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	<title>Due Maestri, un&#039;unica Via Archivi - FarsiForza.org</title>
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		<title>DUE MAESTRI, UN&#8217;UNICA VIA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alma]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Sep 2019 06:57:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Due Maestri, un'unica Via]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.farsiforza.org/2019/09/25/due-maestri-ununica-via/">DUE MAESTRI, UN&#8217;UNICA VIA</a> proviene da <a href="https://www.farsiforza.org">FarsiForza.org</a>.</p>
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					<h2 class="entry-title">DUE MAESTRI, UN&#8217;UNICA VIA</h2>
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				<div class="et_pb_text_inner">Incontro tra la psicosintesi di Roberto Assagioli<br />
e l’insegnamento di Eckhart Tolle</div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p> | di GAIA S. LAMON | </p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Tesi del Corso di Counseling Psicosintetico &#8211; <br /> Istituto Internazionale di Psicosintesi Educativa</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p> ~ Introduzione ~ </p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Non è sempre facile capire dove cercare. A volte inciampiamo negli incontri, nei libri, nei suggerimenti quasi per caso. Altre volte la vita si fa un po&#8217; pregare e richiede non solo ricerca costante, ma anche un po&#8217; di ostinazione.<br /> Di sicuro alla maggior parte di noi non è capitato, né capiterà, di ricevere una risposta netta e precisa agli interrogativi &#8220;chi sono, cosa sono venuto\a a fare qui?&#8221;, o una grande ed improvvisa illuminazione. Ma forse ci accadrà di scoprire di fare parte di un grande gruppo di esseri umani in cammino, nella buona e nella cattiva sorte, e di comprendere che in questa ricerca non siamo soli. Altri ci hanno preceduti sul sentiero, alcuni grandi Maestri sono comparsi nella storia dell&#8217;umanità per indicarci una direzione e spiegarci che ciò che ci domandiamo (e anche l&#8217;angoscia che proviamo nel non avere facili risposte), non è solo il frutto di una nevrosi, di una colpevole incapacità di vivere o di essere &#8220;normali&#8221;, bensì una condizione universale che condividiamo con milioni di altri esseri.<br /> A partire dal primo libricino di “Siddharta” che qualcuno ci regalerà da adolescenti, o dall’”Autobiografia di uno Yogi” letto di notte vicino a un falò, inizieremo probabilmente a scoprire che voci lontane nel tempo e nello spazio, ma al tempo stesso vicine, ci parlano in tanti modi diversi della realtà, della vita, di noi. Scopriremo forse l&#8217;universo fino ad allora sconosciuto dei grandi maestri e maestre che vissero in Oriente, delle loro parole, delle loro opere. Ci sembrerà allora che qualcuno abbia percorso i nostri stessi dubbiosi passi e che un esercito di filosofi, di poeti, di veggenti, di yogi, di eroi, sia vissuto in qualche modo per arrivare a parlarci, e che proprio per questo le loro vite abbiano avuto un senso e che questo senso sia davanti a noi, ma ancora da esplorare.<br /> Una sapienza antica ci parla, e ci chiama: a riflettere, a praticare la meditazione, ad ascoltarci, a vivere più saggiamente, ad accettare i nostri limiti per poi superarli, a cambiare&#8230;<br /> Ecco come Roberto Assagioli si esprime sulla Bhagavad-Gita, uno dei fondamentali testi dell&#8217;antica sapienza indiana <em>&#8221; &#8230;la psicologia introspettiva degli indiani, specialmente riguardo gli stati più elevati di coscienza, arrivò ad un tal punto di complessità e profondità da superare di gran lunga la psicologia contemporanea&#8221;</em>.<br /> Non possiamo però ignorare il fatto che siamo persone nate e vissute in Occidente, molti secoli (se non millenni) dopo che quelle luminose parole furono scritte. Qualcosa si interpone tra noi e loro, a volte non riescono a parlarci in modo diretto e chiaro, e noi non riusciamo a sentirle fino in fondo, rischiando di perderci negli infiniti rivoli di questa conoscenza. Ci si può chiedere come integrare questo patrimonio così prezioso nelle nostre vite: perché è così difficile, se non impossibile, &#8220;fermare i pensieri&#8221;? Perché questo &#8220;io&#8221; resta così complicato da afferrare e da definire? Come mai nonostante tutti gli sforzi, troppe voci continuano ad affollare i pensieri e le emozioni a confonderci? Esisterà un insegnamento in grado di farci approdare ad una maggiore calma, ad una più profonda centratura e conoscenza di noi senza che ogni sforzo risulti vano e ogni risultato poco duraturo?<br /> Come dice Assagioli, la psicologia introspettiva degli indiani è stata ed è qualcosa di eccezionale. Il problema che io ho incontrato leggendo alcuni dei loro testi sacri, è stato, come dicevo, quello di molti: e cioè la loro lontananza dalla mia, dalle nostre strutture psicologiche.<br /> A colmare questo vuoto, alla fine dell&#8217;Ottocento comparve, in Europa e in America, la Teosofia. Io mi sono imbattuta nei libri dei teosofi più di dieci anni fa, e ne sono stata subito affascinata, proprio per la loro capacità di iniziare un processo di unione culturale e spirituale tra Oriente e Occidente. Grazie alla teosofia ho iniziato a conoscere la saggezza dei grandi Maestri, e ad approcciare con più facilità i temi che riguardano lo Spirito, la Vita eterna, l&#8217;Amore, il Servizio&#8230; Qualcuno, anche &#8220;qui da noi&#8221; era già consapevole di questi argomenti più di cento anni fa, e si prodigava per decifrarli e per diffonderli! Fu una bellissima scoperta.<br /> In questo contesto, la comparsa di Assagioli fu un evento quasi provvidenziale. Ricordiamo che non solo lui fu un grande teosofo, ma per prima lo fu sua mamma, che lo iniziò a queste conoscenze. Assagioli rappresenta un altro, fondamentale, &#8220;anello mancante&#8221; tra l&#8217;Oriente e l&#8217;Occidente. Ma la luminosità della sua presenza è resa più grande dal fatto che, da psichiatra, abbia iniziato a infondere nello studio scientifico della mente umana gli elementi della religione perenne, cioè della spiritualità. In questo è stato un grandissimo pioniere, avanti di cento anni rispetto ai suoi contemporanei. Ha iniziato a colmare quel divario di cui parlavo prima, tra la capacità ricettiva delle nostre menti e il valore di insegnamenti che altrimenti rischierebbero di essere per noi troppo lontani. Ha costruito, con una incredibile intuizione, un modello -il modello psicosintetico- che rappresenta il primo vero ponte tra la psicologia occidentale e il mondo dello spirito.<br /> Era quello che stavo cercando. Basterebbe prendere in considerazione soltanto gli esercizi di disidentificazione o le pagine dedicate alla descrizione del Sé, per rendersi conto di come l&#8217;intera psicosintesi sia&#8230;una <em>sintesi</em> tra i mondi. Non solo l&#8217;Est e l&#8217;Ovest, ma anche l&#8217;antico e il nuovo, l&#8217;ordinario e lo straordinario, l&#8217;alto e il basso, l&#8217;individuale e il collettivo, la mente e lo spirito!</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Ma Assagioli ha anche sempre desiderato, e dichiarato fortemente, che la psicosintesi doveva rimanere un modello inclusivo ed aperto agli apporti esterni. Forse persino troppo, come dicono alcuni critici. E&#8217; un dato di fatto, comunque, che spesso ci siano elementi esterni alla psicosintesi che mostrano di avere con essa vicinanza e punti in comune. Credo che l&#8217;importante sia non perdere mai di vista alcune mète che Assagioli aveva ben chiare, prima di tutto lo sviluppo della coscienza individuale e collettiva, la collaborazione tra le persone e tra i popoli, lo sviluppo di valori come la tolleranza, il pacifismo, i Retti rapporti umani. Da questo punto di vista l&#8217;integrazione con altre discipline, correnti, filosofie ed insegnamenti è non solo possibile, ma addirittura auspicabile.<br /> In questa prospettiva ho pensato che potevo provare ad offrire uno sguardo di tipo psicosintentico su uno dei maestri che, insieme ad Assagioli, ha accompagnato il mio percorso di crescita degli ultimi anni: Eckhart Tolle.<br /> Il suo insegnamento si inscrive nel solco della tradizione e della prospettiva psico-spirituale di cui ho parlato e ha moltissimi punti di contatto, nella sua pratica, con le indicazioni della psicosintesi. Mi sono sentita di provare a fare questo confronto perché ho sperimentato in prima persona l&#8217;efficacia delle sue parole. E tengo molto a dire che tutti gli aspetti su cui mi sono soffermata nella tesi, li ho vissuti e continuo a viverli ogni giorno. Ho scelto di parlare non solo di quello che ho appreso in questi anni, ma soprattutto di ciò che ho imparato a fare &#8220;mio&#8221;, e che è diventato per me una continua pratica interiore quotidiana. Ma chi è Eckhart Tolle? E che cosa è &#8220;Il potere di Adesso&#8221;?<br /> Come si legge nelle sue note biografiche, Eckhart Tolle è un autore e maestro spirituale nato in Germania. Ha studiato alle università di Londra e Cambridge, ma all’età di 29 anni una profonda trasformazione interiore ha cambiato radicalmente il corso della sua esistenza.<br /> Il “New York Times” ha definito Eckhart Tolle come “l’autore spirituale più famoso negli Stati Uniti” e lo ha inserito nella classifica delle “persone più influenti al mondo a livello spirituale”.<br /> <em><strong>Il Potere di Adesso</strong></em> di Eckhart Tolle, pubblicato nel 1997 e tradotto in 33 lingue, è stato al primo posto nella classifica dei best seller del “New York Times”. Questo e il suo libro successivo, <em>Un nuovo mondo</em>, sono ampiamente riconosciuti come due dei più importanti libri spirituali del nostro tempo e hanno venduto più di dieci milioni di copie in tutto il mondo.</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Tolle dunque è diventato un &#8220;Maestro di presenza&#8221; in seguito a una serie di profonde crisi esistenziali che lo hanno fatto approdare a quella che nella vita di diversi mistici è stata chiamata l&#8217; &#8220;oscura notte dell&#8217;anima&#8221; e che è stata ben descritta, insieme ad altri, da S.Giovanni della Croce. Ecco come racconta Tolle la sua esperienza:<br /> <em>&#8220;Il silenzio della notte , i vaghi contorni della stanza buia: tutto sembrava così estraneo ed ostile e così totalmente privo di senso da provocarmi un profondo disgusto per il mondo. La cosa più disgustosa di tutte era però la mia esistenza. Che senso aveva continuare a vivere con questo fardello di infelicità?Perché proseguire questa lotta?Sentivo una profonda brama di annullamento, diveniva più intensa del desiderio istintivo di continuare a vivere. Non posso più vivere con me stesso&#8221;</em><br /> A questa crisi terribile fece seguito, il mattino dopo, la sua straordinaria esperienza di Risveglio. <em>&#8220;Udii le parole &#8220;non opporre resistenza&#8221; dentro il mio petto. Mi sentivo risucchiato in un vuoto&#8230; Improvvisamente non ebbi più paura e mi lasciai cadere in quel vuoto. Fui risvegliato dal cinguettio di un uccello. Non avevo mai udito un suono simile. Avevo gli occhi ancora chiusi e vedevo l&#8217;immagine di un diamante meraviglioso (&#8230;) Per i successivi cinque mesi vissi in uno stato di profonda beatitudine. Tale abbandono doveva essere stato così completo che questo sè falso e sofferente era crollato. Allora, ciò che rimaneva era la mia vera natura di onnipresente io sono: consapevolezza allo stato puro prima dell&#8217;identificazione con la forma&#8221;</em>.<br /> Di fatto Tolle passò i successivi mesi di cui racconta seduto sulla panchina di un parco, in uno stato di contemplazione. Piano piano diverse persone cominciarono ad avvicinarlo, per parlare con lui e chiedergli come e cosa stava vivendo (anche perché, da fuori, appariva un po&#8217; strano!). Lentamente riacquistò il contatto con il mondo materiale dopo quella meravigliosa esperienza di vetta, e iniziò a spiegare a chi lo avvicinava il senso della profonda trasformazione che ne era conseguita. In pochi anni, attraverso il continuo contatto con le persone, è diventato uno dei più famosi insegnanti spirituali del mondo.<br /> La preziosità del suo insegnamento non consiste però nella descrizione di uno stato di estasi che tra l&#8217;altro nessuno di noi potrà mai probabilmente sperimentare. Tolle si dedica ad insegnare come immergerci, nel nostro piccolo e ogni giorno, in uno stato di Presenza sempre più intenso. Ci insegna, attraverso il lavoro di disidentificazione, ad entrare in modo sempre più profondo in contatto con l&#8217;Io, ad &#8220;abitarlo&#8221; stabilmente. A vivere pienamente il momento presente, ad essere con tutti noi stessi quello che siamo, senza rifiuto e senza giudizio. Come dice lui: a vivere nell&#8217;Adesso.<br /> In questo breve viaggio alla scoperta di Tolle e delle sue connessioni con il pensiero di Assagioli, esplorerò diversi argomenti che di fatto costituiscono i pilastri della psicosintesi, arricchiti di nuovi spunti. Parlerò di identificazione e disidentificazione, dell&#8217;Io e del Sé, del superconscio e delle subpersonalità, della stella delle funzioni, di pensieri, emozioni, corpo, di accettazione e di Retti rapporti umani&#8230; buona lettura!</p></div>
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		<title>DUE MAESTRI, UN’UNICA VIA (cap. 1)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alma]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Sep 2019 08:29:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Due Maestri, un'unica Via]]></category>
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					<h2 class="entry-title">DUE MAESTRI, UN’UNICA VIA (cap. 1)</h2>
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				<div class="et_pb_text_inner"> 1<br />
 ~ Emozione ~ </div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p><em>&#8220;Dovunque siate, siateci totalmente&#8221;</em></p>
<p>Per chi ha seguito un percorso in psicosintesi educativa, è facile comprendere, già da una prima lettura, quanti siano i punti di contatto che questa ha con l&#8217;insegnamento ed il metodo di E. Tolle.<br /> Ne &#8220;Il potere di Adesso&#8221; Tolle sceglie di partire affrontando in modo molto diretto i problemi interiori più immediati che toccano intensamente le persone alla ricerca di un loro equilibrio, ed in particolare coloro che per tanti motivi si trovano a percorrere il millenario Sentiero Spirituale: <em>una via piena di gioie ma anche di insidie</em> (Assagioli), di grandi rivelazioni e anche di sofferenza.<br /> Siccome è un insegnante molto concreto, Tolle si rivolge subito a due importanti aspetti che governano gli esseri umani: il tumultuoso mondo delle emozioni, e il forte potere del pensiero. Parte cioè, in termini psicosintetici, analizzando due funzioni: <em>la funzione emozione</em> e <em>la funzione pensiero</em>, e inizia a spiegarci come esse agiscono su di noi e in quale modo (nuovo) possiamo provare a gestirle senza reprimerle, utilizzando al massimo la loro energia.<br /> Direi quindi che i primi argomenti che si possono esplorare per trovare degli avvincenti parallelismi con la psicosintesi sono proprio:<br /> 1 la funzione mentale, la funzione emotiva<br /> 2 lo stato di presenza, la capacità di dimorare nell&#8217;Io</p>
<p>Prima di riportare uno dei passi iniziali del &#8220;Potere di Adesso&#8221; penso che sia utile accennare brevemente a quella che in psicosintesi viene chiamata &#8220;Stella delle funzioni&#8221;, in modo da rendere da subito chiaro come il discorso di Tolle si intersechi con quello di Assagioli e come entrambi possano rappresentare una grandissima fonte di arricchimento l&#8217;uno per l&#8217;altro.</p>
<p>Assagioli ha proposto una sua classificazione delle funzioni psichiche, e una rappresentazione del loro modo di essere e di agire. Per la psicosintesi le funzioni sono sette: 1 sentimento, 2 emozione, 3 istinto, 4 immaginazione, 5 pensiero, 6 intuizione, 7 Volontà.<br /> Ognuna delle funzioni ha un insieme di caratteristiche peculiari, che la rende unica ed indispensabile.<br /> <em>La sensazione</em> veicola le informazioni che vengono ricevute dall&#8217;esterno tramite i sensi, riguarda quindi l&#8217;area dello stimolo-reazione, è la funzione più &#8220;fisica&#8221;, che induce le reazioni emotive. È fondamentale non perdere il contatto con la sensazione, ma bisogna stare attenti al tipo di reazioni emotive che contribuiscono a creare, perché possono essere fuorvianti.<br /> <em>L&#8217;impulso-desiderio</em> è la molla che si trova dietro ad ogni reazione e ad ogni azione umana; tutti siamo mossi e spinti dai desideri, da quelli più terreni ed erotici fino alle aspirazioni spirituali, che portano a compiere azioni umanistiche e umanitarie. <em>L&#8217;emozione-sentimento</em> rappresenta il fuoco, l&#8217;energia della vita, mentre il <em>Pensiero</em> è la capacità di ragionare, raccogliere dati, confrontarli, dedurre e comprendere. Ma le emozioni, i desideri e l&#8217;immaginazione, come spiega Assagioli nelle leggi della psicodinamica, tendono continuamente ad alterare il pensiero, ad interferire con esso, a farlo deviare. Questo è un argomento che torna molto spesso, come si vedrà più avanti, anche nella visione di E. Tolle. <em>L&#8217;immaginazione</em> crea ed evoca immagini e sensazioni di ogni tipo. L&#8217;uso dell&#8217;immaginazione creativa si basa infatti sulla legge psicologica per la quale &#8220;ogni immagine tende a tradursi in azione&#8221;.<br /> La capacità di governare questa funzione è molto importante in psicosintesi perché viene utilizzata in specifici esercizi dal potenziale enorme per il miglioramento della vita quotidiana.<br /> <em>L&#8217;intuizione</em> (da in-tuere, &#8220;vedere dentro&#8221;) ci aiuta ad avere una visione profonda della realtà, che esula dai diktat del razionalismo. Ci mette in contatto intimo con le cose, scorge l&#8217;invisibile nel visibile, attraversa la superficie e risale alla sorgente. È la funzione psichica che capta le energie transpersonali e le convoglia, seppure per brevi lampi, nel capo della consapevolezza.</p>
