Raccontare l’orto: melanzana

LA MELANZANA
La parola francese aubergine sembra possa esser ricondotta al sanscrito vatingana; che è diventato badingan in persiano, badnjan in arabo, alberengena in spagnolo. Il frutto fu certamente coltivato in epoche molto lontane in India. Potrebbe esser derivato dal Solanum insanum o dal Solanum incanum, entrambi nativi di quelle regioni. La pianta non era nota agli antichi Greci e Romani, ma sembra sia giunta a noi attraverso il mondo arabo, il Nordafrica e la penisola iberica. Oggi è una verdura per eccellenza dell’area mediterranea, dove prospera magnificamente. Come tutte le solanacee è legata ad una tradizione leggermente sinistra. Gran parte dei membri di questa famiglia mortale delle Solanacee sono parzialmente velenosi: il frutto immaturo della melanzana contiene tracce di un veleno chiamato solanina (e così le foglie e i gambi). E come anche gli altri membri di questa famiglia, ad eccezione della patata, le melanzane sono legate a qualche caratteristica fastosa – quasi di decadenza tropicale. Un piatto turco di melanzane viene chiamato Imam Bayeldi, che significa “L’Imam trapassato”. L’Imam in questione fu cosi sopraffatto dal sapore glorioso di questo piano servitogli dalle concubine, che trapassò immantinente. Gerard mette in guardia: “Indubbiamente questi Pomi hanno qualità nocive, per cui l’uso va evitato”. Consiglio che tutti noi ci affretteremo ad ignorare.
LA COLTIVAZIONE
Seminate i semi in vasetti di torba in una serra non riscaldata e piantate in un terreno argilloso lavorato in profondità, arricchito di letame, dopo che è scomparso ogni pericolo di gelate. Innaffiate generosamente e proteggete le piantine sotto campana fino all’arrivo dei primi caldi.
GLI USI
La sua origine tropicale la rende magnifica in Sicilia e Calabria, dove viene cucinata in moltissimi piatti squisiti. Tra questi, anche il celebre “melanzane alla parmigiana” che, nonostante il nome, è specialità schiettamente meridionale.
