CRISI DA RISVEGLIO SPIRITUALE 3. Capitano a tutti: anche artisti e… scienziati
Ma saranno solo le persone comuni ad incontrare tante difficoltà sulla via del risveglio spirituale (come abbiamo visto fino ad ora)? Oppure anche le menti eccelse, gli spiriti più grandi devono passare attraverso degli stadi di purificazione? Vediamo.
“Come gli occhi indeboliti e annebbiati provano sofferenza quando la luce intensa li colpisce, così l’anima, a causa della sua impurità, soffre straordinariamente quando la Luce Divina splende realmente su di lei. E quando i raggi di questa pura Luce splende sull’anima per espellerne le impurità, essa percepisce se stessa così impura e miserabile che le sembra come se Dio si fosse schierato contro di lei ed essa stessa contro Dio”. afferma il mistico San Giovanni della Croce. E prosegue Assagioli:
È opportuno notare che crisi meno intense e drastiche, ma sotto molti aspetti simili a quelle che si producono prima e dopo il ‘risveglio’, avvengono in due principali tipi di persone creative, gli artisti e gli scienziati. Gli artisti si lamentano spesso di periodi di aridità, abbattimento, incapacità di lavorare. In tali periodi si sentono depressi e agitati, possono essere affetti da molti dei disturbi psichici sopra indicati e ricorrono a vani tentativi per sfuggire a quella penosa condizione, fino all’uso dell’alcool o di droghe. Ma quando hanno toccato il fondo dello scoraggiamento o della disperazione, può prorompere un improvviso afflusso di ispirazione che dà inizio a un periodo di rinnovata ed intensa attività creativa.
Le frustrazioni che tormentano lo scienziato a vari stadi di ricerca e la funzione che hanno “nell’inviare l’energia verso l’interno a più ricche sorgenti di ispirazione” sono state abilmente descritte da Progoff.
La cura appropriata per questo tipo di crisi consiste nel fare comprendere al sofferente la loro vera natura e nell’indicargli l’unico modo efficace per superarle. Si deve spiegargli con chiarezza che lo stato di elevazione da lui sperimentato non avrebbe potuto, per la sua stessa natura, durare per sempre e che la reazione era inevitabile; è come se egli avesse compiuto un volo sulla assolata vetta della montagna, e avesse ammirato la bellezza del panorama visto dall’alto; ma che poi fosse stato ricondotto al punto di partenza, con l’amara constatazione che il ripido sentiero che conduce alla vetta deve essere percorso passo a passo. Il riconoscere che quella discesa o ‘caduta’ è un evento naturale arreca un grande sollievo al soggetto e lo incoraggia a intraprendere l’arduo compito che lo attende sulla via dell’autorealizzazione.
Da Lo sviluppo transpersonale, Roberto Assagioli, Astrolabio