<p>La capacità di armonizzare le funzioni e la loro energia è compito dell&#8217;Io, che agisce proprio tramite una di esse: <em>la Volontà</em>. La connessione molto stretta tra la Volontà e l&#8217;Io, inteso come centro di autocoscienza, è uno dei punti fondanti della psicosintesi perché la volontà è lo strumento (&#8220;la metafunzione&#8221;) che l&#8217;Io utilizza per esprimersi nel mondo.<br /> Il modello proposto da Assagioli è rappresentato graficamente da una stella a sei punte, in cui ogni raggio rappresenta una funzione. Tutte quante fanno da corona alla funzione della Volontà, che, come ho detto in altri termini, agisce come specifica e privilegiata funzione della coscienza.<br /> La condizione esistenziale e costante di tutti noi è però quella di avere una stella della funzioni non ben equilibrata; abbiamo cioè sviluppato alcune funzioni più di altre, oppure ci siamo identificati con una sola di esse, a volte magari rinunciando completamente ad utilizzarne o anche solo a &#8220;vederne&#8221; altre. Per rendercene conto può essere utile ad esempio utilizzare il disegno per provare a rappresentare la nostra Stella, dopo avere riflettuto approfonditamente sulla sua composizione&#8230; e basta provare per avere alcune interessanti sorprese!<br /> Ma come si può raggiungere un migliore equilibrio tra le funzioni?<br /> Di fatto, per la psicosintesi l&#8217;uso armonico e regolato delle funzioni dipende proprio dall&#8217;Io e dal suo strumento di azione e manifestazione nel mondo, la Volontà. Ma perché l&#8217;Io possa muoversi armonizzando e coordinando le funzioni, è necessario che abbia recuperato una indispensabile libertà dalle identificazioni con i vari contenuti psichici. Entra quindi in gioco il fondamentale tema della Presenza nell&#8217;Io, che è legato alla nostra capacità di identificarci con esso (auto-identificazione) e, contemporaneamente, alla capacità di disidentificarci dagli altri contenuti.<br /> Le prime funzioni che dobbiamo curare per portarci ad una condizione di equilibrio, per E. Tolle, sono proprio <em>la funzione emozione e la funzione pensiero</em>, perché, sostiene, la mente e le emozioni, nel mondo in cui viviamo, hanno assunto uno spazio abnorme e in un certo senso divorante, allontanandoci definitivamente dalla nostra vera e più profonda natura. È importante ricordare che il concetto della nostra &#8220;natura più vera e profonda&#8221; è una delle definizioni che gli psicosintetisti danno dell&#8217;Io&#8230;<br /> Sia per la psicosintesi che per E. Tolle, l&#8217;allontanamento da questo centro di coscienza e la tendenza che abbiamo a confondere in nostri stati emotivi e mentali più frequenti con il nostro Io, cioè a identificarci con essi, rappresenta una delle radici del dolore degli uomini e delle donne del nostro tempo.<br /> Su come risalire da queste radici di dolore, su come tornare al nostro Centro e provare a ridisegnare la nostra Stella, E. Tolle inizia a parlarci così:</p>
<p><em>&#8220;Più vi identificate con il vostro pensiero, con quello che vi piace e non vi piace, con i vostri giudizi e interpretazioni, vale a dire meno siete presenti come consapevolezza osservante, più forte sarà la carica emozionale, che ve ne rendiate conto oppure no.</em><br /> <em>Se non riuscite a provare emozioni, prima o poi ne avrete esperienza a un livello puramente fisico, sotto forma di un disturbo o di un sintomo. Un forte schema emozionale può perfino manifestarsi come evento esterno che sembra limitarsi ad accadere a voi.</em></p>
<p><em>Se veramente volete conoscere la mente e le emozioni, il corpo ve ne darà sempre un riflesso veritiero, per cui bisogna a) osservare l&#8217;emozione oppure b) sentirla nel corpo. Se vi è un apparente conflitto&#8230; il pensiero sarà la menzogna, l&#8217;emozione la verità. La differenza è che, mentre il pensiero è nella vostra testa, l&#8217;emozione ha una forte componente fisica e pertanto viene avvertita principalmente nel corpo. Allora potete consentire all&#8217;emozione di esistere senza per questo sottostare al suo controllo. Voi non siete più l&#8217;emozione, siete l&#8217;entità che la guarda, la presenza che la osserva.</em><br /> <em>Bisogna prendere l&#8217;abitudine di domandarsi: che cosa sta avvenendo dentro di me in questo istante? Ma non analizzate, soltanto osservate, focalizzate la vostra attenzione verso l&#8217;interno, percepite l&#8217;energia dell&#8217;emozione</em></p>
<p><em>Un&#8217;emozione di solito rappresenta uno schema di pensiero amplificato e carico di energia, e a causa della sua carica energetica spesso insostenibile non è facile inizialmente restare abbastanza presenti da poterla osservare. Vuole avere il sopravvento su di voi, e di solito ci riesce. <strong>Ma se vi lasciate trascinare da un&#8217;identificazione inconsapevole con l&#8217;emozione per mancanza di presenza, il che è normale, l&#8217;emozione temporaneamente diventa &#8220;Voi&#8221;</strong>.</em><br /> <em>Soffermandoci mentalmente sulla situazione percepita come causa dell&#8217;emozione, il pensiero fornisce energia all&#8217;emozione che a sua volta dà energia allo schema di pensiero e così via .</em><br /> <em>Sostanzialmente, tutte le emozioni sono variazioni di un&#8217;unica emozione primordiale indifferenziata che ha origine nella perdita di consapevolezza di ciò che siete aldilà del nome e della forma.&#8221;</em></p>
<p>Quindi per Tolle, ed è fondamentale, la radice della sofferenza, cioè questa &#8220;emozione primordiale indifferenziata&#8221; (dolorosa), risiede proprio nella perdita di consapevolezza. Lui sottolinea che crediamo, meglio, <em>pensiamo</em> di essere questa emozione, e a quel punto non abbiamo più alternative: possiamo solo stare male! Però proprio l&#8217;intensità dell&#8217;emozione che ci rende schiavi, è anche quella che ci può salvare. Infatti noi possiamo educarci a sentirla. Sentirla (anche nel corpo, come approfondirò più avanti) è il primo passo; poi possiamo passare ad osservarla. Nel momento in cui la osserviamo, noi siamo già, di fatto, disidentificati.<br /> Bisogna però stare anche attenti, come viene spiegato nelle successive righe che riporto qui sotto, ad una costante ulteriore insidia, che per Tolle è rappresentata dal pensiero, dall&#8217;attività mentale. Infatti noi siamo abituati ad usare la mente per fare fronte, in generale, ai problemi della nostra vita. Ma in realtà la mente &#8220;non può mai trovare la soluzione, perché è parte intrinseca del problema&#8221;. E questo accade perché, per risolvere una situazione emotiva sgradevole, noi cerchiamo disperatamente di ricorrere alla mente, cedendo però nell&#8217;identificazione con essa. In un certo senso è come cadere dalla padella alla brace perché &#8220;La mente mente&#8221;, come dicono i grandi Maestri orientali&#8230;</p>
<p><em>&#8220;Uno dei compiti principali della mente è combattere o eliminare quel dolore emozionale, il che è una delle ragioni della sua attività incessante. Ma in effetti più la mente cerca di sbarazzarsi del dolore, più grande è il dolore stesso. La mente non può mai trovare la soluzione perché è essa stessa parte intrinseca del problema.. Immaginiamo un capo della polizia che cerchi di scoprire un piromane quando questo è lo stesso capo della polizia. Voi non sarete liberi da tale dolore finché non smetterete di trarre il vostro senso del sé dall&#8217;identificazione con la mente, vale a dire l&#8217;ego. La mente verrà allora detronizzata e l&#8217;Essere si rivelerà come la vostra vera natura.</em></p>
<p><em>Quando imparate a essere testimoni dei vostri pensieri ed emozioni, il che è una parte essenziale dell&#8217;essere presenti, potete restare sorpresi quando per la prima volta vi rendete conto del &#8220;rumore&#8221; di fondo dell&#8217;inconsapevolezza ordinaria e capite quanto di rado, o mai, siete veramente a vostro agio con voi stessi.</em><br /> <em>Una volta che uno schema mentale, un&#8217;emozione o una reazione sono lì, bisogna accettarli. Non eravate abbastanza consapevoli così da avere scelta nella questione. Non è un giudizio, è un dato di fatto. Se aveste avuto scelta, o vi foste resi conto di avere una scelta, avreste privilegiato la sofferenza o la gioia, la serenità o il disagio, la pace o il conflitto?</em><br /> <em>Come è possibile che gli esseri umani si infliggano reciprocamente sofferenze di enormi proporzioni? Agiscono in questo modo perché sono in contatto con il loro stato naturale, con la gioia della vita interiore? Naturalmente no. (&#8230;) La vera accettazione trasformerebbe subito quei sentimenti. E se sapeste davvero in profondità che tutto &#8220;va bene&#8221;, come è stato detto, e che naturalmente è vero, avreste allora quei sentimenti negativi? Senza giudizio, senza resistenza a ciò che esiste, non nascerebbero&#8221;.</em></p></div>
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				<span class="et_pb_image_wrap "><img decoding="async" width="400" height="286" src="https://www.farsiforza.org/wp-content/uploads/2019/09/Legature14-fregio2.jpg" alt="" title="" srcset="https://www.farsiforza.org/wp-content/uploads/2019/09/Legature14-fregio2.jpg 400w, https://www.farsiforza.org/wp-content/uploads/2019/09/Legature14-fregio2-300x215.jpg 300w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" class="wp-image-3068" /></span>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>È interessante notare come Tolle sia interessato principalmente ai processi interiori; questo perché proprio attraverso di essi, in modo apparentemente paradossale, si può intensificare lo stato di presenza. (Ma come diceva un altro grande insegnante, Osho: &#8220;la vita spirituale è fatta di apparenti paradossi&#8221;!) Lo stato di presenza costituisce, secondo Tolle, la sola base dalla quale può avvenire la liberazione dalla sofferenza, sia emotiva che mentale. Ma non solo: come si vedrà più avanti, realizzare un buono stato di presenza è anche lo strumento ideale, se non l&#8217;unico, per coltivare un atteggiamento di accettazione verso se stessi e verso gli altri, creando le condizioni per una vera e profonda relazione.<br /> Anche in termini psicosintetici si può dire che Tolle individui come centrali i problemi che nell&#8217;essere umano sono creati dalle turbolenze nel campo emotivo e mentale. Prende cioè in considerazione le disarmonie di queste due importanti funzioni, che potremmo visualizzare con il disegno di una stella delle funzioni non equilibrata ed armonica. Tolle infatti parla in modo reiterato della continua identificazione che tutti noi mettiamo in atto con le nostre emozioni e quindi anche con gli schemi psicologici e comportamentali che continuamente agiamo senza rendercene conto. E qui c&#8217;è una perfetta convergenza, sottolineiamolo ancora, con uno dei pilastri della psicosintesi, e cioè con il concetto di identificazione. In pratica, ci dicono sia Tolle che Assagioli, non ci può essere uno stato di autentica presenza se siamo continuamente identificati con quello che proviamo e che pensiamo. In queste condizioni non possiamo essere presenti a noi stessi, cioè &#8220;non siamo nell&#8217;Io&#8221;.<br /> Per Tolle il primo movimento che genera dolore risiede proprio nell&#8217;inconsapevolezza. La chiama &#8220;Inconsapevolezza ordinaria&#8221; e rende così molto bene l&#8217;idea di quanto siamo poco presenti a noi stessi per la maggior parte del tempo. Sia per lui che per Assagioli è questa stessa inconsapevolezza ad essere dolorosa e creare dolore, perché l&#8217;identificazione con i contenuti emotivi ci fa di volta in volta credere di essere ciò che in realtà non siamo. Ma per entrambi, nel momento in cui siamo in grado anche solo per poco di osservare quello che ci succede dentro, stiamo compiendo un movimento al tempo stesso di distacco e di accettazione. Questo movimento è in un certo senso salvifico perché tende a portarci a <em>ciò che noi siamo, al di là della forma.</em><br /> Tolle pone decisamente l&#8217;accento sull&#8217;importanza di essere consapevoli di ciò che siamo &#8220;Adesso&#8221;, in questo momento, in questo preciso istante, di qualunque cosa si tratti, anche se siamo la cosa che ci sembra più sgradevole al mondo, o solo fastidiosa e indesiderabile.<br /> Questo perché vivere l&#8217;Adesso rappresenta la chiave della liberazione dal dolore. Ma non bisogna averne un&#8217;idea troppo letterale&#8230; come vedremo meglio più avanti, l&#8217;Adesso è lo stato dell&#8217;eterno presente, del momento che non conosce né passato né futuro, è uno stato senza tempo. La forma, l&#8217;apparenza sono legate al tempo, mentre l&#8217;Adesso è espressione dell&#8217;essenza, cioè della nostra vera natura. Detto ancora in altro modo&#8230; è lo stato in cui è possibile sperimentare l&#8217;Io! A questo proposito bisogna ricordare che per Assagioli non è possibile dare una definizione diretta dell&#8217;Io, ma che esso è descrivibile tramite delle suggestioni, delle immagini: e una di queste, che troviamo anche in &#8220;Lo sviluppo transpersonale&#8221; è proprio quella di &#8220;presenza fuori dal tempo&#8221;!</p>
<p>Vorrei fare ancora un piccolo approfondimento sulla funzione emozione, rifacendomi alle osservazioni di P. Bonacina, contenute nel&#8221;Manuale di psicosintesi&#8221;. Sono poche le persone che sanno gestire la funzione emotiva. Come dice Assagioli, la funzione mentale governa&#8230; ma la funzione emotiva regna! I più, infatti, sono preda delle emozioni, incapaci di padroneggiarle; le affrontano con la certezza che solo il cambiamento della situazione esterna varierà il loro stato emotivo. Non usano le emozioni, <em>sono usati</em> dalle emozioni. Altri, all&#8217;apparire delle emozioni, richiamano energie per annullarle o rimuoverle, non sopportano di annetterle a loro stessi, né di mostrarle, quale sinonimo di personalità debole o immatura. (E, come abbiamo visto, Tolle specifica che tra le energie che richiamiamo per contrastarle ci sono prima di tutto quelle mentali!)<br /> Non si tiene presente, perché non si sa, che la funzione emotiva è sorgente di energia per pensieri e azioni e che quindi la sua presenza è essenziale nella personalità integrata. Non ha quindi nessun senso, anche dal punto di vista pratico, concentrare tutti i nostri sforzi nel tentativo di reprimerla.<br /> L&#8217;impegno per crescere richiede l&#8217;attento e sincero esame del rapporto instaurato con la funzione emotiva.<br /> Non dimentichiamo che la funzione emotiva supporta anche le relazioni interpersonali; il sensibilizzarsi ad essa favorisce le attitudini relazionali e aiuta ad esprimere i sentimenti, perfezionandoli. Si inizia con l&#8217;imparare, ci ricorda anche Bonacina, a <em>riconoscere le proprie emozioni</em>: con l&#8217;osservazione della propria emotività si apprende a differenziare l&#8217;entità psichica che osserva, dagli elementi osservati. Uno spostamento da &#8220;io sono triste, allegro ecc&#8221; a &#8220;io ho l&#8217;allegria, la tristezza ecc&#8221;. L&#8217;atteggiamento da spettatore di ciò che si avverte nel corpo, o nell&#8217;immaginazione, nei pensieri, nella funzione emotiva, è il primo passo per relativizzare le esperienze psichiche attraverso il processo della disidentificazione. Osservare le emozioni ne facilita un sano controllo, cioè non un controllo di tipo repressivo; aiuta invece ad andare nella direzione della loro armonizzazione.<br /> La disidentificazione dall&#8217;emotività si può a volte manifestare spontaneamente ma, come per lo sviluppo di ogni funzione psicologica, &#8220;l&#8217;intervento guidato, graduato e attento la anticipa, la rende flessibile e la assoggetta alle esigenze della volontà&#8221; (Bonacina).<br /> Veniamo infine ad osservare la funzione emozione includendo nel discorso le Leggi psicologiche elaborate da Assagioli.<br /> Secondo la quarta legge psicologica, <em>&#8220;le emozioni tendono a suscitare e ad intensificare le idee e le immagini ad esse collegate e a produrre le condizioni fisiche e gli atti esterni ad esse corrispondenti&#8221;.</em><br /> Nelle emozioni si genera una specie di retroazione, in cui le immagini mentali attivano e incrementano le emozioni e le sensazioni fisiche, e queste a loro volta intensificano le idee e le immagini mentali corrispondenti. Se il processo è negativo, per esempio con immagini inerenti la malattia, lo stato emotivo peggiora fino a produrre depressione, e addirittura fino a determinare la comparsa dei sintomi somatici. Ma il processo può anche, invece, essere coscientemente utilizzato in modo positivo, introducendo nella mente immagini o simboli di segno opposto, che a loro volta influenzeranno le nostre condizioni e i nostri atti in modo benevolo, orientato alla crescita e al benessere.<br /> Nella pratica del counseling psicosintetico, vengono proposti esercizi di questo tipo, legati alla visualizzazione non solo di immagini, ma anche di simboli, di frasi ispiranti, di pensieri-seme.<br /> Come arrivare a formulare questi esercizi? Assagioli invita sempre a partire da una migliore conoscenza di noi stessi, per esempio con tecniche come il diario o l&#8217;archivio delle nostre subpersonalità e dei nostri schemi mentali, per poi decidere con equanimità su quali aspetti intervenire, e come.<br /> Anche Tolle invita ad un&#8217;osservazione consapevole di noi stessi, usando <em>l&#8217;attenzione</em> (che non a caso è un termine utilizzato con enfasi da Assagioli nelle leggi psicologiche); secondo me il suo può essere un grande apporto nel lavoro di psicosintesi personale. Ecco la traccia che propone, al termine del capitolo, per muoversi tra emozioni, sensazioni e pensieri, che io ho sperimentato su di me con risultati confortanti:</p>
