come risposta ai vostri problemi?
Con il riconoscimento e l’accettazione dei fatti giunge anche un grado di libertà da questi. Per esempio, quando sapete che non siete in pace, il vostro sapere crea uno spazio tranquillo che avvolge la vostra mancanza di pace in un abbraccio affettuoso e tenero e quindi trasmuta in pace la mancanza di pace.
Non potete trasformare voi stessi e certamente non potete trasformare il vostro partner o chiunque altro. Tutto ciò che potete fare è creare uno spazio (di consapevolezza) perché avvenga la trasformazione, per fare entrare la grazia e l’amore.

Quindi il suo suggerimento va, ancora una volta, nella direzione di un attento ascolto interiore finalizzato a vedere cosa ci capita dentro, proprio mentre le cose “capitano”. È da notare la forte vicinanza con quanto ho esposto fin’ora sulla pratica del counseling psicosintetico:

Allora quando la vostra relazione non funziona, quando fa emergere la “pazzia” in voi e nella persona amata, siatene felici. Ciò che era inconsapevolmente viene portato alla luce. È un’occasione per la salvezza.. In ogni momento, state con la conoscenza di quel momento, in particolare del vostro stato interiore. Se vi è collera, sappiate che vi è collera. Sappiate conoscere la realtà di quel momento e mantenetene la conoscenza. Il rapporto allora diventa il vostro sadhana, la vostra pratica spirituale. Inconsapevolezza e sapere non possono coesistere a lungo, nemmeno se il sapere è soltanto nell’altra persona e non in quella che agisce sulla base dell’inconsapevolezza. La forma di energia che sta dietro l’ostilità e l’attacco trova intollerabile la presenza dell’amore. Se voi reagite in qualunque modo all’inconsapevolezza dell’altra persona, diventate anche voi inconsapevoli.

Mai prima d’ora le relazioni sono state altrettanto problematiche e conflittuali come lo sono adesso. Ma tali rapporti non sono qui per renderci felici e appagati. Se voi continuate a perseguire il fine della salvezza attraverso una relazione, continuerete a restarne delusi. Ma se accettate che la relazione sia qui per rendervi consapevoli anziché felici, allora il rapporto vi offrirà davvero salvezza, e voi potrete allinearvi alla consapevolezza superiore che vuole nascere in questo mondo.

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