<p><em>&#8220;L&#8217;emozione nasce nel punto di incontro fra corpo e mente. Per esempio un pensiero di attacco o un pensiero ostile creano nel corpo un accumulo di energia che chiamiamo &#8220;collera&#8221;. Il corpo si prepara a combattere.</em><br /> <em>Di solito non siete consapevoli di tutti i vostri schemi di pensiero e spesso soltanto osservando le vostre emozioni riuscite a portarle al livello di consapevolezza. Più vi identificate con il vostro pensiero, vale a dire meno siete presenti come consapevolezza osservante, più forte sarà la carica emozionale.</em><br /> <em>Se veramente volete conoscere la mente, il corpo ve ne darà sempre un riflesso veritiero, per cui bisogna osservare l&#8217;emozione o piuttosto <span style="text-decoration: underline;">sentirla nel corpo</span>.</em><br /> <em>Osservare un&#8217;emozione è la stessa cosa che osservare un pensiero. L&#8217;unica differenza è che mentre il pensiero è nella vostra testa, l&#8217;emozione ha una forte componente fisica e viene avvertita principalmente nel corpo. Allora potete consentire all&#8217;emozione di esistere senza per questo sottostare al suo controllo. Voi non siete più l&#8217;emozione; siete l&#8217;entità che la guarda, la presenza che la osserva.</em><br /> <em>Alcune emozioni si identificano facilmente: collera, paura, afflizione, eccetera. Altre possono essere molto più difficili da etichettare. Si può trattare di un vago senso di disagio, pesantezza o costrizione, a metà strada tra un&#8217;emozione e una sensazione fisica. In ogni caso ciò che importa non è se potete appiccicarvi un&#8217;etichetta mentale, ma se potete portare tale sensazione alla consapevolezza il più possibile. L&#8217;attenzione è la chiave per accedere alla trasformazione, e l&#8217;attenzione piena implica anche l&#8217;accettazione. <span style="text-decoration: underline;">L&#8217;attenzione è come un fascio di luce</span>: il potere concentrato della vostra consapevolezza che trasmuta ogni cosa in se stessa.&#8221;</em></p></div>
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		<title>DUE MAESTRI, UN’UNICA VIA (cap. 2)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alma]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Sep 2019 09:04:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Due Maestri, un'unica Via]]></category>
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					<h2 class="entry-title">DUE MAESTRI, UN’UNICA VIA (cap. 2)</h2>
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				<div class="et_pb_text_inner"> | di GAIA S. LAMON | </div>
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				<div class="et_pb_text_inner"> 2<br />
 ~ La mente ~ </div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p><em>&#8220;Ho una mente, ma non sono la mia mente&#8221;</em></p>
<p><span id="more-2611"></span></p>
<p>Si può ora passare a vedere in modo più approfondito quello che Tolle dice riguardo la funzione della mente, del pensiero. La frase con cui apre il discorso è già molto sintetica: &#8220;Pensare è diventato una malattia&#8221;. Inizia quindi con l&#8217;osservare come l&#8217;utilizzo distorto, preponderante e non armonico della funzione mentale porti a vivere una vita interiore fortemente segnata dal malessere, se non addirittura dalla patologia.<br /> Il passo immediatamente successivo è individuare nella <em>identificazione</em> con i pensieri il punto cruciale della creazione del malessere. Ed ecco che troviamo una totale coincidenza di vedute con l&#8217;approccio psicosintetico, che si fa ancora più forte quando Tolle introduce il concetto della Presenza-testimone cioè dell&#8217;Io osservante, e inizia a spiegare come funziona la pratica dell&#8217;essere spettatori dei propri pensieri, che ci permette di non venirne inconsapevolmente posseduti. È la pratica della disidentificazione, cui Assagioli ci introduce utilizzando la metafora così efficace del teatro, nella quale i nostri contenuti psichici (che siano funzioni o subpersonalità) si muovono indisciplinatamente sul palco , finché non interviene a coordinarli e dirigerli &#8220;il regista&#8221;, ovvero la presenza coordinatrice dell&#8217;Io.<br /> Riporto qui sotto uno dei brani di Tolle sull&#8217;argomento, perché mi sembra molto chiaro, forte, semplice e diretto. Dopo le sue parole, approfondirò alcuni degli aspetti citati dal punto di vista psicosintetico.</p>
<p><em>&#8220;Pensare è diventato una malattia. La mente è uno strumento eccezionale se usato nel modo giusto. Nel modo sbagliato diventa distruttiva. Per essere più precisi il problema non è tanto che usiate la mente in modo sbagliato, quanto che <span style="text-decoration: underline;">è la mente ad usare voi</span>. Questa è la malattia. Voi ritenete di essere la mente. La mente si è impadronita di voi. Inconsapevolmente vi identificate con la vostra mente, per cui non sapete nemmeno di esserne schiavi. È come se foste posseduti senza saperlo, per cui scambiate per voi stessi l&#8217;entità che vi possiede.. Nel momento in cui cominciamo a osservare l&#8217;entità pensante, si attiva un più alto livello di consapevolezza.</em><br /> <em>Allora cominciate a capire che vi è un vasto regno di intelligenza aldilà del pensiero, che il pensiero è soltanto un aspetto minuscolo di tale intelligenza.</em></p>
<p><em><span style="text-decoration: underline;">Ognuno di noi sente delle voci nella testa</span>: i processi di pensiero involontari che non ci rendiamo conto di poter fermare. Monologhi o dialoghi continui. La buona notizia è che potete davvero liberarvi dalla mente. È questa l&#8217;unica vera liberazione: potete cominciare subito, ascoltando la voce nella vostra testa quanto più spesso possibile. Siate lì come presenza testimone. Non date giudizi. Non giudicate o condannate ciò che sentite (&#8230;)</em><br /> <em>Osservate colui che pensa. Siate lì come presenza testimone. Ve ne renderete conto presto, la voce è lì e voi siete qui ad ascoltarla. Ascoltate la voce nella testa, <span style="text-decoration: underline;">siate lì come presenza testimone</span>. Questa realizzazione dell'&#8221;io sono&#8221;, questo senso delle propria presenza, non è un pensiero, nasce al di là della mente&#8221;.</em><br /> Tolle qui ci parla di una molteplicità di voci che si alternano nella nostra testa. Viene spontaneo il rimando all'&#8221;animo molteplice&#8221; della psicosintesi. Quanti personaggi, quante parti, quante subpersonalità si alternano nella nostra testa, prendendo la parola? Hanno però in comune una caratteristica: tutte quante, quando parlano, dicono: IO! Ciò che si può fare è quanto anche Assagioli suggerisce:<br /> <em>&#8220;Quando ascoltate un pensiero siate consapevoli non soltanto del pensiero ma anche di voi stessi come testimoni del pensiero. In questo stato di sintonia interiore si è molto più vigili, più svegli rispetto allo stato di identificazione con la mente. Si è totalmente presenti. Quando un pensiero si placa, si ha esperienza di una discontinuità nel flusso mentale, un intervallo &#8220;senza mente&#8221;. Dapprima gli intervalli saranno brevi, forse pochi secondi, ma a poco a poco si faranno più lunghi. Quando si verificano questi intervalli, si avverte una certa quiete e pace interiori. Questo è l&#8217;inizio del vostro stato naturale di unione con l&#8217;Essere, che di solito è oscurato dalla mente. Con la pratica, il senso di tranquillità e di pace si approfondisce&#8221;.</em></p>
<p>Ciò che Tolle, proseguendo, ci dice sul funzionamento della mente, è argomento anche di molti testi di psicosintesi, a partire da Bonacina. Noi crediamo di agire utilizzando il &#8220;raziocinio&#8221;, in realtà i nostri pensieri sono talmente condizionati dall&#8217;emotività e dal desiderio, che di raziocinio ne usiamo ben poco:</p>
<p><em>&#8220;La mente è uno strumento, un attrezzo. Esiste per essere utilizzata per un compito specifico, e quando il lavoro è terminato, deve essere deposta. Per come stanno le cose, direi che dall&#8217; 80 al 90 per cento del pensiero della maggior parte di voi sia non soltanto ripetitivo ed inutile, ma per via della sua natura disfunzionale e spesso negativa sia anche in gran parte dannoso. Se osservate la vostra mente scoprirete che è così. Ciò causa una grave perdita di energia vitale. Questo genere di pensiero compulsivo è in realtà una dipendenza, come nel caso di una droga. Che cosa caratterizza una dipendenza? Questo: semplicemente non vi rendete più conto di poterne fare a meno. Sembra più forte di voi. Inoltre vi dà un falso senso di piacere, un piacere che invariabilmente si trasforma in dolore&#8221;.</em></p>
<p>Il pensiero è diventato una malattia, quindi. Per aggiungere una connotazione psicosintetica, possiamo dire che Assagioli distingueva tra le persone che tendono ad identificarsi con la mente, quelle che lo fanno con il corpo, quelle che vivono di emozioni. In ognuno di noi c&#8217;è una tendenza diversa, in base alla storia che abbiamo. Chiaramente non si tratta di rinunciare a pensare (o a provare emozioni), però è necessario riportare la funzione mentale alla sua giusta dimensione. Utilizzarla in modo efficace è molto più facile quando si sceglie come farlo, anziché esserne soggiogati (anzi, come dice Tolle, quasi dipendenti, come se fosse una droga)</p>
<p><em>&#8220;La supremazia della mente non è che una fase nell&#8217;evoluzione della consapevolezza. Ora abbiamo bisogno di passare alla fase successiva; altrimenti saremo distrutti dalla mente, che è diventata un mostro. (&#8230;) Nello stato illuminato si continua a usare la mente quando è necessario, ma in una maniera molto più concentrata ed efficace rispetto a prima.</em><br /> <em>La mente è una macchina per la sopravvivenza. Attacco e difesa contro altre menti, raccolta, conservazione e analisi delle informazioni. Ecco in cosa eccelle, ma non è affatto creativa. (&#8230;) Non è stato attraverso la mente, attraverso il pensiero, che è nato e si perpetua il miracolo della vita sulla terra o del nostro organismo. Vi è all&#8217;opera un&#8217;intelligenza molto più grande della mente. Più cose imparate riguardo al funzionamento del corpo, più vi rendete conto di quanto vasta è l&#8217;intelligenza all&#8217;opera al suo interno e di quanto poco ne sapete. Quando la mente ritorna in sintonia con tutto questo diventa uno strumento meraviglioso. Allora si mette al servizio di qualcosa di più grande della mente stessa&#8221;.</em></p>
<p>Per tornare alla subpersonalità, noi sappiamo che ognuna di esse, tendenzialmente, lotta per sopravvivere. In fondo le nostre parti compongono il grande mosaico della nostra personalità. E noi siamo identificati con esso. Questo però comporta dei rischi, per esempio quando dobbiamo difendere una posizione o stabilire se abbiamo torto o ragione. E quindi nelle righe successive Tolle ci chiede: <strong>Che cosa state difendendo?</strong></p>
<p><em>&#8220;Se voi vi identificate in una posizione mentale, allora quando avete torto il vostro senso del sé basato sulla mente viene seriamente minacciato di annullamento. Per questo il vostro ego non può permettersi di avere torto. Avere torto significa morire. Su questo si sono combattute molte guerre e si sono rotti innumerevoli rapporti personali.</em><br /> <em>Una volta che avete eliminato l&#8217;identificazione con la mente, il fatto di avere ragione o torto non fa alcuna differenza per il vostro senso del sé, per cui il bisogno compulsivo di avere torto o ragione non esisterà più. Potete affermare chiaramente e con fermezza ciò di cui siete convinti, ma non vi sarà in questo nessuna difesa o aggressività. State attenti ad ogni senso di difesa dentro di voi. <span style="text-decoration: underline;">Che cosa state difendendo? Un&#8217;identità illusoria, un&#8217;immagine nella vostra mente, un&#8217;identità fittizia.</span> Rendendo consapevole questo schema, essendone testimoni, eliminate la vostra identificazione con esso. Alla luce della consapevolezza, lo schema inconsapevole, allora, si dissolverà rapidamente&#8221;.</em></p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Come spiega Petra Nocelli in &#8220;La Via della Psicosintesi&#8221;, l&#8217;Io è spesso confuso con la personalità cosciente, ma in realtà è diversa da questa. La psicosintesi considera i mutevoli contenuti della coscienza (i pensieri, le emozioni, le sensazioni, le immagini, le intuizioni, le subpersonalità) distinti dall&#8217;Io autocosciente che li contiene, li percepisce e li osserva. Questa differenza si potrebbe paragonare a <em>&#8220;quella esistente tra l&#8217;area illuminata di uno schermo (io) e le immagini cinematografiche che vi sono proiettate (i contenuti)&#8221;</em> (Assagioli). La disidentificazione dell&#8217;io dal flusso di tali contenuti è considerata un&#8217;esperienza fondamentale nel processo di maturazione psicologica di una persona. Come spiega ancora Assagioli in &#8220;L&#8217;atto di volontà&#8221;: <em>&#8220;questo continuo affluire di influssi vela la chiarezza della coscienza e produce delle false identificazioni dell&#8217;io con il contenuto della coscienza, invece che con la coscienza stessa.(&#8230;) Questa identificazione con una sola parte della nostra personalità, può soddisfare temporaneamente, ma ha gravi impedimenti. Ci impedisce di realizzare l&#8217;esperienza dell&#8217;Io, il senso profondo di autoidentificazione, di sapere chi siamo (&#8230;) Infine identificarci continuamente con un ruolo o una funzione predominante porta spesso ad una precaria situazione di vita che prima o poi si traduce in un senso di perdita, perfino di disperazione&#8230;&#8221;</em><br /> Anche Tolle individua come un punto centrale la confusione che viene fatta tra la personalità cosciente e quell&#8217;Io osservante che la psicosintesi chiama &#8220;Io&#8221;. Si crea così una totale dipendenza da questo nostro falso modo di essere, che ci prosciuga delle nostre energie, proprio perché usiamo tutte le nostre forze per mantenere una identità illusoria. In fondo, sia Tolle che il modello psicosintetico ci invitano a distaccarci da questi contenuti, che sono in realtà anche delle credenze, degli schemi acquisiti familiari, sociali e nazionali e a provare a rivolgerci verso la nostra vera essenza, la nostra natura più profonda. Nell&#8217;esercitarsi in questa opera di distacco e disidentificazione, Tolle è sicuramente un grande maestro. Ma, rispetto ad Assagioli, non formula un modello psicologico completo dell&#8217;essere umano, cioè non sistematizza in modo metodico le risposte ad alcune domande. Da questo punto di vista, Assagioli va oltre. Infatti, arrivati a questo punto del percorso, noi ci possiamo chiedere:<br /> &#8220;E allora, <strong>chi sono io?</strong>&#8221; che rappresenta poi una delle domande chiave non solo della psicosintesi, ma di tutta la psicologia umanistica. Si apre allora, dentro di noi, una riflessione sulla effettiva natura di questo Io, che -sia in Tolle che in Assagioli- osserva e dirige i nostri contenuti emotivi e mentali.<br /> Continuando con Nocelli, vediamo che la manifestazione più diretta ed immediata dell&#8217;Io <em>&#8220;è il senso insopprimibile di identità personale che permane lungo tutta la nostra esistenza nonostante gli sviluppi e le trasformazioni a cui andiamo incontro. L&#8217;io cosciente in realtà è da intendersi come quella parte di Sé transpersonale che permane lungo tutta la nostra esistenza nonostante le trasformazioni a cui andiamo incontro. L&#8217;io cosciente è da intendersi come <strong>quella parte di Sé transpersonale</strong> immersa nei contenuti psichici della personalità umana e nella molteplicità delle situazioni esistenziali.&#8221;</em><br /> Nel discorso di Tolle si fondono aspetti di tipo personale e transpersonale. È evidente quando parla di &#8220;un&#8217;intelligenza molto più grande&#8221;: quella che ci fa cogliere il lato sacro della vita, e la sacralità della stessa esperienza umana. L&#8217;Io ci dona il senso insopprimibile della nostra identità umana, ma è anche, in psicosintesi, un riflesso del nostro Sé Superiore che irradia la sua luce perenne durante tutti nostri cicli vitali.<br /> Nell&#8217;opera di Tolle entrambi gli elementi, l&#8217;Io e il Sé, sono presenti, anche se il nostro autore, come ho già sottolineato, non sistematizza questa aspetto. È più un insegnante spirituale che uno psicologo (o un counselor!). Sul tema del Sé, e dell&#8217;Io come suo riflesso, che è non soltanto importante ma molto ampio, tornerò più avanti.</p>
<p>Ma torniamo alla domanda &#8220;Chi sono io?&#8221; Essa è fondamentale in tutto il processo psicosintetico perché è la domanda che ci poniamo, in modo pratico, alla fine degli esercizi di disidentificazione. Grazie ad Assagioli, è una domanda che non rimane nel vago, non rimanda a un misterioso senso del sacro irraggiungibile e indefinibile, ma è una domanda che ha una risposta. Infatti, nel praticare gli esercizi di disidentificazione, stabiliamo ed enunciamo con chiarezza ciò che non siamo, per poi passare ad enunciare, con forza, quello che invece siamo:</p>
<p><em>&#8220;Io ho un corpo, ma non sono il mio corpo.</em><br /> <em>Ho delle emozioni, ma non sono le mie emozioni</em><br /> <em>Ho una mente, ma non sono la mia mente</em><br /> <em>Allora io cosa sono? Che cosa rimane quando mi sono disidentificato dal mio corpo, dalle mie sensazioni, sentimenti, desideri, mente e azioni?</em><br /> <em>L&#8217;essenza di me stesso: <strong>un centro di pura autocoscienza</strong>. Il fattore permanente nel flusso mutevole della mia vita personale. È questo che mi dà il senso di essere, di permanenza, di equilibrio interiore. Io affermo la mia identità con questo centro e ne riconosco la permanenza e l&#8217;energia&#8221;.</em> (da L&#8217;Atto di Volontà)</p>
<p>Si compie così il passaggio dal caos all&#8217;unità, dal molteplice all&#8217;uno, come risultato di una pratica quotidiana che consiste nell&#8217;osservare ciò che ci accade dentro e nel comprendere che questo magma &#8220;non siamo noi&#8221;. Due aspetti, in relazione a questo sono ancora importanti da sottolineare. Il primo, è che sia per Assagioli che per Tolle, questa osservazione deve avvenire senza giudizio. Il secondo è che le nostre parti represse racchiudono una grande energia. Entrambi gli aspetti richiamano continuamente al fatto che in sé i contenuti non sono né buoni né cattivi, semplicemente sono lì, e fanno parte della nostra vita. La capacità di vederli per quello che sono implica già in sé il passaggio verso la disidentificazione, che non coincide con la loro eliminazione. In pratica, riuscire a vedere un nostro aspetto che ci dà malessere (ma anche benessere!) rappresenta già un movimento interiore nuovo, e potenzialmente rivoluzionario, perché implica un movimento di coscienza e, insieme, un gesto di profonda <strong>accettazione</strong>. L&#8217;accettazione è tale proprio perché non giudica, non discrimina, non elimina. È forse il modo più potente di &#8220;dire sì alla vita&#8221;, di incamminarci verso quella resa consapevole, che sola può donarci la pace. Quando riusciamo a compiere questo tipo di processo interiore sentiamo un senso di liberazione, di rinascita, e questo perché le parti di noi che stiamo accettando -e quindi, finalmente, integrando- hanno una loro potente energia. Energia che, se repressa dal giudizio e dalla non accettazione, si trasforma inevitabilmente in potente malessere.<br /> Quando siamo nell&#8217;inconsapevolezza, entriamo dentro dei ruoli. Come ben descrive Tolle, possono essere di attacco e di difesa, o di posizioni torto o ragione. Sono parti che lottano strenuamente per la loro sopravvivenza, perché <em>&#8220;se voi vi identificate in una posizione mentale, allora quando avete torto il vostro senso del sé basato sulla mente viene seriamente minacciato di annullamento&#8221;</em> dice Tolle nel brano che ho riportato. E cosa c&#8217;è di più vicino al modello psicosintetico delle subpersonalità? Parti di noi, antiche o recenti, che si sono formate in difesa di qualche ferita persa nel tempo ma non cancellata dal nostro mondo interiore, continuano ad agire e a farci agire creando il dramma. E che, finché non vengono riconosciute ed accolte per quello che sono ed esprimono (a partire dai loro bisogni), continueranno ad inscenare sempre la stessa recita. Ma l&#8217;accettazione, e questo è un fondamento del counseling psicosintetico, può avvenire soltanto partendo dall&#8217;Io.<br /> L&#8217;insegnamento di Tolle è stato per me di estrema importanza per migliorare e approfondire la mia capacità di accettare senza giudizio i contenuti psichici, ricontattando il mio centro di autocoscienza. Penso che ognuno di noi abbia tanti modi di facilitare questo processo, e anche di creare liberamente gli esercizi di disidentificazione migliori per sé, regolandosi sul proprio modo di essere e sulle proprie tendenze. Certo bisogna avere il desiderio di guardarsi dentro, l&#8217;onestà di accettare quello che arriva e soprattutto&#8230; la Volontà di iniziare a farlo! Perché, come ci insegna la psicosintesi, la Volontà è il mezzo attraverso il quale il nostro Io, il nostro centro di autocoscienza, agisce nel mondo, permettendoci di essere quello che siamo veramente e cioè di provare a vivere in modo pieno integrando ogni giorno, ogni ora, tutte le nostre parti, quelle sofferenti e quelle allegre e spericolate, ma tutte quante piene di energia. Quell&#8217;energia che possiamo chiamare vita. Come ci ricorda Tolle ad ogni pagina&#8230; &#8220;Ovunque siate, siateci totalmente&#8221;!</p></div>
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		<title>DUE MAESTRI, UN’UNICA VIA (cap. 3)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alma]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Sep 2019 09:18:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Due Maestri, un'unica Via]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.farsiforza.org/2019/09/22/due-maestri-ununica-via-cap-3/">DUE MAESTRI, UN’UNICA VIA (cap. 3)</a> proviene da <a href="https://www.farsiforza.org">FarsiForza.org</a>.</p>
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					<h2 class="entry-title">DUE MAESTRI, UN’UNICA VIA (cap. 3)</h2>
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				<div class="et_pb_text_inner"> | di GAIA S. LAMON | </div>
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				<div class="et_pb_text_inner"> 3<br />
 ~ Il corpo ~ </div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p><em>&#8220;Abitare il corpo&#8221;</em></p>
<p>Nel considerare i vari modi che possiamo utilizzare per raggiungere un buono stato di presenza, quello più importante per Tolle prevede la centralità del corpo. Io credo che questa via sia non solo percorribile, ma ho potuto sperimentare su di me gli incredibili risultati che può dare. Nei brani di Tolle che riporto viene chiarito &#8220;come si fa&#8221; e, soprattutto &#8220;perché si fa&#8221;.<br /> L&#8217;importanza dell&#8217;ascolto del corpo lo vediamo, nella pratica del counseling psicosintetico, a partire dagli esercizi di rilassamento che precedono le meditazioni; poi negli esercizi di disidentificazione, infine nelle leggi psicologiche elaborate da Assagioli. Approfondirò questi aspetti tra poco. Nel frattempo mi preme richiamare l&#8217;attenzione su un tema che Tolle introduce: la stretta relazione che spesso c&#8217;è fra le emozioni e il corpo, che si traduce in un invito ad esplorare la funzione della <strong>sensazione</strong>, molto spesso (forse troppo) sottovalutata e che invece è essenziale nel lavoro di ricerca interiore perché rappresenta un ponte tra il nostro corpo e le nostre emozioni, i nostri pensieri ed il nostro essere.</p>
<p><em>&#8220;<strong>Abitare il corpo</strong> significa sentire il corpo da dentro, sentire la vita dentro il corpo e in tal modo arrivare a sapere che voi siete al di là della forma esteriore.</em><br /> <em>Ma questo è solo l&#8217;inizio di un viaggio che vi porterà sempre più in profondità in un regno di grande quiete e pace, eppure anche di grande potenza e vita vibrante. Dapprima riuscirete soltanto a coglierne fuggevoli bagliori, ma attraverso questi comincerete a capire che non siete soltanto un frammento privo di significato in un universo estraneo, brevemente sospesi tra la nascita e la morte, a cui sono concessi alcuni piaceri di breve durata seguiti dal dolore e un annullamento finale. Al di sotto della vostra forma esteriore, siete connessi con qualcosa di così vasto, così incommensurabile e sacro che non può essere concepito o descritto.</em><br /> <em>Siete tagliati fuori dall&#8217;Essere fintanto che la vostra mente assorbe tutta la vostra attenzione. Quando ciò avviene non siete nel vostro corpo. La mente assorbe tutta la vostra consapevolezza e la trasforma in sostanza mentale. Non riuscite a smettere di pensare. Il pensiero compulsivo è diventato una malattia collettiva.</em><br /> <em><span style="text-decoration: underline;">La vostra identità, non essendo più radicata nell&#8217;Essere, diventa un costrutto mentale e sempre bisognoso.</span> Allora viene a mancare nella vostra vita l&#8217;unica cosa che importa veramente: la consapevolezza del vostro sé più profondo, della vostra realtà invisibile e indistruttibile.</em><br /> <em>Per diventare consapevoli dell&#8217;Essere dovete riprendervi la consapevolezza della mente. Un modo assai efficace di farlo è semplicemente distogliere l&#8217;attenzione dai pensieri e indirizzarla verso il corpo, dove l&#8217;Essere può essere sentito in primo luogo come campo energetico invisibile che dà vita a ciò che voi percepite come corpo fisico&#8221;</em></p>
<p>Quindi per Tolle uno dei nostri scopi più importanti è ripristinare il rapporto con l&#8217;Essere, che in termini psicosintetici potremmo chiamare: Sé superiore. Quel Sé superiore che nell&#8217;ovoide di Assagioli è rappresentato in cima, proprio sul confine con la coscienza universale. Quel Sé che ci mette in contatto con il Tutto e che ci richiama, attraverso la volontà transpersonale, al nostro progetto di vita. Quel Sé che mai smette, in mille modi, anche attraverso la sofferenza, di fare sentire il suo canto. Ma, ci spiega Tolle, questo rapporto con la nostra più alta natura è ostacolato da alcuni fattori, il primo dei quali è l&#8217;attività mentale, che diventa ingombrante quando è disfunzionale <strong><em>&#8220;Siete tagliati fuori dall&#8217;Essere fintanto che la vostra mente assorbe tutta la vostra attenzione&#8221;.</em></strong><br /> E qual è la via maestra per farlo? Ancorandosi al corpo! Infatti così prosegue: <em>&#8220;La chiave sta nell&#8217;essere in uno stato di connessione permanente con il vostro corpo interiore: percepirlo in ogni momento. Questo approfondirà e trasformerà rapidamente la vostra vita. Più consapevolezza indirizzate verso il corpo interiore, più elevata diventa la sua frequenza di vibrazione, come una luce che si fa più intensa.</em><br /> <em>Mantenete sempre parte della vostra attenzione all&#8217;interno. Non lasciatela fuoriuscire completamente. Percepite il vostro corpo dall&#8217;interno, come un unico campo di energia.</em><br /> <em>Non date tutta la vostra attenzione alla mente e al mondo esterno. A tutti i costi concentratevi su ciò che state facendo, ma cercate anche allo stesso tempo il corpo interiore, se possibile. Rimanete radicati interiormente. Quindi osservate come questo modifichi il vostro stato di consapevolezza e la qualità di quello che state facendo.</em><br /> <em><strong>È facile restare presenti come osservatori della mente quando siete profondamente radicati nel corpo.</strong> Qualunque cosa accada all&#8217;esterno, niente può sconvolgervi. Finché non resterete presenti (e abitare il vostro corpo ne è sempre un aspetto essenziale) continuerete ad essere gestiti dalla vostra mente.</em><br /> <em>Quando vi concentrate interiormente e percepite il corpo interiore diventate subito quieti e presenti mentre ritirate la consapevolezza dalla mente. Se in tale situazione è necessaria una risposta, arriverà da questo livello più profondo. Così come il sole è infinitamente più luminoso della fiamma di una candela, vi è infinitamente più intelligenza nell&#8217;Essere che nella vostra mente. Finché siete in contatto consapevole con il vostro corpo interiore, siete un albero con radici ben salde nella terra.&#8221;</em></p></div>
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				<span class="et_pb_image_wrap "><img decoding="async" width="400" height="286" src="https://www.farsiforza.org/wp-content/uploads/2019/09/Legature16-fregio2.jpg" alt="" title="" srcset="https://www.farsiforza.org/wp-content/uploads/2019/09/Legature16-fregio2.jpg 400w, https://www.farsiforza.org/wp-content/uploads/2019/09/Legature16-fregio2-300x215.jpg 300w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" class="wp-image-3075" /></span>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Per mia esperienza questo tipo di atteggiamento, se coltivato con costanza e pazienza, aiuta molto nell&#8217;esercitare con crescente facilità la disidentificazione. Si tratta di coltivare quotidianamente un rapporto di connessione con il corpo, anziché viverlo come se i suoi gesti fossero automatici e le sue sensazioni non esistessero, il che è un atteggiamento molto diffuso! In un certo senso bisogna fare entrare il corpo con sempre maggiore frequenza e intensità&#8230; nel nostro campo di consapevolezza.<br /> In più di una occasione anche Assagioli parla del corpo, e del rapporto che abbiamo con esso. E spiega che possiamo avere degli atteggiamenti poco equilibrati: da un lato ci si può identificare completamente con l&#8217;aspetto corporeo, diventandone schiavi e non riconoscendo l&#8217;influenza delle facoltà psichiche; dall&#8217;altro si può vivere in un mondo di emozioni o immaginazione o nel mondo dell&#8217;intelletto, completamente alienati dalla corporeità. E aggiunge che questi atteggiamenti estremi possono o dovrebbero essere modificati grazie all&#8217;uso di tecniche psico-fisiche. Questa prospettiva è di fatto molto aperta verso la branca psicosomatica della psicologia contemporanea; infatti non a caso Assagioli considerava l&#8217;essere umano una unità &#8220;Bio-psico-spirituale&#8221;e a più riprese, già a partire dal 1910 aveva iniziato a tracciare una via di apertura e inclusione della psicosintesi verso un tipo di approccio terapeutico che tenesse conto della fisicità come parte integrante della propria azione.<br /> Ci teneva al punto da precisare che il termine psicosintesi era l&#8217;abbreviazione di &#8220;Biopsicosintesi&#8221;&#8230;dimostrando ancora una volta di essere&#8230; cento anni &#8220;avanti&#8221;! Per il nostro Assagioli è infatti fondamentale, ai fini della guarigione, l&#8217;utilizzo dell&#8217;influsso della psiche sul corpo e quello <em>del corpo sulla psiche</em> quale mezzo di cura e potenziamento. Mi sembra che proprio questo ultimo punto sia stato messo in primo piano e sviluppato con grande efficacia dall&#8217;insegnamento di Tolle.<br /> Già negli anni &#8217;60 Assagioli si rammaricava dell&#8217;ostilità riservata dalla medicina ufficiale verso lo studio delle interazioni mente-corpo dovuto, secondo lui, all&#8217;orientamento materialistico della medicina, che pretende di curare il corpo ma senza considerare l&#8217;essere umano nella sua totalità. &#8220;I disturbi&#8221; dice, &#8220;possono avere inizio per una causa fisica, oppure per una causa psichica, ma vi è sempre una commistione di entrambi, perché il fatto stesso di ammalarsi provoca un trauma psichico più o meno forte&#8221;.<br /> E quando interviene al primo Congresso mondiale di psicosomatica (Roma, 1967) afferma che: &#8220;Nella pratica della psicosintesi è risultato ben presto che occorreva l&#8217;inclusione del corpo. Cioè il riconoscimento e l&#8217;utilizzazione degli stretti rapporti, delle azioni e reazioni reciproche fra corpo e psiche&#8221;</p>
<p>Se ci inoltriamo più a fondo nello studio della psicosintesi, troviamo delle Leggi psicologiche, che ci aiutano a comprendere le dinamiche che si creano tra la mente, il corpo, le emozioni, l&#8217;immaginazione ecc. Sono interessanti da considerare in questo frangente perché mettono in luce proprio le interazioni in cui il corpo è coinvolto: &#8220;Le immagini e le idee tendono a produrre le condizioni fisiche e gli atti esterni ad esse corrispondenti&#8221; (Prima legge) &#8220;Gli atteggiamenti, i movimenti e le azioni tendono ad evocare le immagini e le idee corrispondenti; queste, a loro volta evocano o rendono più intensi le emozioni e i sentimenti&#8221;. C&#8217;è quindi un intreccio potente tra il corpo e le nostre funzioni psichiche; e poiché, come dice Assagioli, la nostra psiche &#8220;è plastica&#8221;, noi sappiamo che i nostri pensieri possono influenzare lo stato del corpo, ma vale anche il contrario. Possiamo cioè passare dal corpo per arrivare a modificare non solo alcuni atteggiamenti mentali, ma anche le emozioni. È quello che ci dice anche Tolle quando ci invita ad un ascolto sempre più profondo del corpo (attraverso la funzione sensazione), per arrivare a raggiungere uno stato di quiete mentale, in cui non siamo travolti né dai pensieri né dalle emozioni. Si tratta quindi di usare il corpo per &#8220;ancorarci&#8221; nella Presenza (o, come dice sempre Tolle e come chiarirò più avanti, nell&#8217;<span style="text-decoration: underline;">Adesso</span>). Certamente Tolle compie ancora un altro passo -perché è più un maestro spirituale che uno psicologo- invitandoci ad ascoltare sì le sensazioni, ma anche a provare a partire da queste per arrivare a percepire l&#8217;energia del corpo, ovvero quello che chiama il corpo interiore, che del corpo fisico rappresenta l&#8217;aspetto più sottile. L&#8217;ascolto di questo corpo interiore ci porta ad essere sempre più radicati, e ad assumere un atteggiamento sempre più consapevole perché <em>&#8220;Quando vi concentrate interiormente e percepite il corpo interiore diventate subito quieti e presenti mentre ritirate la consapevolezza dalla mente&#8221;.</em></p></div>
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				<span class="et_pb_image_wrap "><img decoding="async" width="400" height="286" src="https://www.farsiforza.org/wp-content/uploads/2019/09/Legature18-fregio2.jpg" alt="" title="" srcset="https://www.farsiforza.org/wp-content/uploads/2019/09/Legature18-fregio2.jpg 400w, https://www.farsiforza.org/wp-content/uploads/2019/09/Legature18-fregio2-300x215.jpg 300w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" class="wp-image-3078" /></span>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>In conclusione, ciò che Tolle mette in evidenza con il suo discorso va ad aggiungersi alle tante possibili interazioni tra le funzioni che già Assagioli aveva affrontato con l&#8217;enunciazione delle leggi psicologiche. Entrambi partono da un utilizzo cosciente e consapevole di una funzione (nel caso di Tolle, la sensazione) per poter approdare <em>volontariamente</em> ad un risultato. Si tratta infatti, sempre, di operare delle scelte consapevoli, utilizzando la volontà. In tutti e due i casi l&#8217;elemento della volontà riveste un&#8217;importanza centrale, perché in un certo senso per entrambi gli insegnanti, noi tutti siamo chiamati ad attivarci in un processo &#8220;autoeducativo&#8221;. Siamo chiamati a renderci responsabili del nostro modo di vivere, e anche protagonisti di significativi cambiamenti, partendo dal principio che mente, emozioni e corpo si influenzano a vicenda. Questo è quello che ci dicono, in modo un po&#8217; diverso, sia Tolle che Assagioli. (<em>&#8220;Gli effetti psicosomatici della concezione del mondo e della vita, si spiegano facilmente. Questo atteggiamento non è una semplice convinzione mentale, ma suscita emozioni e sentimenti, spesso intensi e anche violenti, come la disperazione; e questi, come i sentimenti e le emozioni di ogni altra origine, producono reazioni fisiche, cioè sono causa di disturbi psicosomatici&#8221;</em> Assagioli)<br /> Ma come si fa, da un punto di vista concreto, a ristabilire questo contatto con il corpo e, attraverso di esso, ad entrare in una nuova dimensione di pace e di equanimità?<br /> Per Tolle questo processo si traduce proprio entrando pienamente nel presente, cioè nella dimensione dell&#8217;Adesso. E ci si riesce coltivando piano piano una migliore capacità di <strong>&#8220;Stare&#8221;</strong>. Suggerisce quindi delle pratiche, che si possono rivelare molto utili anche ad esempio nella pratica del counseling, sia per il counselor che, forse, anche per il cliente. Eccone una che per la mia esperienza si è rivelata molto efficace:<br /> <em>&#8220;<span style="text-decoration: underline;"><strong>Entrare in connessione con il corpo interiore.</strong></span> Serve ad imparare ad &#8220;essere nel corpo&#8221;. Rivolgete la vostra attenzione all&#8217;interno del corpo. Sentitelo da dentro. È vivo? Vi è vita nell&#8217;addome, nel torace, nelle braccia, nelle gambe e nei piedi?Potete sentire il sottile campo energetico che pervade l&#8217;intero corpo e dona vita vibrante a ogni organo e a ogni cellula? Potete sentirlo in tutte le parti contemporaneamente come un unico campo di energia? Continuate a concentrarvi per qualche istante sulla percezione del corpo interiore. Non cominciate a pensarci. Sentitelo. Più attenzione vi dedicate, più forte e chiara diventerà tale percezione. Vi sembrerà che ogni cellula diventi più viva e se avete un buon senso visivo potrete percepire un&#8217;immagine del vostro corpo che diventa luminoso. Sebbene questa sensazione possa esservi utile, rivolgete maggiore attenzione alla <strong>sensazione</strong> che non alle immagini che possono nascere.</em><br /> <em>Concentratevi su questa sensazione, il vostro corpo sta diventando vivo. Ora aprite gli occhi, ma mantenete una certa attenzione verso il campo energetico del corpo anche mentre vi guardate attorno nella stanza. Il corpo interiore si trova sulla soglia fra la vostra identità di forma e la vostra identità di essenza, la vostra vera natura. Non perdete mai il contatto con quest&#8217;ultima.&#8221;</em></p>
<p>Anche nei tanti testi sulla psicosintesi che abbiamo a disposizione, ci sono degli ottimi suggerimenti mirati a vivere con più intensità il momento presente ed il rapporto con il nostro corpo. Spesso attraverso la sacralizzazione del lavoro che stiamo svolgendo, sia esso camminare, che lavare i piatti, che guardare un tramonto. Fare tutto con la massima cura, osservando attimo per attimo le sensazioni fisiche che proviamo, ci aiuta a staccarci dalla mente, a calmare le emozioni, a sentire il nostro nucleo interiore. Per concludere questa parte, penso che le parole più belle siano quello con cui si esprime Ferrucci nell&#8217;Esperienza delle vette. Incredibilmente conclude usando proprio le parole con cui ho aperto questo capitolo!!!<br /> <em>&#8220;Impariamo che è possibile riconciliarci col nostro corpo; che si può dare ritmo, disciplina; che si può imparare a vivere nel corpo, adottarlo come mezzo di espressione nel mondo, percepirlo come sorgente di forza, leggerezza, euforia, non più come un nemico che ci infastidisce e ci deprime, ma come un alleato, anzi, un amico.</em><br /> <em>Per rimanere presenti nella vita quotidiana, è utile essere profondamente radicati in se stessi; altrimenti la mente, che ha un potere incredibile, ci trascina via come un fiume impetuoso. Essere radicati in se stessi significa <strong>abitare pienamente il proprio corpo</strong>.&#8221;</em></p></div>
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		<title>DUE MAESTRI, UN’UNICA VIA (cap. 4)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alma]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Sep 2019 09:28:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Due Maestri, un'unica Via]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.farsiforza.org/2019/09/21/due-maestri-ununica-via-cap-4/">DUE MAESTRI, UN’UNICA VIA (cap. 4)</a> proviene da <a href="https://www.farsiforza.org">FarsiForza.org</a>.</p>
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					<h2 class="entry-title">DUE MAESTRI, UN’UNICA VIA (cap. 4)</h2>
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				<div class="et_pb_text_inner"> | di GAIA S. LAMON | </div>
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				<div class="et_pb_text_inner"> 4<br />
 ~ Il Corpo di Dolore ~ </div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p><em>&#8220;La trasformazione del vil denaro in oro&#8221;</em></p>
<p>Come abbiamo visto finora, uno dei temi principali di &#8220;Il potere di Adesso&#8221; è il tema della fisicità, del prendere corpo dei pensieri e delle emozioni. Tolle ha una concezione fisica di alcune delle nostre funzioni, non solo della funzione sensazione. È come se, per lui, esse fossero sempre anche &#8220;incarnate&#8221;, e attraverso questa incarnazione agissero con molta più forza su di noi, interferendo così con la nostra consapevolezza e aumentando il dolore. L&#8217;intensità del dolore ci porta ad identificarci con esso. Arriviamo a credere di essere il nostro dolore, e così facendo perdiamo il contatto con il nostro centro. È così che funziona il meccanismo dell&#8217;identificazione, anche per gli psicosintetisti. Tolle però usa un&#8217;immagine particolare, per rendere meglio l&#8217;idea, e la chiama &#8220;Corpo di dolore&#8221;. Siccome è un punto centrale del suo pensiero, riporto le parole con cui descrive il Corpo di dolore ne &#8220;Il potere di Adesso&#8221;. È anche da notare come questo concetto si possa incrociare con la teoria delle <strong>subpersonalità</strong>, usata in psicosintesi. Di seguito al brano farò qualche breve osservazione in proposito.</p>
<p><em>&#8220;Il dolore accumulato è un campo di energia negativa che occupa il corpo e la mente; è il corpo di dolore emozionale. (&#8230;) Quando pensate di conoscere una persona e all&#8217;improvviso vi trovate di fronte per la prima volta una creatura estranea e malvagia, siete destinati a subire uno choc. Tuttavia, è più importante osservarla in voi stessi che negli altri.</em><br /><em>Il corpo di dolore può assumere la forma di irritazione, impazienza, malinconia, collera, furore, desiderio di offendere, depressione. Cercate di coglierlo nel momento in cui si risveglia dallo stato latente.</em><br /><em><strong>Il corpo di dolore vuole sopravvivere al pari di ogni altra entità esistente, e può sopravvivere soltanto se vi induce a identificarvi inconsapevolmente con esso.</strong> Allora può risollevarsi , impadronirsi di voi, diventare voi e vivere attraverso di voi. Deve alimentarsi tramite voi. Si nutrirà di ogni esperienza che entri in risonanza con il suo stesso tipo di energia, ogni cosa che crei dolore sotto qualunque forma: collera, distruttività, afflizione, dramma ecc. Il dolore può alimentarsi solo di dolore. Non può alimentarsi di gioia, la trova indigesta. La sua sopravvivenza dipende dalla vostra identificazione inconsapevole con esso, nonché della vostra paura inconsapevole di affrontare il dolore che vive in voi. Ma se non lo affrontate, sarete costretti a viverlo ripetutamente. Il corpo di dolore può apparirvi come un mostro pericoloso, ma vi posso assicurare che è un fantasma inconsistente, il quale <span style="text-decoration: underline;">non può prevalere sul potere della vostra presenza.</span></em><br /><em>Il corpo di dolore non vuole che lo osserviate direttamente e che lo vediate per ciò che è. <span style="text-decoration: underline;">Nel momento in cui lo osservate, ne avvertite in voi il campo energetico e gli rivolgete la vostra attenzione, l&#8217;identificazione è interrotta. Si è introdotta una dimensione di consapevolezza più elevata. Io la chiamo presenza.</span></em><br /><em>Quando cominciate a ridurre l&#8217;identificazione e diventate osservatori, il corpo di dolore continua a operare per un certo tempo e cercherà di indurvi con l&#8217;inganno a identificarvi ancora con esso. Per esempio, se voi vi soffermate sui pensieri di collera, pensando a ciò che qualcuno vi ha fatto o su ciò che farete voi a questa persona, allora siete diventati inconsapevoli e il corpo di dolore &#8220;è diventato voi&#8221;. Oppure quando vi pervade un umor nero e voi cominciate ad assumere uno schema mentale negativo e a pensare quanto sia orribile la vostra vita, il vostro pensiero si è allineato al vostro corpo di dolore e voi siete diventati inconsapevoli e vulnerabili ai suoi attacchi. <span style="text-decoration: underline;">Essere inconsapevoli, significa identificarsi con qualche schema mentale o emozionale. Implica una totale assenza dell&#8217;osservatore.</span></em><br /><em>Un&#8217;attenzione consapevole continuata spezza il legame fra il corpo di dolore e i vostri processi di pensiero e avvia il processo di trasformazione. <span style="text-decoration: underline;">È come se il dolore divenisse combustibile per la consapevolezza</span>, che di conseguenza arde più vivida. Questo è il significato esoterico dell&#8217;antica arte dell&#8217;alchimia: la trasformazione del vil denaro in oro, della sofferenza nella consapevolezza&#8221;.</em></p>
<p>Il Corpo di dolore di Tolle può essere visto come una specie di matrice primigenia delle nostre subpersonalità. Infatti egli ci parla di svariate identificazioni con diversi tipi di pensiero, di schemi di comportamento, e con una vasta gamma di emozioni, dall&#8217;insofferenza, alla malinconia, alla depressione. Nell&#8217;introdurci allo studio delle subpersonalità, Assagioli faceva notare come alcuni individui derivino la loro identità dal loro corpo, altri dai loro sentimenti, altri ancora dai loro pensieri, altri dal loro ruolo sociale o da qualche subpersonalità. Di certo tutte queste esperienze di identificazione (sia per Tolle che per Assagioli) hanno in comune un substrato di sofferenza, e Tolle si interessa direttamente a quest&#8217;ultimo, che chiama Corpo di dolore, per iniziare ad agire con la disidentificazione. È un ottimo punto di partenza e di lavoro anche questo.<br />La psicosintesi invece non parte dal considerare un elemento unico, ma, al contrario, dal constatare l&#8217;esistenza di un &#8220;animo molteplice&#8221; in ciascuno di noi! Cioè la &#8220;strabiliante molteplicità del fenomeno umano&#8221;&#8230; Per la psicosintesi una delle illusioni più fuorvianti che abbiamo, è credere di possedere una personalità ben definita. Ed è anche quello che scrive Tolle, quando parla del nostro choc quando pensiamo <em>&#8220;di conoscere una persona e all&#8217;improvviso vi trovate di fronte per la prima volta una creatura estranea e malvagia&#8221;</em>. E poi aggiunge: <em>&#8220;Tuttavia, è più importante osservarla in voi stessi che negli altri&#8221;.</em><br />Ecco noi possiamo iniziare a vederci come abitati da tante subpersonalità diverse, che ci popolano e ci muovono continuamente. Siamo fatti di tanti aspetti contraddittori, niente affatto uniformi. Possiamo stupirci e spaventarci delle tante voci che abbiamo dentro, che ci parlano di altrettante subpersonalità piene di bisogni e di sentimenti che reclamano di essere riconosciuti. Quando emergono negli altri possiamo restare inorriditi! E facciamo sempre un po&#8217; di fatica a riconoscerle dentro di noi, a vedere &#8220;chi è che parla&#8221;, e ad ascoltarlo. Come per il corpo di dolore, la regola è che riusciamo a vedere le nostre subpersonalità solo da una posizione disidentificata, da cui poi possiamo lavorare per coordinarle ed armonizzarle. Possiamo vederle quando ci troviamo nell&#8217;Io, e non siamo identificati con una di loro. Come dice Tolle poco sopra, <em>&#8220;Essere inconsapevoli, significa identificarsi con qualche schema mentale o emozionale. Implica una totale assenza dell&#8217;osservatore&#8221;.</em></p>
<p>Non posso dilungarmi naturalmente sull&#8217;intero modello psicosintetico delle subpersonalità, ma mi limito a riportare gli elementi che Nocelli ne &#8220;La via della psicosintesi&#8221; indica come essenziali nella loro genesi: influssi ambientali, influssi psichici prenatali e perinatali, influssi psichici della prima infanzia, lo spirito dell&#8217;epoca, influssi nazionali, di classe o sociale, influssi esercitati dal gruppo di appartenenza, mentalità generazionale, personalità vicine o celebri prese a modello.<br />Nel lavoro psicosintetico viene data una rilevanza centrale all&#8217;individuazione delle subpersonalità, che vengono intese proprio come personalità autonome ed indipendenti, con loro caratteristiche, bisogni ed obiettivi diversi. Lo scopo, come già detto, è non già quello di reprimerle, o dissolverle, ma di integrarle in modo cosciente, consapevole, sotto la direzione volontaria ed attiva dell&#8217;Io. Infatti ognuna di esse, alcune delle quali possiamo anche descrivere come parti ombra, è comunque e sempre portatrice di una energia vitale, più o meno forte, che una volta integrata non solo ci dà una più forte carica vitale, ma spesso ci porta a scoprire il dono che nasconde. L&#8217;atteggiamento da coltivare nell&#8217;affrontare questo processo, è quello che anche Tolle consiglia di seguire: e cioè un atteggiamento fondamentalmente <em>non giudicante</em>. Non importa stabilire se le nostre parti sono buone o cattive, meritevoli di vivere o di morire (a parte il fatto che comunque esse vivono indipendentemente dal nostro desiderio di sopprimerle!); l&#8217;importante è riuscire a vederle. Perché già il solo atto di riconoscerle porta a non essere identificati con esse. Lo stesso vale per il corpo di dolore, che si nutre dei più diversi stati d&#8217;animo, entrando in risonanza con essi. In questa varietà di identificazioni con i nostri pensieri, emozioni ecc&#8230; risiede una sostanziale analogia tra il pensiero di Tolle e il modello delle subpersonalità. Ma la psicosintesi effettua un ulteriore e più organico sviluppo, non fermandosi alla (già di per sé molto efficace) &#8220;semplice&#8221; disidentificazione. L&#8217;invito di Assagioli ci porta proprio a conoscere più nello specifico i tanti personaggi che popolano la nostra personalità, procedendo con un&#8217;analisi minuziosa e costante di ognuno di essi e, piano piano, ad accettarli.<br />In entrambi i casi abbiamo come risultato che <em>&#8220;<strong>È come se il dolore divenisse combustibile per la consapevolezza</strong>, che di conseguenza arde più vivida&#8221;</em>, come dice Tolle. E cioè abbiamo una liberazione di energie a lungo tenute represse, che ci avevano avvinti nonostante il costante tentativo di contrastarle. Tolle paragona questo processo di &#8220;liberazione&#8221; ad un processo alchemico (come del resto fa anche Assagioli nei suoi scritti di stampo più esoterico, per esempio nella rivista &#8220;Verso la luce&#8221; dove firma i suoi scritti come &#8220;Considerator&#8221;), in cui la materia progressivamente si affina, fino a liberare -dopo molte prove e molti passaggi- la sua essenza più pura. E così possiamo concludere citando proprio le parole di Tolle: <em>&#8220;Questo è il significato esoterico dell&#8217;antica arte dell&#8217;alchimia: la trasformazione del vil denaro in oro, della sofferenza nella consapevolezza&#8221;.</em></p></div>
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		<title>DUE MAESTRI, UN’UNICA VIA (cap. 5)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alma]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Sep 2019 09:38:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Due Maestri, un'unica Via]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.farsiforza.org/2019/09/20/due-maestri-ununica-via-cap-5/">DUE MAESTRI, UN’UNICA VIA (cap. 5)</a> proviene da <a href="https://www.farsiforza.org">FarsiForza.org</a>.</p>
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				<div class="et_pb_text_inner"> | di GAIA S. LAMON | </div>
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				<div class="et_pb_text_inner"> 5<br />
 ~ L&#8217;Adesso ~ </div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p><em>&#8220;Quasi tutti gli esseri umani presentano un&#8217;alternanza non fra consapevolezza e inconsapevolezza, ma soltanto tra livelli diversi di inconsapevolezza&#8221;</em></p>
<p><span id="more-2625"></span></p>
<p>Nella seconda parte di &#8220;Il potere di Adesso&#8221; si entra nel vivo della questione della Presenza, ovvero di come fare per entrare stabilmente in essa. Uno dei tanti modi di dire la stessa cosa è: &#8220;dimorare nell&#8217;Io&#8221;. L&#8217;Io infatti rappresenta una dimensione senza tempo, uno &#8220;stare&#8221; a-temporale, è Presenza nel senso di essere &#8220;veramente presenti, qui e ora&#8221;.<br />Nella pratica del counseling l&#8217;esercizio della presenza è strettamente legato al saper &#8220;stare&#8221;. Lo stare a sua volta non può prescindere dal concetto di <em>accettazione</em>. Un libro che mi ha molto arricchita da questo punto di vista è &#8220;Il counseling centrato sulla persona&#8221;, di Mearns e Thorne. Gli autori partono dalla considerazione che &#8220;per il counselor centrato sulla persona l&#8217;abilità di amare se stesso e saper stare con se stesso è la testata d&#8217;angolo per la sua pratica terapeutica e senza di essa il senso della relazione di aiuto viene gravemente compromessa&#8221;. Il counselor deve coltivare l&#8217;abilità di ascoltare se stesso, specialmente quando questo ascolto minaccia di essere doloroso. Molte persone scelgono di dedicarsi a tale ascolto accompagnati da un terapeuta. Altri possono essere aiutati dalle pratiche &#8220;altrettanto produttive e illuminanti della meditazione&#8221;. Tali opportunità devono essere cercate e pianificate deliberatamente&#8230; perché &#8220;è troppo facile perdere totalmente il contatto con il proprio mondo interiore, che è la risorsa più preziosa del counselor&#8221;.<br />Qui si inserisce molto bene il discorso di Tolle, che verrà chiarito dalle sue parole, che riporterò qui sotto. L&#8217;accettazione, per lui, consiste nel restare costantemente aperti alla vita, cioè a tutto quello che ci succede, dentro e fuori di noi. Questo è il più alto esempio di amore incondizionato che possiamo iniziare a praticare tutti i giorni. E cioè imparare a &#8220;dire sì&#8221; a quello che arriva, senza giudizio, e senza aspettativa: <em>&#8220;Dovete sempre operare con il momento presente, non contro di esso. Fatene il vostro alleato, non il vostro nemico&#8221;</em>. E il momento presente è sempre ricco di stimoli, più o meno gradevoli, sia che ci troviamo da soli, sia che siamo in relazione con qualcun altro. Il contatto con il nostro mondo interiore, dicono Mearns e Thorne, &#8220;é la risorsa più preziosa del counselor&#8221;. Qualsiasi cosa ci sia, in questo mondo interiore, non è un nemico da combattere, ma un alleato prezioso, anzi, la Via attraverso la quale possiamo smettere di essere in conflitto con quello che accade, e quindi con noi stessi. È il primo, indispensabile passo per cominciare ad amarci.<br />La pratica del counseling psicosintetico, come ricorda a più riprese anche Molly Brown, parte dal considerare i problemi come potenzialmente trasformativi. Così, elementi che siamo abituati a considerare come disturbanti, diventano, in questi diversi approcci terapeutici e spirituali, delle &#8220;pietre angolari&#8221; da cui ricominciare a vedere il mondo, e noi stessi, in modo nuovo.<br />È quello che ci dice anche il Potere di Adesso:</p>
<p><em>&#8220;<span style="text-decoration: underline;">Bisogna capire in profondità che il momento presente è tutto ciò che avete, rendere l&#8217;Adesso il fulcro principale della vostra vita</span>. Mentre prima vi soffermavate nel tempo e compivate brevi visite nell&#8217;Adesso, ora dovete dimorare nell&#8217;Adesso e compiere brevi visite nel passato e nel futuro quando sono necessarie per affrontare gli aspetti pratici della attuale situazione di vita.</em><br /><em>Che cosa c&#8217;è di più futile e folle che opporsi alla vita stessa che è adesso e sempre adesso? Abbandonatevi a ciò che esiste. <span style="text-decoration: underline;">Dite sì alla vita</span>, e vedrete come la vita all&#8217;improvviso inizierà a lavorare per voi. (&#8230;) bisogna accettare, e poi agire. Bisogna capire in profondità che il momento presente è tutto ciò che avete, rendere l&#8217;Adesso il fulcro principale della vostra vita. Dovete sempre operare con il momento presente, non contro di esso. Fatene il vostro alleato, non il vostro nemico.</em><br /><em>Allora non preoccupatevi dei frutti della vostra azione, limitatevi a prestare attenzione all&#8217;azione stessa. I frutti verranno da soli. Questo è un potente esercizio spirituale.</em><br /><em>Così si trasformerà miracolosamente la vostra vita.&#8221;</em></p>
<p>Restiamo quindi, sempre, con ciò che abbiamo. E quello che abbiamo è ciò che abbiamo qui, in questo momento&#8230;né ieri né domani. Siamo finalmente centrati, e centrati nell&#8217;Io.</p>
<p><em>&#8220;non perseguite più i vostri obiettivi con arcigna determinazione, spinti da paura, collera o malcontento o dal bisogno di diventare qualcuno. Né rimarrete inattivi per timore del fallimento, che per l&#8217;ego è la perdita del sé. Non ricercate cose permanenti dove non possono esservene: nel mondo della forma, del guadagno e della perdita, della nascita e della morte. Non esigete che situazioni, condizioni, luoghi o persone vi rendano felici, né soffrite quando essi non sono all&#8217;altezza delle vostre aspettative. Le forme nascono e muoiono, eppure siete consapevoli di ciò che in eterno è dietro le forme. Sapete che &#8220;niente di reale può essere minacciato&#8221;</em> (Tao).</p>
<p>Ecco quindi che si dissolvono anche le aspettative: quelle legate alle nostre azioni, quelle legate alla relazione con gli altri. Come dice Brown in &#8220;Lo sviluppo del Sé&#8221;, una delle abilità del counselor è quella di saper stare con l&#8217;altro senza nutrire aspettative sul risultato. Coltivando questa attitudine, possiamo permetterci sempre più di essere presenti per come siamo, guadagnandone in autenticità. E permettendo all&#8217;altro di essere pienamente, liberamente, &#8220;ciò che è&#8221;. Perché&#8230;&#8221;è la sottile qualità della presenza a fare la differenza nell&#8217;efficacia del counseling&#8221; (Brown)</p>
<p>Tolle continua, riprendendo le parole di Gesù, nel Discorso della montagna:</p>
<p><em>&#8220;Non pensate al domani, perché il domani penserà da sé alle sue cose. Ogni giorno ha la sua pena&#8221;. Oppure il brano che parla dei bellissimi fiori che non sono in ansia per il domani ma vivono bene nell&#8217;Adesso senza tempo e a cui Dio provvede in abbondanza.</em><br /><em>L&#8217;intera essenza dello Zen consiste nel camminare sul filo del rasoio dell&#8217;Adesso: essere così totalmente presenti senza che nessun problema, nessuna sofferenza, nulla che non sia ciò che siete nella vostra essenza può sopravvivere in voi. Nell&#8217;Adesso, in assenza di tempo, tutti i vostri problemi si dissolvono. La sofferenza necessita del tempo, non può sopravvivere nell&#8217;Adesso.</em><br /><em>In situazioni di emergenza che pongono in pericolo di vita, il trasferimento di coscienza dal tempo alla presenza talvolta avviene spontaneamente. La personalità che ha un passato e un futuro arretra e viene sostituita da un&#8217;intensa presenza cosciente, assai quieta ma al tempo stesso molto vigile. Qualunque reazione sia necessaria allora nasce da questo stato di consapevolezza</em><br /><em>Se vi siete trovati in uno stato di emergenza, di vita o di morte, saprete che la mente non aveva tempo di giocherellare e farne un problema. In una vera emergenza la mente si ferma; voi diventate totalmente presenti nell&#8217;Adesso, e prende il sopravvento qualcosa di infinitamente più potente&#8221;.</em></p>
<p>Anche in &#8220;L&#8217;esperienza delle vette&#8221; Ferrucci porta molti esempi di realizzazione di una presenza &#8220;totale&#8221;, assoluta, da parte di alcuni soggetti. E cita anche gli appassionati di sport estremi che si cimentano in attività in cui la vita è in massimo pericolo ed è necessario essere totalmente presenti per sopravvivere, per riuscire a provare la sensazione della presenza al massimo grado.<br />Ovviamente da Tolle possiamo ascoltare le parole di qualcuno che ha avuto un&#8217;esperienza diretta di Vetta, che descrive come un stato in cui si &#8220;esce dal tempo&#8221;. Qui siamo già nel territorio del transpersonale; in quella dimensione in cui la personalità ordinaria si annulla, e c&#8217;è un perfetto allineamento tra l&#8217;Io e il Sé, che trasporta l&#8217;individuo verso una dimensione dell&#8217;esistenza totalmente libera. È una possibile Via da seguire. Non è detto che noi riusciremo nell&#8217;intento di raggiungere una meta così alta. Ma&#8230;possiamo liberarci da questa aspettativa e provare a gustarci il viaggio con umiltà, coltivando una presenza vigile che intanto può già regalarci molti aiuti!<br />Proseguendo, un altro dei punti che sia Whitmore in &#8220;Il counseling psicosintetico&#8221; che Brown mettono in evidenza è proprio il difficile momento in cui, durante il counseling (o nella nostra vita) arriviamo a mettere in discussione il nostro senso di identità, legato agli schemi e alle identificazioni di cui abbiamo già parlato. Procedere nel senso di dare sempre maggiore spazio alla Presenza, e cioè nell&#8217;uso costante dell&#8217;osservazione dei nostri contenuti psichici, porta inevitabilmente a cambiare. Cambiare nel senso, rivoluzionario, di essere sempre più simili a noi stessi, sempre più autentici, è un&#8217;esperienza di per sé nuova, per molti versi disorientante. Ed è a questo punto che quasi sempre iniziano ad emergere i nostri meccanismi di difesa per ostacolare la disgregazione di una vecchia identità senza la quale ci sembra di non poter vivere&#8230; Così dice Tolle, poco più avanti nello stesso capitolo:</p>
<p><em>&#8220;Alcune persone si arrabbiano quando mi sentono dire che i problemi sono illusioni. Minaccio di portare via il loro senso di identità.</em><br /><em>Hanno investito molto tempo in un falso senso del sé. Da molti anni definiscono inconsapevolmente la loro intera identità in termini di problemi e sofferenza. Chi sarebbero senza questi? Gran parte di ciò che le persone dicono, pensano o fanno è in realtà motivata dalla paura, che naturalmente è sempre legata al fatto di concentrarsi sul futuro e di non essere in contatto con l&#8217;Adesso. Poiché nell&#8217;Adesso non vi sono problemi, non vi è nemmeno la paura&#8221;.</em></p></div>
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		<title>DUE MAESTRI, UN’UNICA VIA (cap. 6)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alma]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Sep 2019 09:47:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Due Maestri, un'unica Via]]></category>
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					<h2 class="entry-title">DUE MAESTRI, UN’UNICA VIA (cap. 6)</h2>
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				<div class="et_pb_text_inner"> | di GAIA S. LAMON | </div>
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				<div class="et_pb_text_inner"> 6<br />
 ~ La Presenza ~ </div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><span id="more-2631"></span></p>
<p>Ma cos&#8217;è esattamente per Tolle la Presenza? Nel brano successivo ne dà una definizione ampia, approfondita, precisa. Ritorna sulla descrizione dell&#8217;osservatore silenzioso, che abbiamo già incontrato più volte, e su come porsi per contattarlo. La psicosintesi, per raggiungere lo stesso obiettivo ci offre l&#8217;esercizio di disidentificazione. Ma il significato di fondo, in entrambi i casi, è lo stesso.</p>
<p><em>&#8220;Attraverso l&#8217;osservazione di sé, automaticamente entra nella vostra vita una maggiore <strong>presenza</strong>. Nel momento in cui ci si rende conto di non essere presenti, si è presenti. Ogni volta che si può osservare la propria mente, non si è più intrappolati in essa. È comparso un altro fattore, qualcosa che non è della mente: la presenza testimone. Siate presenti come osservatori dei pensieri e delle emozioni nonché delle vostre reazioni nelle varie circostanze. Notate anche quanto spesso la vostra attenzione è rivolta al passato o al futuro. Non giudicate né analizzate ciò che osservate. <strong>Guardate il pensiero, percepite l&#8217;emozione, osservate la reazione. Allora percepirete qualcosa di più potente di ognuna di quelle cose che osservate, la presenza stessa, tranquilla e osservatrice al di là della mente: l&#8217;osservatore silenzioso&#8221;.</strong></em></p>
<p>Qui Tolle si sofferma proprio sui nostri schemi &#8220;ripetuti mille volte&#8221;, che ci danno l&#8217;illusione di avere una identità fatta di certe caratteristiche, e di cui finiamo per essere schiavi, proprio perché identificati con essa. E ci esorta invece a vivere pienamente la realtà del momento, usando pienamente i nostri sensi, permettendoci di vivere le cose così come sono. Questo è un lusso che in pochi si permettono. Anzi, come sottolineano Thorne e Mearns, è un lusso che siamo spesso più disposti a concedere agli altri piuttosto che a noi stessi!<br /> Osservare il respiro, i suoni, la luce, i colori, le sensazioni, senza giudicare e senza giudicarci è ciò che aiuta a vivere con intensità sempre più profonda &#8220;il momento&#8221;. E il momento di Adesso, questo momento, è tutto ciò che abbiamo. È ciò in cui l&#8217;Io vive e si manifesta.<br /> Poi Tolle aggiunge due elementi ulteriori su cui riflettere: il Passato e il Futuro. Entrambi, nelle loro caratteristiche negative, contribuiscono a creare quegli schemi ripetitivi di cui ho già parlato e, contemporaneamente, a diminuire la nostra libertà, a sottrarci alla vita. Perché creano ansia, stress e preoccupazione (nel caso del futuro) e rimorsi, sensi di colpa, rancore e mancanza di perdono nel caso del passato:</p>
<p><em>&#8220;Il momento presente è tutto ciò che abbiamo. Non vi è mai un momento in cui la nostra vita non sia &#8220;questo momento&#8221;. Nello stato di consapevolezza normale, identificato con la mente ovvero non illuminato, la potenza e le potenzialità creative racchiuse nell&#8217;Adesso sono completamente oscurate dal tempo psicologico. La nostra vita allora perde la sua vibrazione, la sua freschezza, il suo senso di stupore. I vecchi schemi vengono recitati in commedie ripetute infinite volte, come copioni della vostra mente che vi forniscono un&#8217;identità di qualche tipo ma distorcono o nascondono la realtà dell&#8217;Adesso. La mente allora crea un&#8217;ossessione per il futuro come fuga dal presente insoddisfacente.</em><br /> <em>Disagio, ansia, tensione, stress, preoccupazione (tutte forme di paura) sono causati da un eccesso di futuro e da un&#8217;insufficienza di presente. Senso di colpa, rimorso, risentimento, rancore, amarezza e ogni forma di mancato perdono sono causati da un eccesso di passato e da un&#8217;insufficienza di presente.</em><br /> <em>La Presenza è la chiave per accedere alla libertà, per cui potete essere liberi soltanto adesso.</em><br /> <em>Dimenticate per un po&#8217; la vostra situazione di vita e prestate attenzione alla vostra vita.</em><br /> <em>Quando siete pieni di problemi, non vi è spazio per lasciare entrare niente di nuovo, non vi è spazio per una soluzione. Allora, quando potete, cercate di creare un po&#8217; di spazio per trovare la vita dietro la vostra situazione di vita. Utilizzate pienamente i vostri sensi, siate dove vi trovate. Guardatevi attorno, limitandovi a guardare, senza interpretare. Osservate la luce , le forme, i colori, la consistenza. Prendete consapevolezza della presenza silenziosa di ogni cosa, dello spazio che consente ad ogni cosa di essere. Ascoltate i suoni, senza giudicarli. Osservate il ritmo della vostra respirazione; percepite l&#8217;aria che entra e esce, percepite l&#8217;energia vitale dentro il vostro corpo. Consentite ad ogni cosa di essere, dentro di voi e al di fuori. Permettete l'&#8221;essere così&#8221; di tutte le cose. Entrate in profondità nell&#8217;Adesso.</em><br /> <em>Vi state lasciando alle spalle il mondo privo di vita dell&#8217;astrazione mentale, del tempo. State uscendo dalla mente folle che vi svuota di energia vitale, così come lentamente avvelena e distrugge la Terra. Vi state risvegliando dal sogno del tempo, entrando nel presente.</em><br /> <em>State spezzando schemi mentali che dominano la vita umana da millenni. Schemi mentali che hanno creato sofferenza inimmaginabile su larga scala. Non uso la parola &#8220;male&#8221;. È più utile chiamarla inconsapevolezza&#8221;.</em></p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Per concludere la lettura di questo capitolo, un ultimo sguardo, più specifico, su ciò che &#8220;Il potere di Adesso&#8221; racconta sul passato e sul futuro. Tutte e due queste categorie esistono, secondo Tolle, per portarci lontano dal Presente, cioè dall&#8217;Adesso. Ma possiamo anche dire che sono due categorie che utilizziamo continuamente nella nostra vita, per leggere, classificare, confrontare gli avvenimenti reali e ciò che ci succede dentro. Possiamo anche dire che passato e futuro &#8220;collaborano&#8221; attivamente alla costruzione di molte subpersonalità. Per esempio (nel caso del futuro) quelle sempre preoccupate di cosa succederà, quelle che non reggono l&#8217;incertezza e quelle che vorrebbero controllare tutto, quelle che -al contrario- decidono di infischiarsene&#8230; E poi ancora (in relazione al passato) le sub paurose, rancorose e vendicative, insoddisfatte, nostalgiche, apprensive&#8230; ci sono sempre un po&#8217; di passato e un po&#8217; di futuro, nel nostro teatro interiore, nella creazione delle nostre parti. Prenderne atto, secondo me, è un aiuto in più nel lavoro di individuazione delle subpersonalità: rappresenta un ulteriore arricchimento, una ulteriore possibile chiave di lettura.<br /> Ecco come Tolle si esprime sul passato e sul futuro:</p>
<p><strong>Il futuro</strong><br /> <em>&#8220;Siete preoccupati? Pensate spesse &#8220;e se succede&#8230;&#8221;? Vi identificate con la vostra mente, che proietta se stessa in una futura situazione immaginaria e crea paura. Non vi è modo di far fronte a una tale situazione, perché non esiste. È un fantasma mentale. Potete fermare questa follia che corrode la salute e la vita semplicemente riconoscendo il momento presente. Prendete consapevolezza del vostro respiro. Percepite l&#8217;aria che entra e che esce dal corpo. Percepite il vostro campo energetico interiore. Tutto ciò che dovete affrontare e gestire della vita reale (contrariamente alle proiezioni mentali e immaginarie) è questo momento.</em></p>
<p><em>&#8220;Un giorno ce la farò&#8221;. Siete abituati ad &#8220;aspettare&#8221;? Non è insolito trascorrere la propria vita aspettando di cominciare a vivere. L&#8217;attesa è uno stato d&#8217;animo. Sostanzialmente significa che voi volete il futuro; non volete il presente. Non volete ciò che avete e con l&#8217;attesa create inconsapevolmente un conflitto tra il vostro qui e ora, dove non volete essere e il futuro proiettato, dove volete essere. Questo riduce grandemente la qualità della vostra vita, facendovi perdere il presente.&#8221;</em></p>
<p>Quando mi sento scontenta di quello che sto facendo, e inizia a salirmi quella insofferenza anche per le piccole cose pratiche di ogni giorno che peggiora di ora in ora&#8230; so che posso fermarmi, pensare che &#8220;non sono io&#8221;, ma che sta parlando una parte di me costantemente infelice per quello che ha e che vive. Una parte che vorrebbe sempre essere altrove, chissà dove, a fare chissà cosa&#8230; Sono anche io tra quelli che <em>&#8220;trascorrono la propria vita aspettando di cominciare a vivere&#8221;</em>, ebbene sì! Ma ho scoperto che posso fermarmi a vedere quello che sto facendo, e <em>&#8220;scuotermi&#8221;</em>. So che non devo cercare chissà quale stato di imperturbabilità o di illuminazione, ma soltanto rendermi conto che sono <em>&#8220;immersa in un&#8217;identificazione&#8221;</em> . Utilizzo (anche) questi suggerimenti, che sono di Tolle, ma che assomigliano in modo impressionante a quelli del nostro Assagioli, anche se utilizzano la chiave del passato e del futuro come metodo di riflessione e di ragionamento:</p>
<p><em>&#8220;Dovete rinunciare all&#8217;attesa come stato d&#8217;animo. Quando vi sorprenderete a scivolare nell&#8217;attesa&#8230; scuotetevi da questa situazione. Arrivate al momento presente, Cercate semplicemente di essere e di divertirvi ad essere. Se siete presenti, non c&#8217;è mai alcuna necessità di aspettare alcunché.</em><br /> <em>Più praticate la sorveglianza del vostro stato mentale-emozionale interiore, più vi sarà facile sapere quando siete intrappolati nel passato e nel futuro, vale a dire nell&#8217;inconsapevolezza.</em></p>
<p><em>Quando siete immersi nelle identificazioni, perdete completamente lo scopo interiore del viaggio, che non ha niente a che fare con il dove state andando o con il che cosa state facendo, ma riguarda esclusivamente il <span style="text-decoration: underline;">come</span>.&#8221;</em></p>
<p>Ecco un altro passo verso il ridimensionamento delle aspettative. Verso il godersi il viaggio per quello che è, indipendentemente dal cosa accade, ma concentrando tutta la nostra attenzione sul <em>come</em>.<br /> Questo, tra l&#8217;altro, è un tema che ritorna in tutti i testi che trattano il lavoro del counseling psicosintetico, dal &#8220;Counseling centrato sulla persona&#8221;, a &#8220;Lo sviluppo del Sé&#8221;, a &#8220;Il counseling psicosintetico&#8221;.<br /> Il nostro viaggio esteriore può essere composto da un milione di passi; ma il nostro viaggio interiore ne ha uno solo: il passo che compiamo in questo momento e il modo in cui lo compiamo.<br /> E concludiamo con uno sguardo sul concetto di passato:</p>
<p><strong>Il passato<br /> </strong><em>&#8220;Il passato non può sopravvivere in vostra presenza.</em><br /> <em>Il potere di Adesso è la potenza della vostra presenza, la vostra consapevolezza liberata.</em><br /> <em>Per cui dovete affrontare il passato al livello del presente. Più attenzione rivolgete al passato, più lo rifornite di energia e più è probabile che da questo vi costruiate un &#8220;sé&#8221;.</em><br /> <em>Prestate attenzione al presente; prestate attenzione al vostro comportamento, alle vostre reazioni, pensieri, stati d&#8217;animo, paure e desideri a mano a mano che si verificano nel presente. È questo il passato dentro di voi. Se riuscite a osservare o a essere presenti per osservare queste cose senza giudizi, allora affrontate il passato e lo dissolvete attraverso la potenza della vostra presenza. Non potete trovare voi stessi entrando nel passato. Troverete voi stessi arrivando al presente&#8221;.</em></p>
<p>In queste ultime righe, ritorna l&#8217;idea del costruirsi un falso sé e della difficoltà che incontriamo nell&#8217;essere &#8220;noi&#8221;. Ciò accade anche quando viviamo rivolti al passato o al futuro, perché allora siamo immersi in qualche parte che ci porta lontano dal qui-e -ora, il che implica che non possiamo avere un atteggiamento disidentificato.<br /> La vera autoidentificazione, ci dice Tolle, può avvenire soltanto nel presente. Questo è il potere di Adesso.</p></div>
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		<title>DUE MAESTRI, UN’UNICA VIA (cap. 7)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alma]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Sep 2019 09:56:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Due Maestri, un'unica Via]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.farsiforza.org/2019/09/18/due-maestri-ununica-via-cap-7/">DUE MAESTRI, UN’UNICA VIA (cap. 7)</a> proviene da <a href="https://www.farsiforza.org">FarsiForza.org</a>.</p>
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				<div class="et_pb_text_inner"> 7<br />
 ~ Il Sé e il Supercosciente ~ </div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p><em>Più radioso del sole</em><span id="more-2635"></span><br /><em>Più puro della neve</em><br /><em>Più sottile dell&#8217;etere è il Sé</em><br /><em>lo spirito dentro di noi,</em><br /><em>Noi siamo quel Sé, quel Sé siamo noi</em> (Assagioli in &#8220;Verso la luce&#8221;)</p>
<p>Qualche parola a parte meritano i concetti di Sé e di supercosciente, così come sono intesi dalla psicosintesi, e poi confrontati e integrati con quanto ne dice Tolle. Perché si tratta di concetti che sia nella pratica psicosintetica, sia ne Il potere di Adesso, sono sempre presenti, in modo trasversale e costante.<br />Assagioli, in un famoso passo, dice che nella nostra epoca &#8220;l&#8217;anima è passata di moda&#8221;. C&#8217;è infatti tutta una parte della psicosintesi che si occupa di elementi fondamentali nella vita umana, che di rado sono presi in considerazione dalla psicologia &#8220;classica&#8221;. E che sono trascurati e messi da parte anche nella vita quotidiana delle persone&#8230; Possiamo chiamarli contenuti &#8220;transpersonali&#8221;. In &#8220;Lo sviluppo transpersonale&#8221; (raccolta di testi di Assagioli sull&#8217;argomento) troviamo scritto: <em>&#8220;Questa Realtà è spesso stata chiamata trascendente, ma noi non useremo questo termine per indicare qualcosa di astratto, di remoto. Chi ne ha avuto percezioni fugaci attesta che essa è sentita come qualcosa di più reale, duraturo e sostanziale del mondo di tutti i giorni, come la vera radice ed essenza dell&#8217;essere, come vita più abbondante&#8221;</em>. E a me sembra che questo coincida con il richiamo ad una vita più piena, più libera, più vera e &#8220;più abbondante&#8221; di Eckhart Tolle&#8230;<br />Il supercosciente in psicosintesi si trova nella parte superiore dell&#8217;inconscio, ed è <em>una realtà</em>. Noi possiamo avere l&#8217;esperienza cosciente di alcuni contenuti che abitualmente risiedono nel supercosciente quando, in certi momenti speciali, entrano nel campo della coscienza. Alcuni esempi di questi elementi sono: senso di pienezza, integrazione, totalità, di vitalità, di intensità di vita; senso di ricchezza e semplicità, senso di bellezza, ideali, etica -i nostri valori &#8220;alti&#8221;-, assenza di sforzo, spontaneità, giocosità, humor, senso di indipendenza e libertà interiore, autosufficienza spirituale, ma anche tutti i nostri doni e i nostri talenti. Sono, per intenderci, i valori che Maslow ha individuato come propri delle persone che hanno sperimentato un elevato grado di autorealizzazione. E sono anche le caratteristiche che Tolle stesso ci indica come rivelatrici di una buona salute spirituale, quella che per lui si raggiunge quando siamo totalmente presenti nell&#8217;Adesso, cioè quando siamo più pienamente e autenticamente noi stessi.<br />In tutti i casi e gli esempi che i nostri autori riportano, parliamo di persone che hanno sperimentato un allargamento della coscienza, un senso di pace e di unità con tutti gli esseri proprio perché si sono aperte, sanno essere aperte a questi contenuti, che dal Superconscio irrompono nel nostro campo di coscienza. Un&#8217; &#8220;irruzione&#8221; che, come spiega Assagioli, bisogna sapere evocare, chiamare, realizzare, ma anche e soprattutto <em>gestire</em> per evitare che si scatenino in noi forme di resistenza e di opposizione. Non di rado infatti, in queste circostanze, insorgono quei meccanismi di difesa a cui Assagioli dà il nome di &#8220;paura del sublime&#8221; e che anche Tolle mette in evidenza quando parla della paura che emerge quando la nostra identità ordinaria viene minacciata.<br />Bisogna però specificare che c&#8217;è una netta distinzione, in psicosintesi, tra il concetto di supercosciente e quello di Sé superiore. In &#8220;Lo sviluppo transpersonale&#8221; si legge: <em>&#8220;nel supercosciente vi sono elementi, contenuti di vario genere, attivi, dinamici, mutevoli che partecipano alla corrente della vita psichica nel suo insieme. Invece il Sé è immobile, stabile, immutabile; quindi diverso da essa. (&#8230;) questo senso di permanenza è trasmesso, per quanto in modo attenuato, dal Sé spirituale al suo riflesso, l&#8217;io cosciente, personale, attraverso l&#8217;avvicendarsi dei mutevoli contenuti della coscienza&#8221;. </em>L&#8217;io cosciente, in pratica, è solo un pallido riflesso della perenne, immortale essenza dell&#8217;io spirituale, del Sé. Il Sé, nel diagramma dell&#8217;ovoide di Assagioli si trova all&#8217;estremo superiore della personalità, in parte entro di essa (in rapporto di continuità col supercosciente), in parte al di fuori. Questo è emblematico della sua natura, individuale e universale allo stesso tempo.<br />Ora diciamo che, mentre a noi tutti è possibile sperimentare gli influssi degli elementi del supercosciente e anche di quelle energie che il Sé irradia attraverso il riflesso dell&#8217;Io, l&#8217;esperienza diretta del Sé rimane per la quasi totalità degli esseri umani una meta irraggiungibile! E nei rarissimi casi in cui tale esperienza ha luogo è essenzialmente ineffabile, non esprimibile a parole: si prova, così ci dicono i pochi che l&#8217;hanno provata, <em>&#8220;un senso di allargamento, di espansione senza limiti, pervaso da intensa gioia e beatitudine(&#8230;) Qui si viene a contatto col mistero, con la Realtà suprema. Di questo -dice sempre Assagioli- non posso parlare; è oltre i confini della scienza, della psicologia. Ma la psicosintesi può aiutare ad avvicinarsi a quella soglia, e questo è già molto&#8221;.</em><br />Come ho già raccontato nell&#8217;introduzione a questa tesi, Eckhart Tolle appartiene invece a quel ristretto numero di individui che hanno avuto il privilegio di vivere in modo diretto questa esperienza. Riporto nuovamente le sue parole che ho già citato nell&#8217;introduzione: <em>&#8220;Udii le parole &#8220;non opporre resistenza&#8221; dentro il mio petto. Mi sentivo risucchiato in un vuoto&#8230; Improvvisamente non ebbi più paura e mi lasciai cadere in quel vuoto. Fui risvegliato dal cinguettio di un uccello. Non avevo mai udito un suono simile. Avevo gli occhi ancora chiusi e vedevo l&#8217;immagine di un diamante meraviglioso (&#8230;) Per i successivi cinque mesi vissi in uno stato di profonda beatitudine. Tale abbandono doveva essere stato così completo che questo sé falso e sofferente era crollato. Allora, ciò che rimaneva era la mia vera natura di onnipresente io sono: consapevolezza allo stato puro prima dell&#8217;identificazione con la forma&#8221;.</em><br />Da allora la sua vita è stata completamente trasformata; come direbbero i maestri orientali, ha vissuto, in questa vita terrena, l&#8217;esperienza della &#8220;liberazione&#8221;. Ha poi scelto la via dell&#8217;insegnamento, non solo in aiuto di chi segue quella che in psicosintesi viene chiamata la Via dell&#8217;Illuminazione, ma a vantaggio di tutti i ricercatori in cammino, indipendentemente dalla Via in cui essi si trovano, perché la meta comune a tutti noi è in fondo la stessa: il ricongiungimento con l&#8217;Uno.<br />Come ci spiega Assagioli quando tratta I tipi umani, ci sono persone la cui personalità è caratterizzata da una forte impronta mistica, di ricerca spirituale; per queste l&#8217; insegnamento di Tolle rientra nelle proprie corde, viene loro spontaneo sintonizzarsi su questa &#8220;lunghezza d&#8217;onda&#8221;. Altri, invece, sono soggetti con una tendenza più attivo-pratica, cioè molto versati nell&#8217;interazione con la materia e meno sul fronte transpersonale, che hanno invece come compito psicosintetico quello di approfondire un po&#8217; di più gli aspetti relativi alla ricerca interiore. Io penso che &#8220;Il potere di Adesso&#8221; sia potenzialmente utile a tutti, indipendentemente dall&#8217;indole più o meno contemplativa!<br />Su questo punto mi sono già soffermata in precedenza. Trovo che sia molto interessante il fatto che Tolle parta dal lavoro sul corpo, dalla presenza nel corpo, per risalire e collegarsi al nostro aspetto più spirituale. Nelle sue parole, possiamo vedere come per lui, in un certo senso, non ci sia una separazione tra la nostra vita fisica e la vita eterna, non manifestata. Per Tolle, ma anche per molti altri autori tra cui ad esempio Ken Wilber, possiamo vivere attraverso la profonda comunione con il corpo, la comunione con il divino:<br /><em>&#8220;Ciò che percepite come struttura fisica densa chiamata corpo, che è soggetta a malattia, vecchiaia e morte, non è in definitiva reale, non è voi. (&#8230;) <span style="text-decoration: underline;">Ma non distoglietevi dal corpo, perché all&#8217;interno di un tale simbolo di impermanenza e limitazione, si nasconde lo splendore della vostra realtà essenziale e immortale</span>. Non combattete contro il corpo, perché così facendo combattete contro la vostra realtà. Al di sotto del corpo che potete vedere e toccare vi è il corpo interiore invisibile, la porta che conduce all&#8217;Essere, alla Vita Non Manifestata. Attraverso il corpo interiore voi siete inseparabilmente connessi a questa Unica Vita non manifestata, priva di nascita e di morte, eternamente presente. Attraverso il corpo interiore, voi siete sempre in unione con Dio&#8221;.</em></p>
<p>Questo tipo di approccio, tra l&#8217;altro, non è assolutamente estraneo alla psicosintesi, anzi, si ritrova in testi di diversi autori, soprattutto quelli che presentano anche gli aspetti più esoterici, spirituali (legati quindi alla teosofia) e transpersonali della psicosintesi.<br />A tal proposito mi fa piacere citare una autrice psicosintetista, Angela La Sala Batà, nella cui opera mi sono imbattuta negli ultimi mesi e mi è stata grande giovamento: &#8220;Medicina psicospirituale&#8221; ed. La Nuova Era. Ella annota: &#8220;Il corpo fisico è il più esterno dei (nostri) veicoli, ed è ritenuto essere solo uno strumento di espressione e di esperienza del Sé sul piano materiale. Pertanto <em>non vi è una &#8220;scissione&#8221; tra spirito e materia, ma solo una gradualità di livello vibratorio, perché tutti gli aspetti del Sé, ed anche il veicolo fisico, sono stati emanati dal Sé stesso, per potersi esprimere&#8221;.</em></p>
<p>Per concludere questo capitolo, non posso che citare un illuminante e&#8230;sintetico passaggio di Ferrucci, in Esperienze delle vette, che mi sembra riassumere nel modo più brillante quanto è stato fin qui detto:<br />&#8220;Per molti il corpo è un ostacolo o una prigione. Ma per altri il mondo puro, vasto e creativo dello spirito trova proprio nella materia, non fuori di essa, la sua realizzazione più completa.<br /><em>[&#8230;] Il cammino verso il Sé, allora, non è compiuto malgrado, ma tramite il corpo.</em> L&#8217;ostacolo diventa uno strumento: da marchio dell&#8217;individualità e dell&#8217;isolamento, il corpo diviene simbolo dell&#8217;uomo e della sua unità con la vita cosmica.<br />È un punto di arrivo lontano. Ma l&#8217;inizio è nella nostra vita di tutti i giorni, nella nostra esperienza del corpo.<br /><em>C&#8217;è chi, allora, ha elevato queste semplici sensazioni della vita di tutti i giorni ai vertici di un&#8217;arte, ha scoperto nel corpo una miniera di nuove risorse e sensazioni e lo ha trasformato in strumento per accedere a nuovi stati di coscienza&#8221;.</em></p></div>
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		<title>DUE MAESTRI, UN’UNICA VIA (cap. 8)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alma]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Sep 2019 10:07:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Due Maestri, un'unica Via]]></category>
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				<div class="et_pb_text_inner"> 8<br />
 ~ La relazione come pratica spirituale ~ </div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p><em>&#8220;È bello pensare che noi tutti costituiamo una sola ‘famiglia umana’ &#8220;</em><span id="more-2639"></span> (Assagioli)</p>
<p>In ciò che Tolle passa a dire nella parte conclusiva del libro, sulle relazioni, troviamo molto della pratica del counseling psicosintetico. Innanzi tutto c&#8217;è un &#8220;saper essere&#8221;, che è alla base di qualunque relazione di aiuto. Il saper essere implica una buona conoscenza di sé, e poi un buon livello di accettazione di quello che siamo. All&#8217;inizio del percorso che abbiamo fatto in questi tre anni non capivo bene in cosa consistesse, ma col tempo ho compreso che si tratta essenzialmente della capacità essere in contatto con quello che proviamo, che emerge dentro di noi, mentre stiamo con l&#8217;altro e di saperlo esprimere in modo congruente. Come dice O&#8217;Leary in &#8220;Counseling alla coppia e alla famiglia&#8221;, &#8220;l&#8217;aspetto fondamentale della congruenza consiste nella consapevolezza, da parte del counselor, delle emozioni, delle risonanze e dei vissuti che costituiscono la sua esperienza (Rogers) e che spesso gli richiamano aspetti della propria vita. Tali elementi, se non correttamente percepiti, comportano rischi di identificazione e/o di proiezione nei confronti dei clienti&#8221;.<br />Prima di iniziare una seduta, una delle domande che Rogers si poneva era: &#8221; Sono in grado di essere in un modo tale da essere percepito dall&#8217;altro come affidabile, leale e coerente in senso molto profondo?&#8221;<br />Un tema molto ricorrente nei testi che abbiamo letto durante il nostro percorso riguarda proprio i meccanismi che scattano dentro il counselor mentre si trova ad avere a che fare un cliente, per esempio atteggiamenti difensivi oppure proiettivi. La capacità di essere congruenti e anche di avere uno sguardo positivo incondizionato sull&#8217;altro dipende in buona parte dal livello di accettazione che abbiamo di noi stessi. Tra l&#8217;altro molto spesso siamo decisamente più magnanimi con gli altri che verso noi stessi!<br />Questo tipo di accettazione ci offre dei grandi vantaggi, perché come abbiamo visto, ci permette di essere più liberi e aperti, sia verso la vita che verso gli altri con cui entriamo in contatto. Lasciare che gli altri siano quello che sono, è un grande dono che possiamo fare a noi e a tutta l&#8217;umanità in cammino&#8230; Non prefiggerci delle mete, non imporle, lasciare che la vita si manifesti anche quando è &#8220;difficile&#8221;. Questo atteggiamento è fondamentale per potere esprimere una sincera vicinanza, un contatto profondo. Quando siamo congruenti non abbiamo bisogno di difenderci, e anche l&#8217;altro sente meno questo bisogno, che spesso nelle relazioni è così disperato.<br />Nella dimensione della congruenza, dello sguardo positivo incondizionato, può allora, finalmente, avere luogo l&#8217;ascolto. Essere capaci di ascoltare è un &#8220;saper fare&#8221;, un&#8217;arte che si impara, perché è non solo un atteggiamento, ma una azione molto intensa e sottile, anche quando avviene nel silenzio. L&#8217;ascolto richiede anche un paziente allenamento, e implica un saper stare con l&#8217;altro senza giudizio e senza aspettativa. Restare in ascolto vuol dire accogliere. Chi davvero ascolta, nel senso più profondo del termine, sta dicendo all&#8217;altro: &#8220;io sono con te, senza condizioni&#8221;.<br />Come ci ricorda Tolle, è un modo di dire &#8220;sì alla vita&#8221;, qualunque cosa essa ci porti. L&#8217;arte dell&#8217;ascolto, come abbiamo visto, è fondamentale sia nel counseling che nella nostra vita quotidiana, per esempio nei rapporti di coppia e nei rapporti familiari. In molti campi, l&#8217;arte di ascoltare implica saper utilizzare il silenzio, per dare spazio all&#8217;altro, per farlo sentire compreso e riconosciuto. Nella pratica del counseling, all&#8217;ascolto seguono delle riformulazioni, che sono molto importanti per comunicare a chi abbiamo davanti che &#8220;sono qui con te e desidero dedicarmi a comprendere fino in fondo quello che mi stai dicendo&#8221;. Come abbiamo visto anche nella pratica del counseling di coppia, la capacità di ascoltare e riformulare sono sempre importanti per fare crescere la relazione perché allenano non solo alla comprensione (a volte con tutta la buona volontà si può anche non capire!) ma soprattutto al rispetto per l&#8217;altro.<br />Lavorare sull&#8217;accettazione, sull&#8217;apertura, su una maggiore libertà dagli schemi, come abbiamo visto fin&#8217;ora, è utile anche per affrontare le crisi quando arrivano. Perché dobbiamo vederle solo come delle catastrofi? Il counseling psicosintetico ci insegna che ogni crisi rappresenta un&#8217;opportunità. Molto spesso un&#8217;opportunità di cambiare. Allora possiamo provare a dire &#8220;sì&#8221; a ciò che arriva, anche se ci mette in difficoltà. Come suggerisce anche Brown noi possiamo, quando siamo di fronte a un momento duro, agire e pensare come se lo &#8220;avessimo scelto noi&#8221;, come se lo avessimo voluto. In una prospettiva psicosintetica, ogni crisi è un messaggio che il nostro Sé ci sta inviando&#8230; sta a noi lavorare per riuscire ad accettarlo e ad utilizzarlo nel modo migliore! Ecco come Tolle parla delle crisi nelle coppie:</p>
<p><em>Nelle relazioni, ogni crisi rappresenta non soltanto un pericolo, ma anche un&#8217;occasione. Se le relazioni danno energia e ingrandiscono gli schemi mentali egoici e attivano il corpo di dolore, come avviene attualmente, perché non accettare questo fatto anziché cercare di sfuggirlo? Perché non cercarne la collaborazione invece di evitare le relazioni o continuare a inseguire il fantasma di un compagno ideale come risposta ai vostri problemi?</em><br /><em>Con il riconoscimento e l&#8217;accettazione dei fatti giunge anche un grado di libertà da questi. Per esempio, quando sapete che non siete in pace, il vostro sapere crea uno spazio tranquillo che avvolge la vostra mancanza di pace in un abbraccio affettuoso e tenero e quindi trasmuta in pace la mancanza di pace.</em><br /><em>Non potete trasformare voi stessi e certamente non potete trasformare il vostro partner o chiunque altro. Tutto ciò che potete fare è creare uno spazio (di consapevolezza) perché avvenga la trasformazione, per fare entrare la grazia e l&#8217;amore.</em></p>
<p>Quindi il suo suggerimento va, ancora una volta, nella direzione di un attento ascolto interiore finalizzato a vedere cosa ci capita dentro, proprio mentre le cose &#8220;capitano&#8221;. È da notare la forte vicinanza con quanto ho esposto fin&#8217;ora sulla pratica del counseling psicosintetico:</p>
<p><em>Allora quando la vostra relazione non funziona, quando fa emergere la &#8220;pazzia&#8221; in voi e nella persona amata, siatene felici. Ciò che era inconsapevolmente viene portato alla luce. È un&#8217;occasione per la salvezza.. In ogni momento, state con la conoscenza di quel momento, in particolare del vostro stato interiore. Se vi è collera, sappiate che vi è collera. Sappiate conoscere la realtà di quel momento e mantenetene la conoscenza. Il rapporto allora diventa il vostro sadhana, la vostra pratica spirituale. Inconsapevolezza e sapere non possono coesistere a lungo, nemmeno se il sapere è soltanto nell&#8217;altra persona e non in quella che agisce sulla base dell&#8217;inconsapevolezza. La forma di energia che sta dietro l&#8217;ostilità e l&#8217;attacco trova intollerabile la presenza dell&#8217;amore. Se voi reagite in qualunque modo all&#8217;inconsapevolezza dell&#8217;altra persona, diventate anche voi inconsapevoli.</em></p>
<p><em>Mai prima d&#8217;ora le relazioni sono state altrettanto problematiche e conflittuali come lo sono adesso. Ma tali rapporti non sono qui per renderci felici e appagati. Se voi continuate a perseguire il fine della salvezza attraverso una relazione, continuerete a restarne delusi. Ma se accettate che la relazione sia qui per rendervi consapevoli anziché felici, allora il rapporto vi offrirà davvero salvezza, e voi potrete allinearvi alla consapevolezza superiore che vuole nascere in questo mondo.</em></p></div>
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		<title>DUE MAESTRI, UN’UNICA VIA (fine)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alma]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Sep 2019 10:12:09 +0000</pubDate>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Dall&#8217;ambito ristretto dei rapporti interpersonali (a due, familiari, sociali) trattati nelle ultime pagine ci possiamo spostare progressivamente verso un ambito sempre più vasto, che potenzialmente può raggiungere l&#8217;umanità intera. Questo è un punto che è sempre stato caro ad Assagioli, che infatti nel suo disegno dell&#8217;ovoide include anche l&#8217;inconscio collettivo e il contatto con la coscienza universale, che può avvenire proprio attraverso il Sé.<br />Assagioli diede sempre uno spazio prioritario alla formazione di una coscienza collettiva, alla collaborazione e alla solidarietà non solo tra i singoli ma anche tra le nazioni, al pacifismo, alla costruzione di quei Retti rapporti umani che possono esistere solo se inizierà a formarsi, in ognuno di noi, una forte coscienza fondata sulla capacità di coltivare una Volontà buona, una Volontà saggia, una Volontà transpersonale. Così ce ne parla:<br /><em>&#8220;Per attuare Retti Rapporti dobbiamo mettere in pratica varie qualità: senso di responsabilità, comprensione, compassione, amore ed innocuità, tutti anelli della stessa catena dei Retti Rapporti che devono essere creati anzitutto nei nostri cuori.</em><br /><em>È questo il problema basilare: lo stabilire questo giusto atteggiamento entro noi stessi, atteggiamento che determinerà Retti Rapporti, abbattendo barriere e rendendo possibile la loro manifestazione fra noi e gli altri. Noi facciamo quotidianamente esperimenti nell’arte dei Retti Rapporti anche se spesso in modo inconsapevole. Ogni giorno, mediante tutti i necessari atti di collaborazione e i nostri vari contatti col prossimo, noi facciamo esperimenti pratici e ricaviamo esperienza dai vari aspetti, gradi e tipi di rapporti. Inoltre, andiamo continuamente sviluppando tutto ciò nei livelli interni, mediante il nostro pensare e sentire. Attraverso le varie epoche vi sono stati molti esponenti dei Retti Rapporti Umani. Molti pensatori li hanno insegnati in un modo o in un altro; tutti coloro che si sono prodigati per la libertà umana, per la giusta e libera associazione fra gli uomini, hanno aiutato ad indicare la giusta direzione alle correnti contrastanti ed a meglio orientare i confusi rapporti che tanto spesso sono apparsi nei vari stadi della nostra civiltà e della nostra cultura.</em><br /><em>È bello pensare che noi tutti costituiamo una sola ‘famiglia umana’ e sebbene questo riconoscimento sia stato ostacolato dall’individualismo e dall’autoaffermazione (che d’altronde hanno costituito uno stadio necessario) siamo ora ad un punto in cui il delicato equilibrio tra l’individualità e la socialità può cominciare ad essere attuato. La Legge dei Retti Rapporti Umani riguarda l’intelligente partecipazione alla vita sociale; ciò è diverso dal conformismo irriflessivo e dall’‘istinto gregario’. È quali individui autocoscienti che dobbiamo tentare di inserire appropriatamente le nostre piccole personalità nel mosaico della vita dell’Umanità Unita.&#8221;</em></p>
<p>Mi piace pensare che ci sia un ponte ideale ed umano proprio su questo punto conclusivo (e decisivo), tra Assagioli e Tolle. Credo che entrambi appartengano a quel piccolo gruppo, sempre più in espansione, di &#8220;pensatori che si sono prodigati per la giusta e libera associazione umana&#8221;. Insegnanti che hanno dato e danno il loro prezioso contributo per orientare l&#8217;umanità avviluppata nella confusione e debilitata dalle spinte egoistiche individuali, combattendo contro i messaggi martellanti del pensiero unico, che spinge verso &#8220;il conformismo irriflessivo e l&#8217;istinto gregario&#8221;.<br />Sono molto grata a questi due Maestri per il <em>modo</em> in cui ci indicano una via, così intriso di umanità, di profondità e di intelligenza.<br />Ho scelto di lasciare le parole di Assagioli come conclusione di questa tesi, proprio perché sintetizzano il fine ultimo di questo percorso: uscire un po&#8217; più da noi stessi, attraverso la maturazione, il cambiamento e la crescita, per scoprire il legame sacro che abbiamo con il mondo e con il creato. Questo senso di comunione non può che essere l&#8217;esito di una ricerca e di un cammino, ma deve anche essere un richiamo, un appello costante nella vita di tutti i giorni. Sentirsi parte di un Tutto vuol dire anche sentirsi meno soli, meno isolati, e più fiduciosi verso le infinite possibilità dell&#8217;animo umano di percepire la luminosità della Vita.</p></div>
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